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“Terapia a Seduta Singola. Un’introduzione a principi e pratiche“

Come ottenere il massimo da ogni singolo incontro

Approfondiamo insieme alcuni aspetti

Testimonianze

Leggi nella sezione del Workshop TSS tutte le testimonianze lasciate da chi si è formato con noi.

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Ho iniziato già dal giorno seguente a mettere in pratica alcuni dei punti focali della TSS nel corso di sedute “tradizionali” già avviate da tempo e devo dire che ho percepito un miglioramento della mia esperienza soggettiva per quanto riguarda: -la focalizzazione dell’obiettivo del paziente all’interno della specifica sessione -la restituzione più puntuale degli aspetti di risorsa e impegno nel lavoro terapeutico (cosa che, mi sono accorta, accresce il senso di alleanza…) -e, più di tutto, un risultato migliore, in termini di efficacia, di un feedback sistematico nel corso della seduta!!! Tutto questo per dire che sono veramente molto soddisfatta dell’acquisizione di questo nuovo assetto metodologico e che sono molto felice di continuare a condividere con voi nuovi sviluppi della TSS ed esperienze personali !

Monica Leva - Psicologa, psicoterapeuta sistemico-relazionale

Ultimi aggiornamenti sulla Terapia a Seduta Singola

Workshop Terapia a Seduta Singola

La Terapia a Seduta Singola (TSS): di che si tratta?

 

Lo sai che una sola seduta con lo psicologo può essere sufficiente?

Può sembrare un’affermazione azzardata, audace e fuori dalle righe, ma è la conclusione a cui sono arrivati i numerosi studi condotti: una sola seduta può essere sufficiente.
In che modo? Con la Terapia a Seduta Singola.

 

Che cos’è?

La TSS non è un approccio a se stante. Al contrario.
E’ un metodo, applicabile a qualsiasi orientamento; una cornice dentro la quale il terapeuta può muoversi con l’obiettivo di massimizzare l’efficacia di ogni singola seduta.

 

Non solo una…

So a cosa stai pensando. Com’è possibile che tu debba fare una sola seduta con tutti i pazienti?

Non è cosi. Infatti gli stessi Hoyt e Talmon (2014b) spiegano che è sbagliato pensare che fare TSS significhi fare sempre un solo incontro: la TSS è un metodo che rende più efficace ogni incontro, facendo in modo che possa essere sempre l’ultimo.

Negli anni ’80 Moshe Talmon si rese conto che –notando un fascicolo di pazienti- un gran numero di pazienti che si presentava per una sola seduta di psicoterapia per poi non tornare più. Penso che si trattasse di drop-out e decise di indagare, intervistandone 200: il 78% di essi gli rispose: “Perché quell’unico incontro mi è stato utile e sufficiente.”

Da questo risultato, ne conseguì che:

· 1 è il numero più frequente di sedute fatte in terapia
· tra il 40 e il 60% delle persone con cui viene usato il metodo di TSS, ritiene sufficiente una sola seduta
· fino all’80% di esse riferisce di aver risolto il proprio problema o di stare meglio grazie a quell’unica seduta

In pratica 1 persona su 2 ritiene sufficiente un singolo incontro. Molti studi hanno riscontrato questo risultato: nel 2008 (Weir, Wills & Co) hanno condotto uno studio su 100.000 pazienti, riscontrando che il 42% (oltre 40.000) trovarono un singolo incontro sufficiente per risolvere il loro problema.

Proprio per questo motivo è utile massimizzare l’efficace di ogni singola seduta in modo tale che la terapia duri il tempo necessario, né una seduta in più, né una in meno.

E perché no…anche una sola seduta.

La Terapia a Seduta Singola è un metodo che si adatta a qualsiasi forma di psicoterapia, all’interno della quale può essere integrata.

 

Come si applica?

La Terapia a Seduta Singola è utilizzata da psicologi, psicoterapeuti e psichiatri, tanto nella libera professione quanto nell’attività di strutture e organizzazioni, integrandosi con la tua pratica attuale.

Puoi formarti in Terapia a Seduta Singola con L’Italian Center for Single Session Therapy che mette a tua

disposizione durante l’anno dei workshop formativi sulla TSS e che contribuisce alla ricerca internazionale sulla TSS.

Abbiamo studiato la metodologia negli ultimi anni, andando a formarci direttamente in California (con Michael F. Hoyt) e Australia, e adesso stiamo formando psicologi e psicoterapeuti anche in Italia.

Grazie al workshop, potrai:

· apprendere la metodologia che ti consente di fare psicoterapie e consulenze a Seduta Singola
· massimizzare l’efficacia di ogni singolo incontro riduci la durata complessiva delle terapie
· rispondere alle attuali necessità delle persone di avere un aiuto calzato alle proprie esigenze.

 

La TSS è perfettamente integrabile con il tuo approccio.

A cosa può servirti?
1) ad avvicinare tutti coloro che non hanno bisogno di un intervento prolungato e a rispondere a chi cerca un aiuto immediato;
2) a migliorare l’efficacia di ogni singolo incontro, riducendo la durata complessiva delle terapie fatte di più sedute;
3) a usare una metodologia facilmente integrabile con altre forme di terapia, e che puoi utilizzare in un’ampia varietà di problemi e contesti, privati, pubblici, di emergenza o altro ancora.

Per quali problemi può essere utile la TSS?

· Anoressia nervosa (De Giacomo et al., 1989)
· Ansia (Denners e Reeves, 1997)
· Attacchi di panico (Nuthall e Towned, 2007)
· Depressione (Armento et al. 2012)
· Fobie specifiche (Hauner et al, 2012)
· Insonnia (Gulley et al., 2013)
· Problematiche familiari (Pekins e Scarlett, 2008)
e altre ancora.

…OPPURE PER:

· Per prendere una decisione
· Per un problema “al bisogno”
· Per gestire lo stress o una crisi improvvisa
· Per avere un confronto
· Per trovare la giusta motivazione che ti aiuti a proseguire da solo
· Migliorare un aspetto di te che non ti piace
…tante altre situazioni!

 

Il workshop è estremamente pratico.

Ti forniamo tutti i riferimenti teorici, le slide, la bibliografia e il materiale di approfondimento che potrai portarti a casa, ma principalmente farai molta pratica.

Subito dopo i 2 giorni sarai in grado di condurre autonomamente la Terapia a Seduta Singola nella tua attività.

Finito il workshop non ti abbandoniamo!

Se lo vorrai, verrai GRATUITAMENTE iscritto in un gruppo riservato a tutti i Terapeuti a Seduta Singola presenti in Italia.

L’idea è quella di una formazione interna che possa proseguire anche dopo la fine del workshop.

Per informazioni o per prenotare il tuo posto scrivi a info@terapiasedutasingola.it

La Terapia Breve Centrata sulla Soluzione a Seduta Singola per problemi di coppia

Con l’articolo di oggi scopriremo come applicare la Terapia a Seduta Singola nell’intervento con la coppia. In questo caso ci focalizzeremo sull’integrazione del metodo della TSS con un altro modello di terapia ugualmente orientato alla massimizzazione dei risultati dell’intervento, la Terapia Breve Centrata sulla Soluzione (TBCS) (de Shazer et al., 1986; Nunnally et al., 1985).

 

 

Come nel caso dell’intervento familiare ci sono dubbi sull’adeguatezza di tale metodo per l’intervento di coppia?

Il lavoro di coppia solleva gli stessi dubbi del lavoro familiare, che come abbiamo già condiviso nell’articolo precedente, in cui si è parlato delle Linee guida per la realizzazione di una TSS con le famiglie (clicca qui), spesso viene concepito come un’attività complessa che richiede da parte del terapeuta l’acquisizione di competenze tecniche specifiche e un lungo periodo di elaborazione da parte dei clienti per ottenere dei risultati.

 

 

Esistono, invece, dei metodi che permettono anche nel caso dell’intervento di coppia di ottenere dei risultati nel più breve tempo possibile, se non addirittura in un singolo incontro di terapia?

La risposta è sì!

Esistono alcuni modi di gestire le conversazioni terapeutiche che sono in grado di massimizzarne l’efficacia e per questo in grado di rendere l’intervento breve, tra questi spicca il modello di Terapia Breve Centrata Sulla Soluzione.

 

 

Vediamo da quali assunti è ispirato il modello di TBCS

Come sosteneva de Shazer (1989), la TBCS non ha delle basi teoriche, ma si basa su delle regole (“Se non è rotto, non aggiustarlo” – “Una volta che sai cosa funziona, fallo di più” – “Se non funziona, non farlo di nuovo. Fai qualcosa di diverso”) che costituiscono la base filosofica da cui è stato sviluppato il modello e che hanno portato i terapeuti che la praticano a condividere alcune ipotesi sui clienti e sulla terapia:  

  1. Tutti i clienti sono motivati ​​verso il raggiungimento di qualcosa: è compito del terapeuta scoprire verso cosa.
  2. È compito del terapeuta scoprire il modo migliore per collaborare con il cliente, considerato quest’ultimo nella sua unicità. L’idea di “resistenza” non è utile in quanto impedisce lo sviluppo della cooperazione tra il terapeuta e il cliente.
  3. Tentare di capire la causa di un problema non è un passo necessario o particolarmente utile per la sua risoluzione.
  4. Il successo del lavoro dipende dal sapere cosa vuole il cliente dalla terapia. Una volta stabilito questo, il compito del terapeuta è trovare il modo più veloce per arrivarci.
  5. Per quanto rigido possa sembrare il pattern del problema, ci sono sempre momenti in cui il cliente sta attuando delle soluzioni. L’approccio più economico alla terapia prevede l’aiuto del cliente a incrementare a fare “ciò che già funziona”.
  6. I problemi non rappresentano la patologia sottostante, essi sono solo le cose di cui il cliente vuole fare a meno. Nella maggior parte dei casi il cliente sarà il miglior giudice per stabilire quando il problema è risolto.
  7. A volte è necessario solo il più piccolo dei cambiamenti per raggiungere la soluzione del problema. Non è sempre necessario coinvolgere tutte le persone implicate nel problema (Ratner George & Iveson, 2012).

 

 

Vediamo ora il metodo per condurre una Terapia Centrata sulla Soluzione a Seduta Singola per i problemi di coppia

Il più semplice dei modi è quello di gestire il colloquio di coppia come se si trattasse di due gestioni separate dei partner, ma intrecciate tra loro se l’altro partner è presente (anche se la presenza del partner non è sempre necessaria per un risultato efficace) (Ratner George & Iveson, 2012). A partire da ciò vediamo gli 8 step da seguire per una TBCS a Seduta Singola:

  1. Il dialogo tra terapeuta e cliente non si dovrà focalizzare sui problemi e dovrà essere orientato alla costruzione delle relazioni
  2. Identificare il problema
  3. Utilizzare la “domanda del miracolo” o stimolare il cliente a visualizzare la “vita senza problemi”
  4. Cercare le eccezioni allo schema del problema
  5. Procedere con la scala del progresso verso la risoluzione del problema
  6. Identificare il passaggio successivo
  7. Fare i complimenti
  8. Terminare con un incarico o una direttiva, la cui forma è basata sul livello di motivazione del cliente (cliente, lamentatore o visitatore) (George, Iveson & Ratner, 2014).

 

Il terapeuta, durante la seduta, avrà il compito di alternare l’immagine del cambiamento tra i partner, al fine di far sfumare durante il processo il concetto di “causa-effetto” nella relazione tra i partner. Tale lavoro prevederà uno spostamento del focus dal problema, rappresentato dalla domanda “chi avvierà per primo il cambiamento nella relazione?”, alla soluzione, rappresentata dalla domanda “cosa farai di diverso?” rivolta a entrambi i membri della coppia.

 

Conclusioni

L’intervento di coppia basato sulla Terapia Centrata sulla Soluzione a Seduta Singola descritto in questo articolo, ci ha mostrato come non sempre sia necessario predisporre un lavoro complesso e articolato per ottenere un risultato, anche quando si lavora con i sistemi familiari o con la coppia. Ciò che rende efficace e rapido l’intervento, infatti, è proprio la presenza di una struttura semplice e chiara, i cui principi alla base prevedono la riduzione della complessità dell’intervento da parte del terapeuta e la valorizzazione e l’utilizzo delle risorse del paziente.    

 

Se vuoi saperne di più sulla Terapia a Seduta Singola e approfondire il metodo, puoi leggere il nostro link (clicca qui) “Terapia a Seduta Singola. Principi e pratiche” o partecipare a uno dei nostri workshop (clicca qui).

Angelica Giannetti
Psicologa, Psicoterapeuta
Team dell’Italian Center
for Single Session Therapy

 

 

Bibliografia

de Shazer, S., Berg, I. K., Lipchik, L., Nunnally, E., Molnar, A., Gingerich, W. et al. (1986). Brief therapy: focused solution development, Family Process, 25: 207–222.

de Shazer, S. (1989) Resistance revisited. Contemporary Family Therapy, 11: 227–233.

Nunnally, E., de Shazer, S., Lipchik, E. and Berg, I. K. (1985). A study of change: therapeutic theory in process. In E. Efron (Ed.), Journeys: Expansion of the Strategic-Systemic Therapies. New York: Brunner/ Mazel.

Ratner, H., George, E., Iveson, C. (2012). Solution Focused brief therapy:100 key points and tecchniques, London: Routledge.

Ratner, H., George, E., Iveson, C. (2012). Love is All Around: A Single Session Solution – Focused Therapy. In Hoyt, M.F., Talmon, M. (2014). Capturing the moment. Single Session Therapy and Walk-In Services, UK: Crown House Publishing Ltd.

Come condurre una TSS con la famiglia: le linee guida del Bouverie Centre

Una domanda frequente quando si parla di terapia a Terapia a Seduta Singola è se tale metodo possa essere applicato a tutti gli ambiti di intervento, uno tra questi è quello che riguarda il lavoro con le famiglie.

 

Sebbene il lavoro familiare sia riconosciuto come importante e prezioso, ancora oggi in molti casi viene considerato come un intervento complesso, che per essere svolto necessita di una preparazione specifica, un tempo lungo e molte risorse. Tali convinzioni spesso si trasformano in veri e propri ostacoli sia per i professionisti che per le persone che chiedono aiuto, rinunciando a offrire o a chiedere servizi adeguati alle esigenze delle famiglie.  

 

 

È possibile superare queste barriere?

Nell’articolo di oggi condivideremo le linee guida per la realizzazione di un intervento familiare a seduta singola definite dal Bouvery Centre in Australia, con l’intento di mostrare come sia possibile superare gli ostacoli sopra descritti e orientare i professionisti nell’impostazione di un intervento familiare di breve durata.

 

 

Che cos’è la Single Session Family Consultation (SSFC)?

La Single Session Family Consultation (SSFC) è un processo limitato e strutturato che prevede l’incontro con un cliente e la sua famiglia e si concentra sul raggiungimento di obiettivi realistici e negoziati. È stata sviluppata combinando la consulenza familiare con la terapia a sessione singola (Jewell et al., 2012; Talmon, 2012; Wynne, 1994).

 

 

Vediamo ora le linee guida per lo svolgimento di una Single Session Family Consultation?

Sebbene ogni SSFC sia considerata come completa in sé, è importante che l’incontro non si riduca solo al singolo contatto faccia a faccia con la famiglia, ma che siano compresi nel processo anche i contatti pre e post sessione. In questo senso l’incontro con la famiglia include i seguenti passaggi:

 

  1. Convocazione dei familiari
  2. Conduzione della sessione
  3. Processo di follow-up

 

 

  1. Convocazione dei familiari

In questa fase è fondamentale trattare tutti gli elementi preparatori del processo SSFC, come:

  • spiegare l’SSFC sia al cliente che ai familiari e prepararli per la sessione;
  • verificare chi parteciperà alla sessione, come si svolgerà e cosa verrà discusso.

Nel proporre una SSFC al cliente, è importante informarlo delle motivazioni del coinvolgimento dei familiari, esplorare i pro e i contro di un SSFC e dare un resoconto realistico di ciò che si verifica in genere in una sessione. Contemporaneamente è fondamentale preparare i membri della famiglia, avendo in primo luogo negoziato con il cliente quale membro della famiglia verrà contattato e come ciò dovrà avvenire per evitare che la chiamata per i familiari diventi improvvisa.

 

 

  1. Conduzione di una sessione di consultazione familiare per una singola sessione

Vi sono quattro fasi in una sessione SSFC:

  • Apertura: è fondamentale presentare il ruolo del terapeuta e accogliere tutti i membri separatamente, connettendosi con ognuno di loro; introdurre lo scopo generale della sessione e descriverne il processo (es: spiegare cosa accadrà nella sessione, quali potrebbero essere le questioni importanti, la durata e quali possibili risultati).

 

  • Scoping: è importante ascoltare ogni persona per scoprire ciò che desidera dalla sessione. È spesso utile chiedere il permesso di annotare queste preferenze in modo da poterle restituire alla famiglia dopo aver sentito. Per rendere utile la sessione è necessario concentrarsi su uno o due problemi e laddove possibile, incoraggiare la selezione di argomenti che incidano su tutti i presenti o sui quali tutti i membri della famiglia possano contribuire.

 

  • Risposta: le attività principali di questa fase dipendono dal problema su cui la famiglia e il terapeuta hanno deciso di concentrarsi. Di fondamentale importanza è ascoltare e riconoscere le difficoltà della famiglia, indagando e riflettendo sulle strategie e sui punti di forza esistenti. Assumere una posizione di genuino interesse e curiosità, anche se non si è d’accordo con ciò che viene detto.

 

  • Chiusura: questa fase della sessione può essere utilizzata per chiarire cosa è stato scoperto o realizzato e cosa potrebbe richiedere ulteriori interventi. Raggiungere un accordo su ciò che accadrà dopo è fondamentale, compresi gli accordi per il follow-up telefonico con la famiglia. Questa parte dell’incontro comprende la condivisione dei feedback con tutta la famiglia in modo trasparente.

 

 

  1. Processo di follow-up

La telefonata di follow-up alla famiglia dopo la sessione è la parte finale del processo. Gli obiettivi del follow-up sono tre: chiedere a tutti cosa pensano e sentono rispetto alle questioni discusse; verificare se ci sono domande o dubbi derivanti dalla sessione; pensare insieme alle esigenze del cliente e della famiglia.

 

 

Conclusioni

Dal momento che esistono ricerche importanti che indicano che lavorare con le famiglie al cui interno è presente un membro con problematiche di salute mentale può migliorare sia i risultati per il singolo cliente che diminuire lo stress per i membri della famiglia (Carr, 2009a, 2009b), offrire un intervento familiare breve può rappresentare una valida opportunità per superare quegli ostacoli che spesso hanno visto professionisti e familiari rinunciare a forme di aiuto adeguate, ampliando il raggio di azione del terapeuta e rendendo più accessibile al cliente il servizio.

 

Se vuoi saperne di più sulla Terapia a Seduta Singola e approfondire il metodo, puoi leggere il nostro link (clicca qui) “Terapia a Seduta Singola. Principi e pratiche” o partecipare a uno dei nostri workshop (clicca qui).

Angelica Giannetti
Psicologa, Psicoterapeuta
Team dell’Italian Center
for Single Session Therapy

 

 

Bibliografia

Carr, A. (2009a). The effectiveness of family therapy and systemic interventions for adult-focused problems. Journal of Family Therapy(31), 46-74.

Carr, A. (2009b). The effectiveness of family therapy and systemic interventions for child-focused problems. Journal of Family Therapy, 31(1), 3-45. doi: 10.1111/j.1467-6427.2008.00451.x

Jewell, T. C., Smith, A. M., Hoh, B., Ladd, S., Evinger, J., Lamberti, J. S., . . . Salerno, A. J. (2012). Consumer centered family consultation: New York State’s recent efforts to include families and consumers as partners in recovery. American Journal of Psychiatric Rehabilitation, 15(1), 44-60.

Talmon, M. (2012). When less is more: Lessons from 25 years of attempting to maximize the effect of each (and often only) therapeutic encounter. Australian and New Zealand Journal of Family Therapy, 33(1), 6-14. doi: 10.1017/aft.2012.2

Wynne, L. (1994). The rationale for consultation with the families of schizophrenic patients. Acta Psychiatrica Scandinavica, 90, 125-132.

Young, J. , Riess, C., & O’Hanlon, B. (1998). Get Together FaST Training and Service Development Initiative, Adult Mental Health. Melbourne: The Bouverie Centre, La Trobe University.