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“Terapia a Seduta Singola. Un’introduzione a principi e pratiche“

Come ottenere il massimo da ogni singolo incontro

Approfondiamo insieme alcuni aspetti

Testimonianze

Leggi nella sezione del Workshop TSS tutte le testimonianze lasciate da chi si è formato con noi.

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Ho iniziato già dal giorno seguente a mettere in pratica alcuni dei punti focali della TSS nel corso di sedute “tradizionali” già avviate da tempo e devo dire che ho percepito un miglioramento della mia esperienza soggettiva per quanto riguarda: -la focalizzazione dell’obiettivo del paziente all’interno della specifica sessione -la restituzione più puntuale degli aspetti di risorsa e impegno nel lavoro terapeutico (cosa che, mi sono accorta, accresce il senso di alleanza…) -e, più di tutto, un risultato migliore, in termini di efficacia, di un feedback sistematico nel corso della seduta!!! Tutto questo per dire che sono veramente molto soddisfatta dell’acquisizione di questo nuovo assetto metodologico e che sono molto felice di continuare a condividere con voi nuovi sviluppi della TSS ed esperienze personali !

Monica Leva - Psicologa, psicoterapeuta sistemico-relazionale

Ultimi aggiornamenti sulla Terapia a Seduta Singola

Perchè diventare un terapeuta a Seduta Singola?

Così come già detto nel precedente articolo (clicca qui) l’Italian for Single Session therapy nasce principalmente con lo scopo di formare gli psicologi e gli psicoterapeuti nel metodo della Terapia a Seduta Singola e più in generale con l’intento di fornire degli strumenti d’intervento innovativi e vicini alle richieste delle persone.

Obiettivo dell’articolo di oggi sarà, infatti, quello di illustrare le nuove tendenze mondiali in termini di bisogni, costi e interventi nel campo della salute mentale e le sfide professionali che lo psicologo dovrà affrontare, infine rispondere alla puntuale domanda che molti psicologi in questi anni ci hanno posto durante i workshop, ovvero “Perché diventare un terapeuta a Seduta Singola?”

 

Prima di rispondere a questa domanda vediamo quali cambiamenti sono previsti nell’ambito della salute mentale nei prossimi dieci anni?

In un recente articolo (clicca qui) pubblicato da Il sole 24 ore, si evidenzia come nonostante da quarant’anni grazie alla legge Basaglia l’intervento nell’ambito della salute mentale abbia cercato di intraprendere nuove strade, ancora oggi spostare l’asse dalla cura delle patologie mentali alla loro prevenzione risulta ancora difficile.

 

Quali sono i fattori che determinano questo scenario?

Ciò sembra essere il risultato di molteplici fattori, tra cui la lenta trasformazione culturale rispetto al concetto di salute mentale ancora oggi vissuta come uno stigma e il conseguente scarso investimento sulle azioni di promozione del benessere che tale pregiudizio crea.

Il problema ovviamente non riguarda solo il contesto italiano, ma investe tutto il panorama mondiale al punto che la tematica dopo essere stata evidenziata nel Rapporto Ocse sulla salute del 2018, sarà al centro dell’attenzione del World Economic Forum dell’Annual Meeting 2019 che si terrà a Davos.

 

Vediamo i dati emersi nel dettaglio!

Secondo gli ultimi dati degli esperti della Lancet Commission, i disordini mentali sono in forte crescita a livello globale al punto che in assenza di una risposta concreta al problema, costeranno all’economia fino a 16 trilioni di dollari tra il 2010 e il 2030 (clicca qui).

La tabella seguente fornisce una breve sintesi dei dati sulla salute mentale e sui disturbi da uso di sostanze riferite al 2016 (Ritchie H., Roser M., 2018):

 

Disturbo

Quota di popolazione globale con disordine (2016)

[differenza tra paesi]

Numero di persone con il disturbo (2016)Quota di maschi: donne con disordine (2016)
Qualsiasi disturbo mentale o di uso di sostanze15,5%

[13-22%]

1,1 miliardi16% maschi

15% di femmine

Depressione4%

[2-6%]

268 milioni3% di maschi

4,5% di femmine

Disturbi d’ansia4%

[2,5-6,5%]

275 milioni

3% di maschi

4,7% di femmine

Disordine bipolare0,6%

[0,4-1,5%]

40 milioni

0,55% di maschi

0,65% di femmine

Problemi alimentari

(anoressia clinica e bulimia)

0,14%

[0,05-0,55%]

10,5 milioni

0,07% di maschi

0,2% di femmine

Schizofrenia0,3%

[0,2-0,45%]

21 milioni

0,29% di maschi

0,28% di femmine

Disturbo da alcol1,4%

[0,5-5%]

100 milioni

1,9% maschi

0,8% di femmine

Disturbo dell’uso di droghe (escluso l’alcol)0,9%

[0,4-3,3%]

62 milioni

1,1% maschi

0,5% di femmine

 

Che tipo di costi si prevedono per il contrasto dello sviluppo delle patologie mentali?

I costi previsti saranno prevalentemente di tipo sanitario diretto (es. medicine, terapie), oltre ai costi indiretti (es. perdita di produttività, giorni di lavoro persi per malattia, spesa in welfare sociale, educazione). Su questi, inoltre, incideranno l’aumento dell’aspettativa di vita delle persone che vivono nelle società avanzate, così come il miglioramento delle condizioni infantili nei Paesi in via di sviluppo.

 

Quali sono quindi le azioni in programma a Davos per intervenire sulla salute mentale?

Uno degli obiettivi principali del World Economic Forum che si svolgerà a Davos sarà quello di portare all’attenzione internazionale un programma che punterà a influenzare i settori pubblici, privati e della società civile sull’importanza, ancor prima che della cura, della prevenzione. In seconda battuta verrà sottolineata la necessità di utilizzare competenze specifiche per la migliore comprensione e gestione della salute mentale.

 

A questo punto veniamo alla nostra domanda “perché diventare terapeuti a Seduta Singola?”

Da quanto emerso la prevenzione diventerà uno degli obiettivi principali per intervenire sulla salute mentale, sia come strumento per evitare la cronicizzazione delle patologie, sia come misura per ridurre i costi derivanti dalle cure sanitarie dirette.

In questo panorama, la presenza di professionalità dotate di competenze specifiche in grado di fornire risposte in tempi brevi e a un numero elevato di persone, rappresenterà la sfida più grande dei professionisti della salute mentale, in particolare degli psicologi.  

Formarsi nel metodo della Terapia a Seduta Singola, rappresenterà quindi una valida opportunità per lavorare sulla prevenzione, ancor prima che sulla cura delle patologie e dare l’opportunità alle persone di accedere a un servizio in grado di massimizzare l’intervento in termini di tempo e di costi.  

Ricordiamo che la Terapia a Seduta Singola è un metodo d’intervento che si propone di ottenere il massimo da ogni incontro terapeutico. Inoltre può essere integrato con qualunque approccio e nella pratica di qualunque professionista della salute e del benessere psico-fisico, riducendo i tempi di intervento e le liste di attesa, attraverso un aiuto concreto e immediato.

 

Conclusioni

Concludendo diventare un terapeuta a Seduta Singola significherà per il professionista dotarsi di un metodo capace di spostare l’asse del proprio intervento dalla cura alla promozione del benessere, attraverso la valorizzazione delle risorse delle persone.

Dall’altro lato, per le persone la presenza di figure professionali capaci di rispondere ai loro bisogni in maniera mirata e in tempi brevi rappresenterà, invece, la possibilità di accedere a servizi specialistici senza dover necessariamente aspettare lunghi tempi di attesa e affrontare costi elevati.

In merito a ciò ricordiamo quanto diceva il filosofo Seneca nel suo De Brevitate Vitae rispetto all’importanza del tempo, affermando che “il maggior ostacolo al vivere è l’attesa, che dipende dal domani ma spreca l’oggi”.

 

Se vuoi saperne di più sulla Terapia a Seduta Singola e approfondire il metodo, puoi leggere il nostro link (clicca qui) “Terapia a seduta singola. Principi e pratiche” o partecipare a uno dei nostri workshop (clicca qui).

 

Angelica Giannetti
Psicologa, Psicoterapeuta
Team dell’Italian Center
for Single Session Therapy

 

 

Bibliografia

Cannistrà, F. Piccirilli, F. Terapia a seduta singola. Principi e pratiche. Giunti editore, 2018.

Di Cristofaro C., La malattia mentale costerà 16 trilioni di dollari entro il 2030, gennaio 2019, https://www.infodata.ilsole24ore.com

Ritchie H., Roser M., Mental Health, aprile, 2018, https://ourworldindata.org

L’Italian Center for Single Session Therapy presenta i workshop 2019

L’Italian Center for Single Session Therapy quest’anno ha deciso di accogliere il 2019 con la realizzazione di un nuovo Workshop sulla Terapia a Seduta Singola che si terrà proprio in questo week end (11 – 12 gennaio) a Roma (clicca qui).

Sono trascorsi tre anni ormai dalla prima edizione del workshop in TSS, dove la Terapia a Seduta Singola è arrivata nel panorama della psicologia italiana come un’assoluta novità e da quel momento ne sono stati realizzati ben cinque, in due delle più importanti città d’Italia, Roma e Milano. Ciò che ha reso tali eventi ancora più rilevanti è stata indubbiamente la partecipazione di uno degli esponenti più importanti della TSS, esistenti al mondo nonché pioniere, ricercatore e formatore di tale innovativo metodo d’intervento, M. F. Hoyt.

Possiamo, inoltre, affermare di aver riscontrato un significativo interesse da parte degli psicologi e degli psicoterapeuti che hanno partecipato agli eventi formativi, pertanto l’Italian Center for Sigle session Therapy ha deciso di proseguire con la sua opera di diffusione della TSS, ampliandone gli orizzonti.

 Qual è, dunque, per questo nuovo anno l’obiettivo del team dell’Italian Center fo Single Session Therapy?

Per chi si imbatte ora in questo portale probabilmente starà scoprendo che la Terapia a Seduta Singola (Talmon, 1990; Hoyt & Talmon, 2014; Cannistrà & Piccirilli, 2018) è un metodo d’intervento che si è sviluppato negli ultimi trent’anni in diversi paesi del mondo (es. Stati Uniti, Australia), dove viene regolarmente praticato nei centri di mental health.

Contemporaneamente a ciò avrà anche scoperto anche che la TSS è giunta in Italia grazie al lavoro di diffusione e formazione realizzato dal team dell’Italian Center for Single Session Thrapy.

Pertanto obiettivo principale del gruppo di lavoro in questo anno sarà quello di implementare il lavoro di ricerca e di formazione del modello di Terapia a Seduta Singola sviluppato all’interno dell’Italian Center for Single Session Therapy e presentato nel libro Terapia a Seduta Singola. Principi e Pratiche (Cannistrà & Piccirilli, 2018), rivolgendoci a tutti gli psicologi e agli psicoterapeuti, desiderosi di introdurre nella propria pratica professionale un metodo innovativo, in grado di rendere il proprio intervento efficace in tempi brevi.

Cosa offrono i workshop?

Prima di entrare nel merito di ciò che potrai ottenere attraverso il workshop, ti ricordiamo che le ricerche condotte negli ultimi trent’anni (Hoyt & Talmon, 2014; Bloom, 2001; Talmon, 2012, 1990; Kaffman, 1990; Slive & Bobele, 2011) hanno dimostrato che il 70 – 80% delle persone che scelgono una Terapia a seduta Singola è soddisfatta e ritiene di aver risolto il proprio problema; inoltre, i miglioramenti riportati sono duraturi nel tempo e non differiscono da quelli ottenuti mediante percorsi di più lunga durata.

I workshop dunque, a partire da questi dati, sono ideati e realizzati per formare professionisti in grado di rispondere alle esigenze espresse delle persone, offrendo fin da subito al professionista tutti gli strumenti necessari per condurre una Terapia a Seduta Singola, a partire da una costante sperimentazione pratica che permette di acquisire:

  • la metodologia e il mindset alla base delle terapie e consulenze a seduta singola;
  • la capacità di massimizzare l’efficacia di ogni singolo intervento, riducendo la durata delle terapie;
  • le modalità per integrare la TSS nella pratica professionale privata o esercitata in strutture pubbliche, utilizzandola ad esempio come alternativa al diffuso colloquio gratuito o in specifici campi di applicazione (singoli, coppie, famiglie) o specifiche problematiche (fobie, problematiche nelle relazioni, ecc.)

Cosa aspetti, quindi, a scaricare l’ebook gratuito (clicca qui) per farti un’idea più chiara di come funziona la Terapia a Seduta Singola?

Nell’e-book potrai trovare i principi generali della TSS, i suoi risultati e alcune indicazioni pratiche su come iniziare a condurre una Terapia a Seduta singola.

 

 

Angelica Giannetti
Psicologa, Psicoterapeuta
Team dell’Italian Center
for Single Session Therapy

 

Se vuoi saperne di più sulla Terapia a Seduta Singola e approfondire il metodo, puoi leggere il nostro link (clicca qui) “Terapia a seduta singola. Principi e pratiche”o partecipare a uno dei nostri workshop (clicca qui).

 

Uno dei primi contributi alle linee guida della terapia a Seduta singola

In un precedente articolo abbiamo parlato delle 11 Linee Guida pratiche per iniziare a fare Terapia a Seduta Singola, originariamente presentate dal gruppo di Rosenbaum, Hoyt e Talmon (1992).

 

Ma queste 11 linee guida da cosa si sono sviluppate?

Rosenbaum, Hoyt e Talmon e successivamente altri autori partiti dal loro metodo di Terapia a Seduta Singola, ripresero e svilupparono, infatti, le linee guida proposte da Bloom nel 1981.

Bernard Bloom, nel 1981 si occupò di curare un capitolo intitolato Focused single session therapy: Initial development and evaluation, del libro Forms of brief therapy di Simon Budman. In questa occasione, offrì per la prima volta una serie di linee guida da tenere in considerazione per praticare interventi di Terapia a Seduta Singola, che furono successivamente prese e sviluppate da Rosenbaum, Hoyt e Talmon (1990, 1992).

 

E’ importante però fare un chiarimento!

La TSS, come già detto in altri articoli, non ha un caposcuola. Sebbene Talmon venga giustamente riconosciuto come colui che per primo, si focalizzò sull’argomento e costituì un gruppo con cui studiare sistematicamente il fenomeno, non può essere considerato né il fondatore di un approccio, né un caposcuola, piuttosto, possiamo dire che Talmon e il suo gruppo hanno compiuto una serie di osservazioni e studi da cui altri autori sono partiti per massimizzare l’efficacia di ogni singola seduta.

 

Ma tornando a Bloom, vediamo quali sono queste linee guida che ha proposto, alcune tra l’altro ancora oggi in uso:

  • Identificare un problema focale
  • Non sottostimare le risorse del cliente
  • Essere prudentemente attivi
  • Esplorare, dopodiché presentare le interpretazioni cautamente
  • Incoraggiare l’espressione degli affetti
  • Utilizzare il colloquio per avviare un processo di problem solving
  • Monitorare il tempo
  • Non essere troppo ambiziosi
  • Ridurre al minimo questioni fattuali
  • Non concentrarsi eccessivamente sull’evento scatenante
  • Evitare derive
  • Non sovrastimare l’auto consapevolezza del cliente
  • Contribuire a mobilitare le risorse sociali
  • Educare quando alle persone sembrano mancare informazioni
  • Costruire un piano di follow up

 

Come accennato sopra, Talmon, Hoyt e Rosenbaum, ripresero e svilupparono queste linee guida, e partendo dai loro lavori, presso l’Italian Center for Single Session Therapy sono stati poi identificati i tre metodi principali di TSS, ciascuno con le proprie linee essenziali, che vengono riportate nell’articolo nominato all’inizio. I tre modelli sono:

  1. Il Metodo Californiano: parte dai primissimi studi di Talmon, Hoyt e Rosenbaum e dalla loro prima ricerca condotta al Kaiser Permanente, la struttura sanitaria presso cui tutti e tre lavoravano al tempo (Hoyt, 2009; Hoyt, 2000; Hoyt, 1994; Talmon, 1993; Hoyt, Rosenbaum & Talmon, 1992; Rosenbaum et al., 1990; Talmon, 1990).
  2. Il Metodo Canadese-Texano, rappresentato dal lavoro di Arnold Slive e Monte Bobele: il primo lanciò l’Eastside Family Center a Calgary (Canada), integrando le logiche della TSS in un servizio di walk-in, e il secondo realizzò un servizio simile presso la Our Lady of the Lake University di San Antonio (Texas), dopo un incontro con Slive. Da allora i due collaborano attivamente insieme, sviluppando un interessante metodo di Terapia a Seduta Singola (Bobele & Slive, 2014; Slive & Bobele, 2014, 2013, 2011; Bobele, Lopez, Scamardo & Solórzano, 2008; Slive, 2008; Slive, McElheran & Lawson, 2008).
  3. Il Metodo Australiano, rappresentato dai lavori condotti presso il Bouverie Center di Melbourne, il centro per famiglie diretto da Jeff Young: pur non avendo ancora scritto alcun libro, il Bouverie Center ha formato, fin dal 1994, svariate centinaia di terapeuti australiani e decine di strutture sanitarie sulle logiche della TSS. Ad esempio, nel 2004, il Department of Human Services dello Stato del Victoria commissionò al Bouverie Center la formazione di centinaia di terapeuti e manager afferenti alle strutture sanitarie della regione. Il metodo di questo centro viene spesso indicato come Single Session Work, poiché è stato capace di adattarsi a diverse figure professionali (psicologi, psicoterapeuti, psichiatri ma anche infermieri, assistenti sociali, dirigenti sanitari, ecc.). La bibliografia prodotta, in termini di articoli, è davvero vasta. Come riferimento si può vedere il numero monografico dell’Australian and New Zealand Journal of Family Therapy (Vol. 33, N. 1, 2012), interamente dedicato alla Terapia a Seduta Singola.

 

In questo articolo, come Italian Center for Single Session Therapy, riprendendo la storia, abbiamo riportato una serie di suggerimenti proposti da Bloom, presi in considerazione per sviluppare le successive linee guida per praticare la Terapia a Seduta Singola e riuscire a massimizzare l’effetto di ogni singolo e spesso unico incontro.

 

Veronica Torricelli
Psicologa, Psicoterapeuta
Team dell’Italian Center
for Single Session Therapy

 

 

Se vuoi saperne di più sulla Terapia a Seduta Singola e approfondire il metodo, puoi leggere il nostro link (clicca qui) “Terapia a seduta singola. Principi e pratiche”o partecipare a uno dei nostri workshop (clicca qui).