Terapia a Seduta Singola e l’integrazione dell’Emotion Focused Therapy

Terapia a Seduta Singola e l’integrazione dell’Emotion Focused Therapy

Terapia a Seduta Singola e l’integrazione dell’Emotion Focused Therapy

La Terapia a Seduta Singola (TSS) come abbiamo già affrontato in altri articoli (clicca qui), è una pratica terapeutica che consente di integrare al suo interno altri approcci terapeutici e con l’articolo di oggi illustreremo come tale opportunità possa essere estesa anche all’approccio a lungo termine Emotion Focused Therapy (EFT).  

Sebbene non ci siano molte ricerche al riguardo, la psicologa Kristin M. Matthews (2018) nell’articolo “The Integration of Emotion-Focused Therapy Within Single-Session Therapy”, offre uno studio in cui dimostra come l’EFT possieda degli elementi utili per lo svolgimento della singola sessione. Lo studio fornisce, inoltre, delle indicazioni pratiche sull’utilizzo del modello in terapia e su come alcuni elementi possano portare, ad esempio, allo sviluppo di una forte alleanza terapeutica.

 

 

Su quali presupposti si basa l’integrazione del metodo della Terapia a Seduta Singola con gli altri approcci terapeutici?

La maggior parte della letteratura suggerisce che la TSS è un metodo terapeutico che consente l’integrazione di diversi modelli terapeutici, utili a rispondere alle diverse richieste dei clienti in una singola sessione (Paul & van Ommeren, 2013; Slive & Bobele, 2011). I modelli terapeutici integrati con la TSS su cui si trovano più studi in letteratura sono gli approcci terapeutici brevi come la Terapia Centrata Sulla Soluzione (TBCS) (clicca qui), la Terapia Cognitivo Comportamentale (TCC) e la Terapia Strategica Familiare (TSF) (Iveson, George & Ratner, 2014; Ollendick & Davis, 2013; O’Neill, 2012). I modelli appena citati prevedono al loro interno la presenza di alcuni elementi comuni alla TSS che ne facilitano l’integrazione (Slive & Bobele, 2012).

 

 

Quali sono questi elementi?

Gli elementi comuni secondo Slive & Bobele (2012) sono:

  • la definizione di un obiettivo di lavoro specifico
  • un focus sui punti di forza del cliente e sulle soluzioni dei problemi
  • la convinzione che il cambiamento avvenga sempre
  • il presupposto che i clienti non richiedono molte sessioni perché si verifichino i cambiamenti

 

 

Cosa accade quando si vuole integrare la Terapia a Seduta Singola con alcuni modelli ti terapia a lungo termine?  

Dal momento che la TSS si verifica in una singola sessione, può essere difficile, se non impossibile, garantire che ogni elemento di quel modello di terapia, sia esso a breve o a lungo termine, venga integrato nella sessione. Pertanto i diversi modelli subiscono delle ristrutturazioni rispetto ai loro processi di cambiamento (McGuinty et al., 2016).

 

 

Cosa prevedono le ristrutturazioni?

Le ristrutturazioni prevedono l’eliminazione di alcuni elementi terapeutici, conservandone altri più utili alla singola sessione. Ad esempio negli interventi di TBCS e di TCC sono previsti come elementi fondamentali per il cambiamento, la prescrizione di compiti a casa e i successivi check-in di avanzamento (Trepper et al., 2013). Quando questi due modelli vengono integrati con la TSS, i consulenti non hanno più la possibilità di utilizzarli per verificare i progressi del cliente, pertanto dovranno adattarsi ai principi della TSS, utilizzando altre tecniche più adatte ad ottenere un rapido cambiamento (McGuinty et al., 2016).  

 

 

A quali considerazioni porta tutto ciò?

In linea con questo pensiero, i sostenitori della TSS suggeriscono che il cambiamento terapeutico sia attribuito a diversi fattori comuni (Slive & Bobele, 2012). Questi fattori includono: una forte alleanza terapeutica, le risorse interne ed esterne dei clienti e una struttura terapeutica indipendente dal modello terapeutico utilizzato (Duncan et al., 2010).

Duncan et al. (2010) hanno anche affermato che il successo della terapia non è dovuto alle caratteristiche uniche di un modello terapeutico, piuttosto agli aspetti comuni che consentono ai fattori di arrivare a un esito positivo. Di conseguenza, i consulenti che praticano la TSS dovrebbero utilizzare gli approcci terapeutici che si adattano meglio ai clienti e alla loro idea di cambiamento (Duncan et al., 2010).

 

 

Ci sono altri elementi che risultano fondamentali per ottenere un rapido cambiamento terapeutico?

Le ricerche sui processi di elaborazione emotiva come la consapevolezza, l’espressione, la regolazione e la trasformazione delle emozioni sono utili al cambiamento del cliente (Auszra et al., 2013; Dalgleish et al., 2015). Alcune ricerche, ad esempio, hanno dimostrato come l’elaborazione emotiva porti alla riduzione dei sintomi della depressione (Auszra et al., 2013; Kramer et al., 2015).

Infine Kramer et al. (2015) attraverso il loro studio hanno dimostrato come l’integrazione dei processi emotivi nella TSS favorisca lo sviluppo di una forte alleanza terapeutica. A partire da tali dati i l’Emotion Focused Therapy (EFT) potrebbe rappresentare un altro valido modello da integrare alla TSS.

 

 

Che cos’è l’Emotion Focused Therapy?

L’Emotion Focused Therapy (EFT) è un modello di terapia che enfatizza l’importanza delle emozioni e dell’elaborazione emotiva per cambiare i modelli di interazioni disfunzionali con gli altri (McGuinty et al., 2016). L’EFT utilizza una struttura integrativa fondata sulla teoria dell’attaccamento, sulla teoria dei sistemi familiari e sulla terapia esperienziale (Wiebe & Johnson, 2016) che prevede l’espressione delle emozioni in un ambiente sicuro e caratterizzato da una forte alleanza terapeutica (Greenberg, 2014).

 

 

Come funziona l’Emotion Focused Therapy?

L’ EFT prevede lo svolgimento di un lavoro in nove fasi che includono tre momenti di elaborazione emotiva (McGuinty et al., 2016):

  • nella prima fase i clienti lavorano per identificare gli schemi disfunzionali che incidono sui loro attaccamenti relazionali, accedendo alle loro emozioni e stabilendo una forte alleanza di lavoro con il consulente;
  • nella seconda fase il consulente aiuta i clienti ad esprimere i bisogni, i desideri e le emozioni connesse;
  • nella terza fase i clienti sviluppano nuove soluzioni per risolvere le relazioni problematiche e stabilire nuovi modelli di interazione emotivi (McGuinty et al., 2016).

 

 

Come si può integrare la TSS con l’EFT?

Di seguito sono elencati gli elementi dell’EFT che ne permetterebbero un’efficace integrazione con la TSS:

  • l’EFT come nella TSS è prevista la co-costruzione della definizione del problema, l’esplorazione delle credenze sul problema per sviluppare piccoli obiettivi di lavoro e l’attenzione al cambiamento (Campbell, 2012; McGuinty et al., 2016).

 

  • L’EFT considera la relazione terapeutica come un fattore predittivo dell’elaborazione emotiva e per la regolamentazione degli affetti (Greenberg, 2014).

 

  • Nella fase iniziale dell’EFT i consulenti raccolgono la storia delle relazioni di attaccamento per valutare il trauma (Goldman, Watson & Greenberg, 2011). A causa dei vincoli temporali della TSS, potrebbe non essere possibile raccogliere una storia completa delle relazioni passate, ma un breve racconto legato al problema presentato (Campbell, 2012). Durante questo passaggio, i consulenti potrebbero incoraggiare i clienti ad accedere alle loro emozioni, usando la riflessione empatica o la stimolazione delle risposte evocative (Goldman et al., 2011).

 

  • In alcuni casi i consulenti di TSS possono operare con clienti che non sono in grado di identificare emozioni specifiche. La tecnica di potenziamento ed espansione dell’EFT può aiutare il cliente a identificare e accettare quelle emozioni (Taylor & Lewis, 2018). Questa tecnica incoraggia la persona a provare i sentimenti spiacevoli, esplorando le reazioni fisiologiche e cognitive che emergono (Taylor & Lewis, 2018). Durante la sua applicazione è importante che il consulente si occupi delle espressioni non verbali del cliente, come il tono della voce e il linguaggio del corpo (Goldman, 2017).

 

  • L’enactment è un’altra tecnica EFT che potrebbe essere adatta alla TSS (Muntigl, Chubak & Angus, 2017). La tecnica prevede l’utilizzo di due sedie, il consulente invita il cliente a sedersi su una sedia e a immaginare il proprio sé critico seduto sull’altra sedia vuota (Taylor & Lewis, 2018). In quel determinato momento il consulente faciliterà la discussione tra il cliente e il sé critico, incoraggiando il cliente a rispondere a se stesso con empatia e comprensione. Successivamente il cliente, cambiando posto risponderà a se stesso come all’altro significativo. La tecnica della sedia vuota viene utilizzata, ad esempio, quando il cliente vive delle persistenti emozioni negative verso una persona significativa con cui non può esprimersi (Taylor & Lewis, 2018).

 

Conclusioni

La Terapia a Seduta Singola (TSS) come sostenuto da molti studiosi è una pratica terapeutica che consente di integrare al suo interno altri approcci terapeutici. Mentre l’applicazione della TSS con alcuni modelli di terapia breve è stata ampiamente studiata, nell’articolo di oggi invece si è voluto approfondire il suo utilizzo con il modello Emotion Focused Therapy (EFT), rispetto al quale sono stati presi in esame alcuni elementi chiave comuni alla TSS come: la co-costruzione del problema, l’esplorazione delle convinzioni sul problema al fine di sviluppare piccoli obiettivi di lavoro e il focus sulla modifica del problema (Campbell, 2012; McGuinty et al., 2016). Inoltre, sono state messe in evidenza alcune tecniche dell’EFT che ben si adattano allo svolgimento di una singola consulenza come: la riflessione empatica, la risposta evocativa, il potenziamento e l’espansione e l’enactment.

 

Se vuoi saperne di più sulla Terapia a Seduta Singola e approfondire il metodo, puoi leggere il nostro link (clicca qui) “Terapia a Seduta Singola. Principi e pratiche” o partecipare a uno dei nostri workshop (clicca qui).

 

Angelica Giannetti
Psicologa, Psicoterapeuta
Team dell’Italian Center
for Single Session Therapy

 

 

Bibliografia

Auszra, L., Greenberg, L. S., & Herrmann, I. (2013). Client emotional productivity: Optimal client in-session emotional processing in experiential therapy. Psychotherapy Research, 23(6), 732–746.

Campbell, A. (2012). Single-session approaches to therapy: Time to review. Australian & New Zealand Journal of Family Therapy, 33(1), 15–26.

Dalgleish, T. L., Johnson, S. M., Burgess Moser, M., Lafontaine, M.-F., Wiebe, S. A., & Tasca, G. A. (2015). Predicting change in marital satisfaction throughout emotionally focused couple therapy. Journal of Marital and Family Therapy, 41(3), 276–291.

Duncan, B., Miller, S., Wampold, B., & Hubble, M. (Eds.). (2010). The heart and soul of change: Delivering what works in therapy. Washington, DC: American Psychological Association.

Goldman, R. N. (2017). Case formulation in emotion-focused therapy. Person-centered and experiential psychotherapies, 16(2), 88–105.

Goldman, R. N., & Greenberg, L. S. (2015). Historical, epistemological, and philosophical underpinnings of case formulation in emotion-focused therapy. In Case formulation in emotion-focused therapy: Co-creating clinical maps for change (pp. 43–57). Washington, DC: American Psychological Association.

Goldman, R. N., Watson, J. C., & Greenberg, L. S. (2011). Contrasting two clients inemotion-focused therapy for depression 2: The case of “Eloise,” “It’s like opening the windows and letting the fresh air come in.” Pragmatic Case Studies in Psychotherapy,7(2), 305–338.

Iveson, C., George, E., & Ratner, H. (2014). Love is all around: A single session solution focused therapy. In M. F. Hoyt & M. Talmon (Eds.), Capturing the moment: Single session therapy and walk-in services (pp. 325–348). Bethel, CT: Crown House. Emotion-Focused Therapy Within Single Sessions 27.

Johnson, S. M., & Wittenborn, A. K. (2012). New research findings on emotionally focused therapy: Introduction to special section. Journal of Marital & Family Therapy, 38(S1), 18–22.

Kramer, U., Pascual-Leone, A., Despland, J., & de Roten, Y. (2015). One minute of grief: Emotional processing in short-term dynamic psychotherapy for adjustment disorder. Journal of Consulting and Clinical Psychology, 83(1), 187–198

McGuinty, E., Nelson, J., Carlson, A., Crowther, E., Bednar, D., & Foroughe, M. (2016). Redefining outcome measurement: A model for brief psychotherapy. Clinical Psychology & Psychotherapy, 23(3), 260–271. 

Ollendick, T. H., & Davis, T. I. (2013). One-session treatment for specific phobias: A review of Öst’s single-session exposure with children and adolescents. Cognitive Behaviour Therapy, 42(4), 275–283.

O’Neill, I. (2017). What’s in a name? Clients’ experiences of single-session therapy. Journal of Family Therapy, 39(1), 63–79.

Paul, K. E., & van Ommeren, M. (2013). A primer on single-session therapy and its potential application in humanitarian situations. Intervention, 11(1), 8–23. 

Slive, A., & Bobele, M. (2011). When one hour is all you have: Effective therapy for walk-in clients. Pheonix, AZ: Zeig, Tucker, & Theisen.

Slive, A., & Bobele, M. (2012). Walk-in counselling services: Making the most of one hour. Australian & New Zealand Journal of Family Therapy, 33(1), 27–38.

Taylor, J. Z., & Lewis, C. L. (2018). Counseling adults with food allergies after an anaphylactic reaction: An application of emotion-focused therapy. Journal of Mental Health Counseling, 40(1), 14–25. 

Trepper, T., McCollum, E., De Jong, P., Korman, H., Ginerich, W., & Franklin, C. (2013). Solution focused therapy treatment manual for working with individuals (2nd version).

Wiebe, S. A., & Johnson, S. M. (2016). A review of the research in emotionally focused therapy for couples. Family Process, 55(3), 390–407.

Angelica Giannetti

I commenti sono chiusi