Scarica gratis il primo e-book sulla TSS

“Terapia a Seduta Singola. Un’introduzione a principi e pratiche“

Come ottenere il massimo da ogni singolo incontro

Approfondiamo insieme alcuni aspetti

Testimonianze

Leggi nella sezione del Workshop TSS tutte le testimonianze lasciate da chi si è formato con noi.

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Ho iniziato già dal giorno seguente a mettere in pratica alcuni dei punti focali della TSS nel corso di sedute “tradizionali” già avviate da tempo e devo dire che ho percepito un miglioramento della mia esperienza soggettiva per quanto riguarda: -la focalizzazione dell’obiettivo del paziente all’interno della specifica sessione -la restituzione più puntuale degli aspetti di risorsa e impegno nel lavoro terapeutico (cosa che, mi sono accorta, accresce il senso di alleanza…) -e, più di tutto, un risultato migliore, in termini di efficacia, di un feedback sistematico nel corso della seduta!!! Tutto questo per dire che sono veramente molto soddisfatta dell’acquisizione di questo nuovo assetto metodologico e che sono molto felice di continuare a condividere con voi nuovi sviluppi della TSS ed esperienze personali !

Monica Leva - Psicologa, psicoterapeuta sistemico-relazionale

Ultimi aggiornamenti sulla Terapia a Seduta Singola

L’Italian Center for Single Session Therapy presenta i workshop 2019

L’Italian Center for Single Session Therapy quest’anno ha deciso di accogliere il 2019 con la realizzazione di un nuovo Workshop sulla Terapia a Seduta Singola che si terrà proprio in questo week end (11 – 12 gennaio) a Roma (clicca qui).

Sono trascorsi tre anni ormai dalla prima edizione del workshop in TSS, dove la Terapia a Seduta Singola è arrivata nel panorama della psicologia italiana come un’assoluta novità e da quel momento ne sono stati realizzati ben cinque, in due delle più importanti città d’Italia, Roma e Milano. Ciò che ha reso tali eventi ancora più rilevanti è stata indubbiamente la partecipazione di uno degli esponenti più importanti della TSS, esistenti al mondo nonché pioniere, ricercatore e formatore di tale innovativo metodo d’intervento, M. F. Hoyt.

Possiamo, inoltre, affermare di aver riscontrato un significativo interesse da parte degli psicologi e degli psicoterapeuti che hanno partecipato agli eventi formativi, pertanto l’Italian Center for Sigle session Therapy ha deciso di proseguire con la sua opera di diffusione della TSS, ampliandone gli orizzonti.

 Qual è, dunque, per questo nuovo anno l’obiettivo del team dell’Italian Center fo Single Session Therapy?

Per chi si imbatte ora in questo portale probabilmente starà scoprendo che la Terapia a Seduta Singola (Talmon, 1990; Hoyt & Talmon, 2014; Cannistrà & Piccirilli, 2018) è un metodo d’intervento che si è sviluppato negli ultimi trent’anni in diversi paesi del mondo (es. Stati Uniti, Australia), dove viene regolarmente praticato nei centri di mental health.

Contemporaneamente a ciò avrà anche scoperto anche che la TSS è giunta in Italia grazie al lavoro di diffusione e formazione realizzato dal team dell’Italian Center for Single Session Thrapy.

Pertanto obiettivo principale del gruppo di lavoro in questo anno sarà quello di implementare il lavoro di ricerca e di formazione del modello di Terapia a Seduta Singola sviluppato all’interno dell’Italian Center for Single Session Therapy e presentato nel libro Terapia a Seduta Singola. Principi e Pratiche (Cannistrà & Piccirilli, 2018), rivolgendoci a tutti gli psicologi e agli psicoterapeuti, desiderosi di introdurre nella propria pratica professionale un metodo innovativo, in grado di rendere il proprio intervento efficace in tempi brevi.

Cosa offrono i workshop?

Prima di entrare nel merito di ciò che potrai ottenere attraverso il workshop, ti ricordiamo che le ricerche condotte negli ultimi trent’anni (Hoyt & Talmon, 2014; Bloom, 2001; Talmon, 2012, 1990; Kaffman, 1990; Slive & Bobele, 2011) hanno dimostrato che il 70 – 80% delle persone che scelgono una Terapia a seduta Singola è soddisfatta e ritiene di aver risolto il proprio problema; inoltre, i miglioramenti riportati sono duraturi nel tempo e non differiscono da quelli ottenuti mediante percorsi di più lunga durata.

I workshop dunque, a partire da questi dati, sono ideati e realizzati per formare professionisti in grado di rispondere alle esigenze espresse delle persone, offrendo fin da subito al professionista tutti gli strumenti necessari per condurre una Terapia a Seduta Singola, a partire da una costante sperimentazione pratica che permette di acquisire:

  • la metodologia e il mindset alla base delle terapie e consulenze a seduta singola;
  • la capacità di massimizzare l’efficacia di ogni singolo intervento, riducendo la durata delle terapie;
  • le modalità per integrare la TSS nella pratica professionale privata o esercitata in strutture pubbliche, utilizzandola ad esempio come alternativa al diffuso colloquio gratuito o in specifici campi di applicazione (singoli, coppie, famiglie) o specifiche problematiche (fobie, problematiche nelle relazioni, ecc.)

Cosa aspetti, quindi, a scaricare l’ebook gratuito (clicca qui) per farti un’idea più chiara di come funziona la Terapia a Seduta Singola?

Nell’e-book potrai trovare i principi generali della TSS, i suoi risultati e alcune indicazioni pratiche su come iniziare a condurre una Terapia a Seduta singola.

 

 

Se sei un professionista interessato a formarti nella Terapia a Seduta Singola e ampliare il tuo bagaglio di strumenti professionali ti ricordiamo che ci sono i programma altri workshop organizzati dall‘Italian Center for Single Session Therapy (per info e iscrizioni)

 

Angelica Giannetti
Psicologa, Psicoterapeuta
Team dell’Italian Center
for Single Session Therapy

 

P.S.: vuoi saperne di più sulla Terapia a Seduta Singola? Scarica gratuitamente un estratto del nostro libro “Terapia a seduta singola. Principi e pratiche”, pubblicato da Giunti Editore (clicca qui)

 

Uno dei primi contributi alle linee guida della terapia a Seduta singola

In un precedente articolo abbiamo parlato delle 11 Linee Guida pratiche per iniziare a fare Terapia a Seduta Singola, originariamente presentate dal gruppo di Rosenbaum, Hoyt e Talmon (1992).

 

Ma queste 11 linee guida da cosa si sono sviluppate?

Rosenbaum, Hoyt e Talmon e successivamente altri autori partiti dal loro metodo di Terapia a Seduta Singola, ripresero e svilupparono, infatti, le linee guida proposte da Bloom nel 1981.

Bernard Bloom, nel 1981 si occupò di curare un capitolo intitolato Focused single session therapy: Initial development and evaluation, del libro Forms of brief therapy di Simon Budman. In questa occasione, offrì per la prima volta una serie di linee guida da tenere in considerazione per praticare interventi di Terapia a Seduta Singola, che furono successivamente prese e sviluppate da Rosenbaum, Hoyt e Talmon (1990, 1992).

 

E’ importante però fare un chiarimento!

La TSS, come già detto in altri articoli, non ha un caposcuola. Sebbene Talmon venga giustamente riconosciuto come colui che per primo, si focalizzò sull’argomento e costituì un gruppo con cui studiare sistematicamente il fenomeno, non può essere considerato né il fondatore di un approccio, né un caposcuola, piuttosto, possiamo dire che Talmon e il suo gruppo hanno compiuto una serie di osservazioni e studi da cui altri autori sono partiti per massimizzare l’efficacia di ogni singola seduta.

 

Ma tornando a Bloom, vediamo quali sono queste linee guida che ha proposto, alcune tra l’altro ancora oggi in uso:

  • Identificare un problema focale
  • Non sottostimare le risorse del cliente
  • Essere prudentemente attivi
  • Esplorare, dopodiché presentare le interpretazioni cautamente
  • Incoraggiare l’espressione degli affetti
  • Utilizzare il colloquio per avviare un processo di problem solving
  • Monitorare il tempo
  • Non essere troppo ambiziosi
  • Ridurre al minimo questioni fattuali
  • Non concentrarsi eccessivamente sull’evento scatenante
  • Evitare derive
  • Non sovrastimare l’auto consapevolezza del cliente
  • Contribuire a mobilitare le risorse sociali
  • Educare quando alle persone sembrano mancare informazioni
  • Costruire un piano di follow up

 

Come accennato sopra, Talmon, Hoyt e Rosenbaum, ripresero e svilupparono queste linee guida, e partendo dai loro lavori, presso l’Italian Center for Single Session Therapy sono stati poi identificati i tre metodi principali di TSS, ciascuno con le proprie linee essenziali, che vengono riportate nell’articolo nominato all’inizio. I tre modelli sono:

  1. Il Metodo Californiano: parte dai primissimi studi di Talmon, Hoyt e Rosenbaum e dalla loro prima ricerca condotta al Kaiser Permanente, la struttura sanitaria presso cui tutti e tre lavoravano al tempo (Hoyt, 2009; Hoyt, 2000; Hoyt, 1994; Talmon, 1993; Hoyt, Rosenbaum & Talmon, 1992; Rosenbaum et al., 1990; Talmon, 1990).
  2. Il Metodo Canadese-Texano, rappresentato dal lavoro di Arnold Slive e Monte Bobele: il primo lanciò l’Eastside Family Center a Calgary (Canada), integrando le logiche della TSS in un servizio di walk-in, e il secondo realizzò un servizio simile presso la Our Lady of the Lake University di San Antonio (Texas), dopo un incontro con Slive. Da allora i due collaborano attivamente insieme, sviluppando un interessante metodo di Terapia a Seduta Singola (Bobele & Slive, 2014; Slive & Bobele, 2014, 2013, 2011; Bobele, Lopez, Scamardo & Solórzano, 2008; Slive, 2008; Slive, McElheran & Lawson, 2008).
  3. Il Metodo Australiano, rappresentato dai lavori condotti presso il Bouverie Center di Melbourne, il centro per famiglie diretto da Jeff Young: pur non avendo ancora scritto alcun libro, il Bouverie Center ha formato, fin dal 1994, svariate centinaia di terapeuti australiani e decine di strutture sanitarie sulle logiche della TSS. Ad esempio, nel 2004, il Department of Human Services dello Stato del Victoria commissionò al Bouverie Center la formazione di centinaia di terapeuti e manager afferenti alle strutture sanitarie della regione. Il metodo di questo centro viene spesso indicato come Single Session Work, poiché è stato capace di adattarsi a diverse figure professionali (psicologi, psicoterapeuti, psichiatri ma anche infermieri, assistenti sociali, dirigenti sanitari, ecc.). La bibliografia prodotta, in termini di articoli, è davvero vasta. Come riferimento si può vedere il numero monografico dell’Australian and New Zealand Journal of Family Therapy (Vol. 33, N. 1, 2012), interamente dedicato alla Terapia a Seduta Singola.

 

In questo articolo, come Italian Center for Single Session Therapy, riprendendo la storia, abbiamo riportato una serie di suggerimenti proposti da Bloom, presi in considerazione per sviluppare le successive linee guida per praticare la Terapia a Seduta Singola e riuscire a massimizzare l’effetto di ogni singolo e spesso unico incontro.

 

Veronica Torricelli
Psicologa, Psicoterapeuta
Team dell’Italian Center
for Single Session Therapy

 

 

Se vuoi approfondire meglio la TSS, ti invitiamo a scaricare il nostro ebook gratuito o a partecipare a uno dei nostri workshop. 

 

Come si può integrare la TSS nel Career Counselling?

In questo articolo vogliamo proporre un altro ambito professionale in cui integrare la TSS ovvero quello del Career Counselling.

 Per fare questo ci avvaliamo dell’approfondimento di uno studio rivolto a un piccolo gruppo di persone, condotto nel 2012 da Rosemary Barrett et al. sull’utilizzo del metodo della seduta singola presso un servizio di consulenza di carriera in un centro walk-in in Nuova Zelanda.

 

Da dove è nato l’interesse dell’utilizzo del metodo della TSS nel Career Counselling?

La mancanza di ricerche sulla consulenza di carriera a seduta singola ha portato R. Barrett a sviluppare un’indagine sui singoli pazienti da lei seguiti nella pratica professionale con il duplice obiettivo di ottenere, da un lato, un feedback specifico da parte dei clienti per meglio orientare il suo intervento; dall’altro lato, accertarsi che la consulenza di carriera mediante un’unica sessione fosse realmente efficace e valesse la pena proporla a potenziali clienti.

L’autrice dello studio, inoltre, ha notato nel corso del tempo che nel suo ambito professionale più che in altri ambiti di consulenza, è comune vedere un cliente solo per una singola sessione.

Quando i clienti ad esempio sono finanziati da un’agenzia, o sono inseriti in un programma di assistenza ai dipendenti, di solito concordano prima dell’inizio della consulenza che ci saranno diverse sessioni se necessario.

Tuttavia, i clienti che chiedono privatamente tale consulenza, sperano che una sessione sia sufficiente a causa dei costi, e potrebbero avere grandi aspettative per ciò che può essere raggiunto attraverso quell’unico incontro.

 

Cosa ha messo in luce la ricerca?

I risultati del sondaggio si sono mostrati coerenti con altre ricerche sulla consulenza in un’unica sessione (Stalker et al., 2012) in cui si dimostra che una singola sessione di counseling professionale può avere esiti positivi per la maggior parte dei clienti.

 La maggior parte degli intervistati ha indicato cambiamenti a breve e a lungo termine come risultato. La singola sessione può fornire rassicurazione, chiarimento ed energia; può consentire ai clienti di identificare le opzioni e può puntare a nuove direzioni. Per alcuni, la sua importanza risiede nell’individuare i problemi di carriera nel contesto della vita in generale; per altri offre incoraggiamento a continuare ed espandere il lavoro sulle loro carriere che stanno già facendo.

La maggior parte dei clienti, in particolare quelli che hanno identificato i cambiamenti che avevano apportato in seguito alla sessione, ritenevano comunque che più di una sessione sarebbe stata vantaggiosa. Sono stati scoraggiati per una serie di motivi, il più comune era il costo.

 Dal punto di vista di Barrett, quelli che avevano bisogno di ulteriori sessioni erano quelli che non avevano mai pensato a se stessi in termini di capacità, valori o attributi trasferibili. Potrebbero non aver mai pensato alla loro commerciabilità, non avevano davvero pensato di diventare qualificati, e quindi l’apprendimento istituzionale poteva sembrare estraneo. L’esperienza pratica indica che per chiunque attraversi le transizioni vita / lavoro, una serie di sessioni di counseling può essere spesso consigliabile.

 

A partire dai risultati sopra descritti può essere interessante conoscere un processo di consulenza di carriera a seduta singola e integrarlo nella propria pratica! Vediamolo qui di seguito!

Secondo Barrett nel processo di orientamento professionale, il punto fondamentale è rappresentato dalla prima sessione, che dura per un’ora o un’ora e mezza. Prima dell’incontro può esserci un contatto telefonico utile a impostare il processo in corso, ma quando un cliente entra nella stanza di consulenza inizia il vero lavoro.

Barrett osserva: “Quando so che un cliente può permettersi solo una sessione, sono estremamente concentrato. Poiché ciò accade frequentemente, questo diventa il mio modus operandi. Mi avvicino alla sessione con una mente aperta, senza un’idea preconcetta del risultato. All’inizio chiedo al cliente di identificare perché è qui e cosa voglia raggiungere entro la fine della sessione. Posso a questo punto chiarire in che misura le sue aspettative e il suo obiettivo per la sessione sono realistici, perché un’ora spesa per qualcosa di personale come la propria vita, i suoi successi e i fallimenti, la sua ricchezza e i suoi limiti, è un’esperienza insolita per molte persone.

Una checklist mentale può facilitare il processo di consulenza. Ecco di seguito alcuni punti da considerare:

  • raccontare la loro storia e vedere la loro situazione reale;
  • esporre le loro idee ed esaminarle logicamente, scoprendo se hanno già le informazioni di cui hanno bisogno;
  • essere sfidati su idee irrazionali, come “Sono troppo vecchio” o “un lavoro è per la vita”;
  • ascoltare le storie di altre persone per superare le difficoltà o seguire un percorso diverso;
  • ricevere conferma che alcuni aspetti del loro pensiero e pianificazione sono efficaci e che alcuni aspetti richiedono più esplorazione;
  • ricevere supporto nel loro processo, attraverso, ad esempio, un modello di dolore, transizione o sviluppo professionale.

Di solito, una singola sessione può essere intrapresa per una valutazione iniziale e alcuni problemi possono essere risolti nell’immediato oppure possono essere fornite informazioni sulla carriera che potrebbero essere valutate in ulteriori sessioni successive se ritenute necessarie.  

Le sessioni aggiuntive potrebbero includere la fornitura di informazioni, test di carattere professionale o di personalità e compiti a casa. Può anche essere discussa la necessità di ulteriori consulenze per alcune preoccupazioni specifiche che sono emerse.

Dopo una singola sessione, occasionalmente viene fornito un rapporto scritto. La consulenza in sé può sembrare intensa e inusuale, quindi quando alcuni clienti se ne vanno possono perdere il filo di ciò che è accaduto anche se al momento sembrava abbastanza.

 

Conclusioni

Sperimentarsi nell’applicazione di nuovi metodi e in diversi ambiti d’intervento può rappresentare un elemento di qualità professionale. L’introduzione della TSS nell’orientamento professionale potrebbe inoltre ampliare la ricerca in un settore ancora poco esplorato e allo stesso tempo rendere più accessibile alle persone tale servizio.  

 

Se sei un professionista interessato a formarti nella Terapia a Seduta Singola e ampliare il tuo bagaglio di strumenti professionali ti ricordiamo che il prossimo workshop organizzato dall‘Italian Center for Single Session Therapy si terrà a Roma, il 12 e 13 gennaio 2018 (per info e iscrizioni).

 

Angelica Giannetti
Psicologa, Psicoterapeuta
Team dell’Italian Center
for Single Session Therapy

 

 P.S.: vuoi saperne di più sulla Terapia a Seduta Singola? Scarica gratuitamente un estratto del nostro libro “Terapia a seduta singola. Principi e pratiche”, pubblicato da Giunti Editore (clicca qui)

 

Bibliografia

Stalker, C. A., Horton, S., & Cait, C.-A. (2012). Single-session therapy in a walk-in counselling clinic: A pilot study. Journal of Systemic Therapies, 31(1), 38–52.

Talmon, M. (1990). Single session therapy: Maximizing the effect of the first (and often only) therapeutic encounter. San Francisco, CA: Jossey-Bass.