
“La tecnologia dovrebbe migliorare la tua vita, non diventare la tua vita! “
Harvey B. Mackay
L’ obiettivo dell’articolo di oggi è quello di approfondire l’applicazione della Terapia a Seduta Singola nel contesto del sostegno alla genitorialità, attraverso la riflessione su una delle sfide più attuali e complesse con cui i genitori contemporanei si confrontano quotidianamente vale a dire la gestione della tecnologia e dei suoi effetti sulla vita familiare.
A parlarne sarà la dottoressa Rosita Del Medico, psicologa e psicoterapeuta specializzata in Terapia Breve Sistemico Strategica, che offre servizi psicologici sia in ambito privato che in collaborazione con diverse strutture. Inoltre si occupa di formazione e crescita personale mediante corsi di orientamento professionale per la professione dello psicologo.
Essere genitori nell’era digitale infatti significa confrontarsi con situazioni per le quali spesso non esistono modelli educativi consolidati. Smartphone, social network, videogiochi, chat e piattaforme digitali hanno modificato le modalità attraverso cui bambini e adolescenti comunicano, ma anche il modo in cui le famiglie definiscono confini, regole, autonomia e controllo.
Per molti genitori questo cambiamento rappresenta una fonte di disorientamento.
“Quanto controllare?” “Quando intervenire?” “Quali regole stabilire?” “È opportuno controllare il telefono?” “Come distinguere un comportamento fisiologico da un possibile segnale di rischio?”
Queste sono le domande che possono arrivare anche nello studio del terapeuta e che, in alcuni casi, costituiscono il motivo principale della richiesta di aiuto.
Quando il digitale modifica i confini della famiglia
La diffusione delle tecnologie digitali ha reso meno netta la distinzione tra ciò che appartiene allo spazio familiare e ciò che avviene al di fuori di esso. Le relazioni dei figli continuano anche quando rientrano a casa. Le esperienze scolastiche possono proseguire nelle chat. I conflitti tra pari possono diventare immediatamente accessibili ai genitori oppure sfuggire completamente alla loro osservazione. Anche concetti tradizionalmente centrali nella vita familiare, come vicinanza, distanza, privacy e condivisione, assumono nuove configurazioni.
Il genitore può trovarsi così di fronte a un paradosso: è più vicino alla vita del figlio, ma contemporaneamente può sentirsi più escluso da essa. La possibilità di accedere a una quantità enorme di informazioni non coincide infatti con la possibilità di conoscere realmente ciò che il figlio sta vivendo. È in questo spazio di incertezza che può svilupparsi un crescente bisogno di controllo.
Qual è, in questa circostanza, il compito del terapeuta?
In tali situazioni, il lavoro terapeutico ha come obiettivo quello di aiutare i genitori a comprendere come stanno affrontando il problema e quali effetti stanno producendo i loro tentativi di soluzione.
Un primo passaggio può consistere nel distinguere controllo e accompagnamento. Le regole e la supervisione possono essere necessarie e, in alcune situazioni, anche gli strumenti di parental control; la questione terapeutica riguarda però il modo in cui vengono utilizzati all’interno della relazione. La stessa regola può infatti favorire la responsabilizzazione del figlio oppure diventare il punto di partenza di un’escalation conflittuale.
Diventa quindi importante spostare l’attenzione dalla sola gestione dello smartphone alla dinamica relazionale che si attiva intorno al suo utilizzo. Il terapeuta può esplorare come vengono stabilite le regole, come reagisce il figlio, come risponde il genitore e quali tentativi siano già stati messi in atto, osservandone gli effetti.
Informazione e comunicazione: il ruolo del terapeuta
In questo lavoro, informazione e comunicazione rappresentano due risorse importanti. Non è necessario che il genitore conosca ogni piattaforma utilizzata dal figlio, ma che possa avvicinarsi al suo mondo digitale con sufficiente familiarità e mantenere aperto uno spazio di confronto.
Il compito del terapeuta non è quindi soltanto aiutare il genitore a definire che cosa è opportuno vietare o consentire, ma comprendere come le modalità con cui vengono poste le regole e affrontate le trasgressioni contribuiscano a mantenere o modificare la situazione. In questa prospettiva, la gestione del mondo digitale diventa il contesto nel quale si manifesta una difficoltà relazionale, più che il problema da risolvere in sé.
Intervenire in un solo incontro: dalla gestione del comportamento alla modifica della relazione
La Terapia a Seduta Singola può risultare particolarmente indicata quando il genitore porta una difficoltà concreta e circoscritta, rispetto alla quale è possibile individuare una direzione di cambiamento. Il compito del terapeuta non è necessariamente ricostruire l’intera storia familiare, ma aiutare il genitore a mettere a fuoco che cosa sta accadendo, che cosa è stato già tentato e quale elemento può essere modificato.
L’esplorazione delle tentate soluzioni consente di comprendere la logica che mantiene il problema e di individuare un cambiamento concretamente sperimentabile. In questa prospettiva, l’intervento può accompagnare il genitore a spostarsi dalla ricerca di modalità sempre più efficaci per controllare il comportamento del figlio alla possibilità di modificare il proprio modo di stare nella relazione.
La domanda può diventare quindi:
“Che cosa posso fare di diverso io, nella relazione con mio figlio, anche se non posso controllare completamente ciò che farà online?”
La direzione dell’intervento dipenderà dalla specifica configurazione del problema e dalle tentate soluzioni che lo mantengono.
Un incontro per rimettere in movimento il sistema
La sfida per il terapeuta è quindi quella di spostare il focus dalla gestione del comportamento alla modifica della relazione. La TSS può offrire uno spazio per aiutare il genitore a rileggere la situazione da una prospettiva diversa, individuando dove il sistema si è bloccato e quale cambiamento può contribuire a rimetterlo in movimento.
Dietro richieste apparentemente centrate sulla tecnologia del tipo “Non so più come gestire mio figlio”, “Ogni volta che parliamo del telefono finiamo per litigare”, “Non so se controllarlo o lasciargli più libertà”, può infatti emergere una difficoltà più ampia nel processo di regolazione della relazione.
È proprio a partire da questa configurazione specifica, e dalle risorse già presenti nel sistema, che può prendere forma il lavoro terapeutico, anche quando è racchiuso in un solo incontro.
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Rosita Del Medico
Psicologa, Specializzata in
Terapie Brevi Sistemico-Strategiche
presso l’Istituto ICNOS