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“Terapia a Seduta Singola. Un’introduzione a principi e pratiche“

Come ottenere il massimo da ogni singolo incontro

Approfondiamo insieme alcuni aspetti

Testimonianze

Leggi nella sezione del Workshop TSS tutte le testimonianze lasciate da chi si è formato con noi.

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Ho iniziato già dal giorno seguente a mettere in pratica alcuni dei punti focali della TSS nel corso di sedute “tradizionali” già avviate da tempo e devo dire che ho percepito un miglioramento della mia esperienza soggettiva per quanto riguarda: -la focalizzazione dell’obiettivo del paziente all’interno della specifica sessione -la restituzione più puntuale degli aspetti di risorsa e impegno nel lavoro terapeutico (cosa che, mi sono accorta, accresce il senso di alleanza…) -e, più di tutto, un risultato migliore, in termini di efficacia, di un feedback sistematico nel corso della seduta!!! Tutto questo per dire che sono veramente molto soddisfatta dell’acquisizione di questo nuovo assetto metodologico e che sono molto felice di continuare a condividere con voi nuovi sviluppi della TSS ed esperienze personali !

Monica Leva - Psicologa, psicoterapeuta sistemico-relazionale

Ultimi aggiornamenti sulla Terapia a Seduta Singola

Un modello di Terapia a Seduta Singola per l’emergenza psichiatrica

Spesso nei workshop sulla TSS ci viene posta questa domanda “Ma la Terapia a Seduta Singola si può utilizzare per il trattamento di disturbi psicopatologici gravi?”

Con l’articolo di oggi proveremo a dare una risposta a questa domanda, presentando il modello di Terapia a Seduta Singola per l’emergenza psichiatrica applicata nel Psichiatric Denver Health Medical Center, in particolare nel Psychiatric Emergency Services del Department of Behavioral Health a Denver in Colorado.

 

Come viene riconosciuta la crisi e identificato il fattore scatenante nel Servizio di Emergenza Psichiatrica di Denver?

Il modello utilizza il concetto di crisi come quadro per la valutazione e il trattamento delle emergenze psichiatriche, partendo dal presupposto che una crisi si verifica quando le abituali capacità di coping di una persona non sono adeguate ad affrontare gli eventi stressanti della vita. La crisi pertanto può presentarsi in diverse circostanze:

  • può essere accelerata da una malattia medica o da conflitti interpersonali;
  • l’ansia, la depressione, il senso di sentirsi sopraffatti o l’ideazione suicidaria possono presentarsi anche in pazienti con una storia di trattamento psichiatrico breve e un alto livello di funzionamento;
  • può presentarsi in pazienti che manifestano abilità primitive di coping e con somatizzazioni;
  • può riferirsi al peggioramento di sintomi in pazienti con malattia psichiatrica cronica (ad es. aumento dell’ideazione suicidaria in pazienti con disturbo borderline di personalità).

 

Come funziona la Terapia a Seduta Singola in tale contesto d’intervento?

La terapia a sessione singola sfrutta il modello di crisi per aiutare i pazienti e gli operatori a comprendere le origini della visita in ED (Emergency Department) e iniziare a risolvere attivamente la crisi. Questo intervento può essere erogato da medici di emergenza o da consulenti di salute comportamentale, inclusi assistenti sociali o infermieri. I pazienti con maggiori probabilità di trarre beneficio da questa terapia sono quelli che hanno subito minori eventi stressanti nell’arco della vita e che hanno funzionamento migliore e una maggiore intuizione psicologica.

 

Quali obiettivi e azioni di intervento persegue?

Gli obiettivi di questo intervento comprendono il miglioramento dell’ansia e dei sintomi depressivi, l’inizio del trattamento e l’identificazione dei pazienti che potrebbero aver bisogno di essere indirizzati a un trattamento psichiatrico più intensivo. Questi passaggi e i loro benefici terapeutici sono riassunti nei punti di seguito elencati:

  1.  Riconoscere la crisi e identificare i fattori scatenanti

I pazienti che si presentano all’ED riportano una serie di sintomi psichiatrici tra cui ansia, depressione, affaticamento o scarso sonno. Dopo aver escluso un’eziologia somatica dei sintomi psichiatrici, il clinico deve chiarire l’insorgenza dei sintomi. Una volta accolto il paziente viene scritta insieme a lui una cronologia dei fattori di stress che hanno indotto la crisi. Questa tecnica risulta molto valida in quanto permette ai pazienti di essere spronati a ricordare e ricostruire una storia utile. La cronologia, inoltre, è facile da interpretare sia per i medici che per i pazienti che nell’atto di scrivere insieme, costruiscono un rapporto terapeutico che a sua volta farà parte del processo di guarigione.

  1. Differenziare la risposta del paziente

Le risposte emotive e comportamentali del paziente nello stato di crisi sono considerate una guida per il trattamento.

  • La risposta emotiva è spesso facilmente descritta dal paziente: stressato, sopraffatto, ansioso o solo. Il clinico può convalidare lo stato emotivo considerandolo come una risposta agli evidenti fattori di stress descritti nella timeline.
  • Le risposte comportamentali sono caratterizzate da immobilità, evitamento o adattamento. I pazienti immobili ed evitanti hanno bisogno di aiuto per identificare il fattore scatenante della crisi e le possibili soluzioni, inoltre non essendo in grado di mostrare abilità più adattive possono richiedere l’assistenza specialistica in psichiatria.
  1. Formulare la valutazione insieme al paziente

Una volta scritta la cronologia dei fattori scatenanti la crisi e gli stili di risposta del paziente, il clinico formula la valutazione della crisi ad alta voce con il paziente, ponendosi le seguenti domande: Quali sono i fattori scatenanti? Come fanno sentire il paziente? Di cosa ha bisogno il paziente per affrontare la crisi? Quali scelte sono disponibili?

La conversazione risulta essere sia diagnostica che terapeutica. Il paziente può provare sollievo dalla spiegazione di un esperto sul motivo del suo malessere. Il clinico convalida la gravità degli stressors del paziente, offrendo allo stesso tempo ottimismo e risoluzione attiva dei problemi.

  1. Identificare gli obiettivi comportamentali e offrire supporto concreto

Il clinico aiuta il paziente a generare una lista di cose da fare per risolvere la crisi. Gli obiettivi dovrebbero essere specifici, realistici e realizzabili nel futuro prossimo. I pazienti con obiettivi più ambiziosi (ad esempio, sentirsi meglio) dovrebbero identificare i passaggi intermedi che sono specifici e realizzabili.

Il pensiero focalizzato sulle soluzioni può essere introdotto chiedendo: “Se le cose andassero bene nella tua vita, come sarebbero le cose tra quattro settimane?” Questa conversazione invita il paziente ad anticipare i potenziali ostacoli alla risoluzione della crisi e ad iniziare anche a prevedere la dimissione dall’ED.

  1. Coinvolgere i supporti sociali

I pazienti in crisi spesso dichiarano di non avere nessuno che li aiuti quando, invece, sono disponibili amici o familiari di supporto. Per aiutare il paziente a individuare delle persone vicine al lui che possano aiutarlo a risolvere la crisi, viene utilizzato un diagramma hub-and-spoke. Nel diagramma il paziente è al centro di una ruota e le persone sono collocate attorno ai raggi della stessa. Le persone di supporto sono collegate all’hub con una linea continua e i contatti di minore supporto sono collegati con una linea tratteggiata.

 

Di seguito l’esempio di un trattamento svolto nel Psychiatric Emergency Services di Denver.

Una giovane donna di 18 anni viene portata all’ED in seguito alla chiamata della madre ai servizi di emergenza dopo che la ragazza le aveva detto telefonicamente di voler morire. Sua madre viveva in un altro paese. All’arrivo al servizio la ragazza era in lacrime ed era “molto stressata”. Dalla visita medica iniziale (verifica dei segni vitali, screening tossicologico delle urine e test di gravidanza) non erano presenti elementi degni di nota. La ragazza però aveva riferito di aver avuto pensieri suicidari per circa una settimana a causa di voti insufficienti al college, conflitti familiari e obblighi finanziari. Aveva perso diversi appuntamenti con il suo terapeuta e il medico recentemente non le aveva prescritto la sertralina (Zoloft) che aveva esaurito. Inoltre si rifiutava di fornire il numero di telefono di sua madre.

La ragazza aveva descritto una storia di abusi in giovane età. Aveva avuto un precedente ricovero ospedaliero psichiatrico per un tentativo di suicidio all’età di 15 anni. Altri episodi di autolesionismo erano iniziati all’età di 10 anni. A sua nonna era stata diagnosticata la schizofrenia e aveva solo un minimo contatto con il padre.

Preoccupato per i molteplici fattori di rischio di suicidio, lo psichiatra dell’emergenza ha iniziato una psicoterapia di un’unica seduta, durante la quale insieme alla paziente ha scritto una sequenza temporale di eventi stressanti precedenti al ricovero. Dieci mesi prima, aveva dovuto lasciare il suo appartamento a causa di conflitti con i coinquilini. All’inizio del college, si era preoccupata per le tasse scolastiche e aveva trovato due posti di lavoro. Nonostante diversi tentativi di riprogrammare gli appuntamenti di terapia, l’ufficio del terapeuta non aveva risposto alle sue chiamate. La paziente aveva anche rivelato che c’era un patrigno solidale che viveva nelle vicinanze. La mattina della sua visita in ED, aveva ricevuto un altro promemoria sul suo conto delle tasse scolastiche e prima del ricovero ne stava parlando con una coinquilina con la quale non riuscire a trovare una soluzione, pertanto aveva chiamato sua madre.

Lo psichiatra e la paziente durante la seduta hanno condiviso ciò che era stato stressante per lei. La ragazza ha cambiato umore e ha identificato alcuni obiettivi immediati da perseguire:

  • trovare un nuovo terapeuta;
  • parlare con la sua scuola di una borsa di studio;
  • identificare un tutor;
  • passare più tempo a fare ciò che le piaceva.

La ragazza a quel punto ha accettato di far chiamare sua madre per farsi aiutare a completare questi compiti. La madre a sua volta aveva già parlato con la scuola per un aiuto con le lezioni e aveva iniziato a cercare nuovi supporti ambulatoriali.

Per completare la pianificazione della dimissione, un’infermiera ha preso un appuntamento per la paziente in un ambulatorio e la famiglia è stata informata delle risorse locali per le emergenze. Contemporaneamente la paziente ha completato un piano di sicurezza scritto e gli è stata offerta una chiamata di follow-up.

Nel giro di un’ora, lo psichiatra aveva valutato che il rischio acuto di questa paziente era significativamente mitigato attraverso la pianificazione della sicurezza, la mobilitazione dei supporti sociali, la connessione al trattamento con gli ambulatori locali per giustificare la dimissione. Dopo sei mesi, la giovane donna ha avuto una remissione persistente dei pensieri suicidari senza recidiva di autolesionismo o di ricovero ospedaliero.

 

Conclusioni

Questo articolo e il caso di psicoterapia breve sopra descritto mettono in luce come la Terapia a Seduta Singola possa essere applicata in modo specifico in particolari contesti di emergenza, focalizzandosi sulla valutazione e la risoluzione attiva dei problemi. Inoltre si può riscontrare come tale metodo d’intervento ben si adatti a modelli d’intervento multisessione creati per le cure integrate. Specifiche psicoterapie a sessione singola sono state descritte, infatti, anche per altre condizioni psichiatriche tra cui insonnia, gioco d’azzardo, agitazione e ideazione suicidaria.

 Se vuoi saperne di più sulla Terapia a Seduta Singola e approfondire il metodo, puoi leggere il nostro link (clicca qui) “Terapia a Seduta Singola. Principi e pratiche” o partecipare a uno dei nostri workshop (clicca qui).

 

Angelica Giannetti
Psicologa, Psicoterapeuta
Team dell’Italian Center
for Single Session Therapy

 

Bibliografia

Bentley S.M., Pagalilauan G.L., Simpson S.A.. Major depression. Med Clin North Am, 2014;98(5):981–1005.

Cadwalader A., Orellano S., Tanguay C., et al. The effects of a single session of music therapy on the agitated behaviors of patients receiving hospice care. J Palliat Med, 2016;19(8):870–3.

Ellis J.G., Cushing T., Germain A.. Treating acute insomnia: a randomized controlled trial of a “single-shot” of cognitive behavioral therapy for insomnia. Sleep, 2015;38(6):971–8.

Simpson, S.A. A Single-session Crisis Intervention Therapy Model for Emergency. Clin Pract Cases Emerg Med, 2019 Feb; 3(1): 27–32.

Simpson S.A., Feinstein R.E.. Crisis intervention in integrated care. In: Feinstein RE, Connelly JV, Feinstein MS, editors. Integrating Behavioral Health and Primary Care, New York, NY: Oxford University Press; 2017. pp. 497–513.

Toneatto T.. Single-session interventions for problem gambling may be as effective as longer treatments: Results of a randomized control trial. Addict Behav, 2016;52:58–65.

Weiss J., Barrett M.L., Heslin K.C., et al. Agency for Healthcare Research and Quality. Trends in Emergency Department Visits Involving Mental and Substance Use Disorders, 2006–2013. 2016.

Ward-Ciesielski E.F., Jones C.B., Wielgus M.D., et al. Single-session dialectical behavior therapy skills training versus relaxation training for non-treatment-engaged suicidal adults: a randomized controlled trial. BMC Psychol, 2016;4:13.

Stanley B., Brown G.K-, Brenner L.A., et al. Comparison of the safety planning intervention with follow-up vs usual care of suicidal patients treated in the emergency department. JAMA Psychiatry, 2018;75(9):894–900.

Norris D, Clark MS. Evaluation and treatment of the suicidal patient. Am Fam Physician, 2012;85(6):602–5.

Doran GT. There’s a S.M.A.R.T. way to write managements’s goals and objectives. Manage Rev, 1981;70 (11):35–6.

 

 

TSS per fare il punto della situazione! L’esperienza di una Terapia a Seduta Singola in un percorso familiare a lungo termine

In quanti modi la Terapia a Seduta Singola può trovare la sua efficacia?

Quanti di voi si saranno posti questa domanda nel momento in cui si sono trovati nella condizione di introdurla nella propria pratica professionale, pensando ad esempio di sperimentarla con percorsi già avviati.

Nell’articolo di oggi vi illustreremo proprio come l’utilizzo della TSS possa essere estesa non solo a diversi ambiti d’intervento (es. famiglie, coppie, emergenza), ma possa svolgere anche diverse funzioni, senza perdere il suo valore e efficacia.  

 

Ma cosa si intende per diverso utilizzo e funzione?

Come abbiamo più volte detto la TSS oltre a poter essere utilizzata come intervento unico in sé, può essere applicata anche in percorsi terapeutici orizzontali (Cannistrà & Pciccirilli, 2018) che prevedono la realizzazione di molteplici incontri singoli e/o intermittenti attraverso i quali ottenere obiettivi specifici, correlati ad esempio a un obiettivo generale.

 

Qual è quindi la specificità che tratteremo oggi?

Obiettivo dell’articolo, quindi, è quello di scoprire come la TSS possa essere utilizzata anche come momento di “messa a punto” di un percorso di terapia a lungo termine, rifacendoci all’esperienza di una terapia a seduta singola familiare svolta presso il Bouverie Centre di Melbourne dalla dottoressa Karen Story, un’assistente sociale e psicoterapeuta specializzata nel lavoro con i minori, gli adolescenti e le famiglie nonché membro dell’Acquired Brain Iniury (ABI) dello stesso centro.

 

Andiamo nel dettaglio!

Il percorso descritto dalla dottoressa riguarda una famiglia conosciuta negli anni dal Bouverie Centre per il trattamento di diverse problematiche a cui è stata proposta durante il percorso la Terapia a Seduta Singola. L’utilizzo della TSS ha incoraggiato la resilienza e la capacità di adattamento del nucleo necessari per gestire le difficoltà sorte in seguito al danno cerebrale permanente subito da uno dei genitori.

 

Perché la dottoressa Story ha scelto di presentare la TSS a una famiglia con così tante necessità?

La scelta è stata fatta per soddisfare le esigenze evolutive dei diversi membri del nucleo che erano stati seguiti da molti anni. In tal modo si è garantito loro uno spazio che seppur “intermittente”, ha continuato ad avere un senso in quanto rappresentativo di un modello di prestazione di un servizio, progettato per essere sensibile alle esigenze di sviluppo della famiglia e delle naturali crisi personali e familiari che essa attraversa.

 

Quali sono stati gli esiti raggiunti dal punto di vista della famiglia?

La famiglia al centro dello studio ha riferito nel follow up di ritenere che il lungo approccio a seduta singola sia molto utile per affrontare i momenti di emergenza in modo tempestivo, impedendo la formazione e lo sviluppo di problemi ancora più seri.

 

Lo studio del caso invece su cosa si è concentrato?

Tre sono stati i quesiti che la dottoressa Story si è posta per lo studio del caso:

  • il problema persistente richiede necessariamente interventi terapeutici a lungo termine (e continui)?
  • le famiglie che hanno tali difficoltà hanno effettivamente bisogno o vogliono una terapia (continua) a lungo termine?
  • può la terapia momento per momento, con ogni sessione discreta e completa in sé, essere significativa e utile per famiglie e individui con condizioni apparentemente irrisolvibili come dell’Acquired Brain Iniury (ABI)?

 

Quali son stati invece gli interventi chiave per ogni sessione singola?

Una volta spiegato il tipo di intervento alla famiglia e terminati i passaggi preliminari per l’avvio della sessione di lavoro, l’intervento a seduta singola viene incentrato su queste tre domande:

  1. qual è il problema principale da affrontare oggi?
  2. qual è il secondo più grande problema?
  3. la domanda di contesto: ci sono altre difficoltà che stai affrontando ora? un’altra versione della domanda è quella “la bacchetta magica”: se la terapia avesse successo, cosa faresti tu e la tua famiglia in modo diverso?

 Alla fine della sessione, invece, si chiederà a ciascun membro della famiglia “qual è l’unica cosa o la cosa principale che porterai via dalla sessione di oggi?”

 

Conclusioni

L’esempio di oggi ci ha potuto mostrare come l’utilizzo della Terapia a Seduta Singola possa assumere diverse finzioni, adattandosi alle reali esigenze delle persone. Partire da queste ultime di queste ultime risulta infatti l’obiettivo fondamentale per condurre un intervento realmente utile e efficace.

 

Se vuoi saperne di più sulla Terapia a Seduta Singola e approfondire il metodo, puoi leggere il nostro link (clicca qui) “Terapia a Seduta Singola. Principi e pratiche” o partecipare a uno dei nostri workshop (clicca qui).

 

 

 

Angelica Giannetti
Psicologa, Psicoterapeuta
Team dell’Italian Center
for Single Session Therapy

 

 

Bibliografia

Cannistrà, F. Piccirilli, F. Terapia a seduta singola. Principi e pratiche. Giunti editore, 2018.

Hoyt, M.F., Bobele, M., Slive, A., Young, J., Talmon, M. (2018). Single – Session Therapy by Walk -In or Appointment: Administrative, Clinical, and Supervisory Aspects of One – at- a – Time Services. New York: Routledge.

Tre modelli terapeutici utilizzati in un programma di Terapia a Seduta Singola/Walk-in: l’esperienza del South Calgary Health Centre (SCHC)

È possibile utilizzare diversi modelli terapeutici all’interno di un servizio di Terapia a Seduta Singola/ Walk-in?

Per rispondere a questa domanda non possiamo far altro che fare riferimento all’esperienza del più importante centro sanitario di comunità presente in Canada nella città di Calgary, il South Calgary Health Centre (SCHC).

 

Come mai proprio questo centro?

Il South Calgary Health Centre rappresenta un esempio di come la TSS può essere integrata con determinati modelli di terapia quali la Cognitive-Behavioral Therapy (CBT), la Solution-Focused Brief Therapy (SFBT) e la Narrative Therapy (NT).  

 

Come funziona il South Calgary Health Centre?

Il centro è la più grande struttura sanitaria di tutta la provincia di Alberta e offre molteplici servizi per la salute mentale (Child and Adolescenti Addictions and Mental Health Program, Geriatric Mental Health, Adult Mental Health, Urgent Care Department) tra cui il programma di Single Session Walk-In.  

 

Qual è la peculiarità del servizio del Single Session Walk-in del centro?

Tale spazio d’intervento oltre a fornire una rapida risposta alle persone che ne fanno richiesta, permette a queste ultime di ricevere aiuto in attesa di ulteriore assistenza o di valutare eventuali rischi psicopatologici che potrebbero necessitare di cure mediche immediate.

La sua peculiarità però è legata al fatto che i terapeuti presenti nell’SSWI possono appartenere indistintamente a uno degli altri servizi del centro ed essere formati secondo differenti approcci terapeutici.

 

Qual è la visione alla base del servizio di Single Session Walk-In dell’SCHC?

Ogni modello può essere indistintamente applicato con la persona che si rivolge al centro, purché alla base del suo utilizzo ci sia da parte del terapeuta l’idea che il cambiamento sia possibile anche in una singola sessione e che l’impegno del cliente sia più importante del modello di terapia utilizzato. Se i diversi approcci sono basati sull’evidenza possono essere facilmente integrati nella sessione iniziale. Ciò che li deve accomunare è l’insieme delle domande e delle idee che sono alla base della struttura della sessione singola (Slive & Bobele, 2011) e che sono:

  • Cosa vuole il cliente dalla sessione?
  • Come farà il cliente a sapere che la sessione è stata utile?
  • Perché il cliente si presenta oggi, a differenza del giorno, del mese o dell’anno precedente?
  • Cosa potrebbe fare la differenza più piccola?
  • Qual è la motivazione del cliente al cambiamento?
  • Quali sono i punti di forza e le risorse del cliente?
  • Quale soluzione ha già tentato il cliente?

 

Come sono utilizzati i modelli di terapia nel servizio di SSWI del centro?

 

La Cognitive-Behavioral Therapy (CBT)

La terapia cognitivo comportamentale non è un modello tipicamente associato alla TSS, tuttavia è riuscita a trovare all’interno del programma SSWI del South Calgary Health Centre un importante ruolo (Dobson, 2001).

Il terapeuta per decidere se l’intervento cognitivo comportamentale sarà una buona misura da adottare nella singola sessione, potrà seguire le seguenti domande:

  • Il cliente usa un linguaggio cognitivo specifico per descrivere il suo problema?
  • Il cliente concettualizza il suo problema in termini cognitivi comportamentali?
  • Quanta conoscenza ha il cliente del suo problema?
  • L’obiettivo della sessione per questo cliente potrebbe essere affrontato attraverso un intervento cognitivo comportamentale?

Insieme a queste domande, dovrà inoltre ascoltare le cognizioni distorte del cliente, le convinzioni disadattive, i modelli comportamentali e gli schemi disfunzionali che possono essere alla base delle preoccupazioni presentate. L’aspetto più impegnativo della sessione consisterà nel trovare la giusta corrispondenza tra gli interventi, l’obiettivo del cliente e la sua disponibilità a impegnarsi nell’intervento suggerito.

 

La Solution-Focused Brief Therapy (SFBT)

La Solution-Focused Brief Therapy è il modello di terapia che meglio si presta al lavoro con la TSS in quanto si focalizza sul presente e sul futuro desiderato della persona.

L’intervento SFBT generalmente inizia con una rappresentazione personalizzata di come sarà la vita del cliente senza il problema. Una volta chiarito il futuro preferito, si potranno pianificare i più piccoli passi da attuare per andare verso il cambiamento desiderato.

Il terapeuta che intende condurre una singola sessione centrata sulla soluzione dovrà mettersi in una posizione di ascolto attento e porre le domande per aiutare la persona a individuare le eccezioni al problema che la porteranno ad avvicinarsi sempre di più al futuro desiderato. Per ottenere ciò possono essere utilizzati diversi strumenti, il più famoso ad esempio è la Miracle Question, sviluppata da De Shazer (1988), adatta proprio ad aiutare la persona a immaginarsi già nel suo futuro preferito.

 

La Narrative Therapy (NT)

Alla base della Narrative Therapy c’è l’assunto che le narrazioni modellano l’identità della persona e diventano la storia dominante. A partire da questo assunto la terapia narrativa cerca nella singola seduta di aiutare le persone a identificare i propri valori e le proprie abilità, creando le conoscenze per rinforzare la loro vita. Quando, infatti, le persone sono in grado di affrontare efficacemente i problemi, possono prendere le distanze dalla storia saturata dal problema e adottare modi di essere più efficaci, contrastando così i discorsi dominanti che modellano la loro vita in modo distruttivo.

 

Conclusioni

L’esperienza del South Calgary Health Centre (SCHC) mette dunque in evidenza come le credenze del terapeuta sulla possibilità che un’unica seduta sia utile per ottenere un cambiamento e l’integrazione nella pratica della TSS di approcci basati sull’evidenza risulti una formula vincente per offrire servizi SSWI efficaci.

 

 Se vuoi saperne di più sulla Terapia a Seduta Singola e approfondire il metodo, puoi leggere il nostro link (clicca qui) “Terapia a Seduta Singola. Principi e pratiche” o partecipare a uno dei nostri workshop (clicca qui).

 

 

Angelica Giannetti
Psicologa, Psicoterapeuta
Team dell’Italian Center
for Single Session Therapy

 

 

Bibliografia

de Shazer, S. (1988). Clues: Investigating solutions in brief therapy. New York: Norton.

Dobson, KS. (2001). Handbook of cognitive – behavioral therapies (2nd ed.). New York: Guilford Press.

Hoyt, M.F., Bobele, M., Slive, A., Young, J., Talmon, M. (2018). Single – Session Therapy by Walk -In or Appointment: Administrative, Clinical, and Supervisory Aspects of One – at- a – Time Services. New York: Routledge.

Slive, A., & Bobele, M. (2011). When One Hour is All You Have: Effective Therapy for Walk-in Clients. Phoenix, AZ: Zeig, Tucker & Theisen.