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“Terapia a Seduta Singola. Un’introduzione a principi e pratiche“

Come ottenere il massimo da ogni singolo incontro

Approfondiamo insieme alcuni aspetti

Testimonianze

Leggi nella sezione del Workshop TSS tutte le testimonianze lasciate da chi si è formato con noi.

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Ho iniziato già dal giorno seguente a mettere in pratica alcuni dei punti focali della TSS nel corso di sedute “tradizionali” già avviate da tempo e devo dire che ho percepito un miglioramento della mia esperienza soggettiva per quanto riguarda: -la focalizzazione dell’obiettivo del paziente all’interno della specifica sessione -la restituzione più puntuale degli aspetti di risorsa e impegno nel lavoro terapeutico (cosa che, mi sono accorta, accresce il senso di alleanza…) -e, più di tutto, un risultato migliore, in termini di efficacia, di un feedback sistematico nel corso della seduta!!! Tutto questo per dire che sono veramente molto soddisfatta dell’acquisizione di questo nuovo assetto metodologico e che sono molto felice di continuare a condividere con voi nuovi sviluppi della TSS ed esperienze personali !

Monica Leva - Psicologa, psicoterapeuta sistemico-relazionale

Ultimi aggiornamenti sulla Terapia a Seduta Singola

Emergenza Covid – 19 e Terapia a Seduta Singola: la TSS e il modello RAPID Psychological First Aid Johns Hopkins

Con l’articolo di oggi approfondiremo il tema dell’emergenza e di come la TSS possa adattarsi a modelli d’intervento di pronto soccorso psicologico, soffermandoci in modo particolare sul modello RAPID Psychological First Aid Johns Hopkins (Everly & Lating, 2017).

In poche settimane l’intero pianeta si è trovato a gestire un’emergenza sconvolgente come quella del Covid-19, costringendo tutti, nessuno escluso! (giovani, anziani, adulti, bambini, paesi organizzati e economicamente avanzati e paesi in via di sviluppo!) a cambiare le proprie abitudini di vita quotidiana, sociale e lavorativa compresa quella degli psicologi.

 

Questi ultimi come hanno risposto all’emergenza?

La gran parte dei professionisti ha fronteggiato l’emergenza in due modi:

  • da un lato, mettendo a disposizione della comunità le proprie competenze per contribuire al contenimento dell’epidemia attraverso la divulgazione di informazioni corrette e attendibili al fine di evitare l’altro pericoloso contagio, quello del panico!
  • dall’altro lato, promuovendo iniziative di supporto psicologico on line nelle sue varie forme. La rimodulazione rapida delle modalità di erogazione dei propri servizi ha avuto l’obiettivo di permettere alle persone di non interrompere bruscamente i loro percorsi o attivarne di nuovi, rispettando le necessarie distanze di sicurezza.

 

Ma ciò può bastare a rispondere realmente alle nuove esigenze che si stanno presentando?

La situazione che stiamo vivendo produrrà dei cambiamenti a lungo termine nelle vite delle persone e gli psicologi si vedranno impegnati anche oltre il momento di emergenza a fornire risposte al passo con le nuove necessità.

Ma fornire interventi adeguati fin dal primo momento di un evento catastrofico e traumatizzante è sicuramente la strada migliore per prevenire lo sviluppo di gravi disagi futuri e aiutare le persone a superare nel più breve tempo possibile la propria sofferenza e dedicarsi con maggiore energia alla ricostruzione della propria vita. 

 

Di quali strumenti lo psicologo quindi dovrà dotarsi per poter rispondere a eventi così improvvisi e drammatici?

Formarsi o essere formati in Terapia a Seduta Singola sicuramente può rappresentare un grande vantaggio per intervenire sulle repentine rivoluzioni che le persone sono costrette ad agire, offrendo un servizio in grado di dare risposte in tempi brevi e economicamente accessibili.

Sappiamo, inoltre, che tale metodo è stato già impiegato in contesti di emergenza con validi risultati (clicca qui).

L’esperienza del virus Covid – 19 ad ogni modo ci sta portando a riflettere su un punto fondamentale ovvero che in futuro si avrà più bisogno di servizi psicologici, in particolare di servizi di pronto soccorso psicologico in grado di supportare le persone e le comunità a reagire in maniera rapida agli eventi.

 

A questo punto allora prendiamo in esame il modello RAPID PFA?

Il pronto soccorso psicologico RAPID PFA è un metodo progettato per mitigare gli effetti dello stress acuto e del trauma in grado di aiutare le persone in crisi a far fronte efficacemente alle avversità. Il metodo però può essere utilizzato anche come strumento di sanità pubblica per rispondere alle esigenze di salute mentale a seguito di incidenti e come mezzo per costruire la resilienza della comunità (Everly & Lating, 2017).

 

Come interviene il RAPID PFA?

Il RAPID PFA non è un processo diagnostico, né un intervento terapeutico. Può essere attuato da personale sanitario, educatori, soccorritori di emergenza, così come da volontari con poca o nessuna formazione nell’ambito della salute mentale.

 

Due però sono gli aspetti salienti che lo psicologo che lo vuole praticare deve tenere a mente: 

  1. La Capacity Surge ovvero la capacità di rispondere a un picco crescente di richiesta di servizi di salute mentale. Sulla scia di un disastro c’è sempre un aumento della domanda di salute mentale. In un’analisi di oltre 160 studi empirici condotti da Fran Norris et al. (2002) risulta che il 41% di questi ultimi ha rivelato che in seguito a un disastro i sopravvissuti riportano una grave compromissione del funzionamento e che la domanda di servizi di salute mentale può variare dal 15 al 25% della popolazione interessata. Di fronte a tali cifre fornire servizi di salute mentale in modi tradizionali evidenzia dei limiti. Ad esempio Beverley Raphael (1990) nel suo libro When Disaster Strike: A Handbook for the Caring Professions, afferma che nelle ore successive a un disastro, almeno il 25% della popolazione potrebbe rimanere stordita, apatica, affetta dalla sindrome del disastro, soprattutto se l’impatto è stato improvviso e totalmente devastante. Per tali ragioni, in queste circostanze lei suggerisce come interventi efficaci il primo soccorso psicologico e il triage.

 

  1. È importante differenziare l’intervento di crisi psicologica e il pronto soccorso psicologico. Quest’ultimo può essere considerato un sottoinsieme dell’intervento psicologico di crisi. Tuttavia entrambi non sono paragonabili alla psicoterapia. Gli obiettivi dell’intervento psicologico di crisi e/o di pronto soccorso psicologico, sono principalmente quelli di stabilizzare e mitigare il disagio acuto, mentre quello della terapia non sarà soltanto quello di aiutare le persone nel momento dell’angoscia acuta, ma di aiutarli anche a sviluppare successivamente le abilità per affrontare ulteriori problemi psicologici. L’intervento di crisi ha dimostrato, inoltre, di essere superiore alla psicoterapia multi-sessione post disastro. In seguito a uno studio condotto dopo gli attacchi terroristici dell’11 settembre a New York City, i ricercatori hanno messo a confronto le due tipologie di intervento e hanno scoperto che l’intervento di crisi e il pronto soccorso psicologico avevano un’efficacia superiore alla psicoterapia multi-sessione.

 

Come si interviene con il RAPID PFA?

Il modello RAPID PFA ha una struttura semplice che può essere applicata in pochi minuti. Di seguito vediamo come si articola:

  • Il primo passo prevede la costruzione del rapporto attraverso l’ascolto riflessivo. Ascoltare attentamente le persone permette di apprendere da loro quali sono i reali bisogni e le indicazioni su come aiutarli. L’errore più grande è quello di arrivare con un’idea preconcetta della soluzione del problema, come se si trattasse di un intervento a taglia unica.

 

  • Il secondo passo è la valutazione. Non si tratta di una diagnosi, ma della capacità di distinguere chi si trova in uno stato di grave angoscia, da coloro che non la manifestano. Questo concetto si rifà a quello di triage adottato nell’ambito medico, in cui è previsto un sistema formalizzato per assegnare le persone ai diversi livelli di assistenza.

 

  • Il terzo passo prevede un intervento diretto per mitigare l’angoscia acuta attraverso l’utilizzo di strategie che possono eliminare il dolore per le avversità subite e aprire la strada al processo di guarigione.

 

  • Il quarto passo prevede la chiusura dell’intervento e il follow-up. Sebbene il primo soccorso psicologico preveda più di un singolo intervento, realisticamente non è sempre possibile praticare questa strada. Pertanto laddove non fosse possibile dare seguito a ulteriori incontri si potrà comunque creare l’opportunità di applicare un follow-up.

 

Conclusioni

L’emergenza del Covid – 19 ha sconvolto l’intero Pianeta. Il virus in maniera invisibile ha costretto milioni di persone a cambiare repentinamente le proprie vite, insinuando paure e angosce per il presente e per il futuro. Le stesse misure previste per proteggere le persone dall’epidemia, come ad esempio il distanziamento sociale, pur garantendo la sicurezza rischiano paradossalmente di favorire lo sviluppo del disagio mentale. In tale situazione di emergenza è necessario essere rapidi e pronti a fornire servizi adatti alle particolari circostanze. La TSS come sappiamo può essere un valido strumento per rispondere in maniera rapida ed estesa all’emergenza. Inoltre se provassimo a immaginare un intervento di salute mentale su un continuum vedremo che la TSS nell’ambito del primo soccorso psicologico potrebbe rappresentare la punta di una lancia. Il primo punto (a volte anche l’ultimo!) di un continuum di quello che dovrebbe essere uno spettro di cure completo.

 

Se vuoi saperne di più sulla Terapia a Seduta Singola e approfondire il metodo, puoi leggere il nostro link (clicca qui) “Terapia a Seduta Singola. Principi e pratiche” o partecipare a uno dei nostri workshop (clicca qui).

Angelica Giannetti
Psicologa, Psicoterapeuta
Team dell’Italian Center
for Single Session Therapy

 

Bibliografia

Beverley, R. (1990). When Disaster Strikes: A Handbook for the Caring Professions. Taylor & Francis Books Ltd..

Cannistrà, F., & Piccirilli, F. (2018). Terapia a seduta singola: Principi e pratiche. Firenze: Giunti Editore.

Everly G.S. J. & Lating, J. M. (2017). The Johns Hopkins Guide to Psychological First Aid, Johns Hopkins University Press.

Hoyt, M.F. & Talmon, M. (2014b). Editors’ Introduction: Single Session Therapy and Walk-In Services. In M.F. Hoyt & M. Talmon (eds.) (2014a), op. cit., pCapturing the Moment. p. 2-26.

Hoyt, M.F. (2009). Brief pychotherapies: Principles and practices. Phoenix, AZ: Zeig, Tucker & Theisen (Tr. it. Psicoterapie brevi. Principi e pratiche. Roma: CISU).

Norris, F. H., Friedman, M.W.J., Watson, P. J., Byrne, C.M. (2002). 60000 Disaster victims speak: Part I and II. An Empirical Review of the Empirical Literature, 1981–2001, Psychiatry Interpersonal & Biological Processes 65(3):207-39. 

Slive, A. & Bobele, M. (2014). One Session at a time: When you have a Whole Hour. In M.F. Hoyt & M. Talmon (eds.) (2014), op. cit., pp. 95-119.

Talmon, M. (1990). Single Session Therapy. San Francisco: Jossey-Bass (Tr. it. Psicoterapia a seduta singola. Milano: Erickson).

 

Come trasformare la Terapia Breve Centrata sulla Soluzione in un intervento a seduta singola: tecniche e suggerimenti pratici.

Con l’articolo di oggi vogliamo condividere alcuni modi e tecniche che ci permettono di trasformare un intervento di per sé già breve come quello della Terapia Centrata sulla Soluzione, in un intervento a singola sessione.

 

Qualcuno tra i lettori starà già obiettando e pensando tra sé e sé “ma se ho già una formazione specifica come posso adottare la TSS nella mia pratica senza snaturare il mio intervento?

Per chi avesse cominciato solo ora a leggere i nostri articoli o semplicemente volesse approfondire il tema, in un precedente articolo Psicoterapie e Terapia a Seduta Singola: con quali approcci si può condurre una TSS (clicca qui) potrà trovare riferimenti bibliografici e liee guida per orientarsi nell’integrazione della TSS nella propria pratica professionale.

 

Ora torniamo al nostro tema principale e vediamo cosa caratterizza le due forme di terapia!

  • Terapia a Seduta Singola

La TSS (Talmon, 1990) si caratterizzano per il fatto che ogni incontro è organizzato in modo tale da rappresentare una terapia completa. I terapeuti che la praticano partono da una forte convinzione che la terapia può avvenire in una sola sessione e che in quell’unica sessione è possibile ottenere cambiamenti significativi indipendentemente dalla gravità del problema presentato.

 

Come agiscono i terapeuti che utilizzano la TSS?

I terapeuti di TSS definiscono gli obiettivi della terapia con il cliente e sono orientati alla ricerca dei suoi punti di forza e delle risorse che gli permetteranno di affrontare i problemi. A partire dagli obiettivi sviluppano un piano concreto su come i pazienti possono affrontare le loro preoccupazioni. In alcune fasi della terapia il terapeuta può confrontarsi con il proprio team di lavoro se quest’ultimo opera all’interno di un servizio.

 

Come si articola il metodo?

In sintesi la TSS è un metodo che segue un processo che consiste in diverse fasi differenziate tra loro che l’Italian Center for Singe Session Therapy ha individuato in cinque momenti (Cannistrà &Piccirilli, 2018) e che seguono un ordine sequenziale (clicca qui):

  1. Fase del primo contatto e intervista pre-seduta
  2. Fase della sessione con priorizzazione dei problemi, definizione dell’obiettivo e feedback
  3. Fase dell’esplorazione delle tentate soluzioni e delle risorse del paziente
  4. Fase della chiusura della sessione, prescrizione dei compiti e valutazione della seduta
  5. Folow- up

 

  •  Terapia Breve Centrata sulla Soluzione

La TBCS (De Shazer, 1985, 1988; Berg, 1994a; De Jong & Berg, 2008) è un modello che si basa sulla teoria dei sistemi generali, la cibernetica, il costruttivismo e il costruzionismo sociale. Le sue tecniche sono state sviluppate dal lavoro del team del Mental Research Institute di Palo Alto, in California e dal team del Milwaukee Brief Family Therapy Center (BFTC).

 

Quali sono le tecniche principali?

Le tecniche della TBCS sono progettate affinché la persona possa concentrarsi di più sulle soluzioni, i punti di forza e le risorse personali e familiari includono:

  • Il lavoro sulle eccezioni al problema (quei momenti in cui il problema non è presente o è meno intenso) e la Miracle Question;
  • domande di proiezione al futuro (cosa farà il cliente quando il problema cesserà di essere presente nella sua vita);
  • definizione di obiettivi gestibili;
  • la procedura dello scaling (“su una scala da 0 a 10, dove 0 rappresenta il momento peggiore del problema e 10 il momento in cui è già risolto in modo soddisfacente, a che numero sei attualmente?”)

 

Vediamo ora come integrare i due interventi a partire dai punti in comune e dalle tecniche che rendono l’intervento più efficace e breve!

Ogni modello di psicoterapia è supportato da determinate credenze dalle quali derivano una serie di procedure o tecniche che lo caratterizzano, differenziandolo da tutti gli altri. Di seguito elenchiamo le credenze comuni di un intervento di TBCS e di TSS.

  

  1. Non è necessario conoscere molto il problema per iniziare a risolverlo

 Questa idea consente al professionista di assumere il ruolo di facilitatore del cambiamento, evitando al terapeuta l’idea errata che è possibile intervenire solo quando si è giunti a una precisa diagnosi del problema. In queste forme di terapia la diagnosi nosografica viene sostituita da quella operativa, che permette al terapeuta di comprendere come funziona il sistema e di agire direttamente su di lui, come in un processo di ricerca- azione (Cunningham, 1976; Lewin, 1946).   

 

  1. Basta una piccola modifica per avviare la soluzione

A partire dalla teoria generale dei sistemi sappiamo che un piccolo cambiamento in una parte del sistema produce cambiamenti negli altri elementi e nel sistema totale, pertanto il professionista potrà evitare di affidarsi all’idea che maggiore è la complessità e la gravità del problema e maggiore sarà la complessità e la grandezza delle soluzioni. Piccoli cambiamenti potranno produrre un effetto domino che influenzerà le diverse aree della persona o della famiglia.

 

  1. Gli individui e le famiglie hanno le risorse necessarie per affrontare le loro difficoltà

Le persone hanno risorse, punti di forza e strategie di coping che gli permettono di superare le avversità (Bohart & Tallman, 2010, 1999). Anche le famiglie di fronte allo stress, attivano processi di riorganizzazione di significati e di comportamenti che gli permettono di recuperare e mantenere livelli di funzionamento ottimali e benessere, bilanciando risorse e bisogni.

 

  1. La sessione può essere una terapia completa!

Il processo terapeutico è orientato al raggiungimento di qualcosa di concreto al termine della seduta che accompagnerà la persona anche al di fuori della terapia, conducendola verso il futuro e nel processo di cambiamento.

 

  1. Una visione polioculare

L’uso della risorsa del team terapeutico composto dai diversi professionisti che partecipano alla sessione, sia come terapisti che conducono il colloquio sia come terapisti che osservano, può essere paragonato al fenomeno della visione polioculare in cui le differenze tra le visioni di entrambi gli occhi portano al   raggiungimento della percezione della profondità.

 

Veniamo ora alcuni esempi di intervista in cui sono inserite le tecniche di TBCS che rendono l’intervento più rapido

Insoo Kim Berg insieme a Peter De Jong nel 2008 ha creato una guida dal titolo Interwieving for Solution in cui è stata delineata l’intervista prototipo della singola sessione. Nella guida viene descritto il modo di procedere nella conversazione terapeutica quando si ha poco tempo a disposizione e si ha quindi una sola occasione per intervenire.

 

Ecco alcuni esempi di come l’intervista possa essere utilizzata in diverse situazioni:

  • Intervista a clienti inviati da terzi
    1. Di chi stata l’idea di venire da me?
    2. Cosa convincerà questa persona che non hai bisogno di venire a trovarmi?
    3. Su una scala da 0 a 10 (con zero come il peggior momento e 10 quello migliore) dove saresti in questo momento se dovessi valutare questa situazione?
    4. Dove vorresti essere sulla scala la prossima settimana?
    5. Quanto è importante per te apportare queste modifiche (su una scala da 1 a 10)?
    6. Quanto sei disposto a lavorarci?

 

  • Intervista a clienti che arrivano di spontanea volontà
    1. In che modo sarai cambiato in seguito alla tua visita e dopo aver parlato con me?
    2. Quando è stata l’ultima volta che l’hai fatto o che l’hai fatto per un breve periodo di tempo?
    3. Come ci sei riuscito?
    4. Cosa direbbe il tuo migliore amico su come hai realizzato questo?
    5. Cosa ci vorrebbe per farlo di nuovo?
    6. Cosa devi fare per salire di un punto sulla scala?
    7. Gli altri cosa direbbero che dovresti fare per salire di un punto sulla scala?

 

  • Domanda del miracolo
    1. Supponiamo che un miracolo è accaduto mentre dormivi e il problema che ti ha portato qui è risolto.
    2. Che cosa hai intenzione di fare diversamente?
    3. Chi sarà il primo a notare che stai facendo le cose diversamente?
    4. Cosa noterebbe diversamente di te?
    5. Quando è stata l’ultima volta che è successo anche solo per poco’?
    6. Come l’hai fatto accadere?
    7. Cosa ci vorrebbe per farlo di nuovo?
    8. Se fingessi, anche per un breve momento, che si fosse verificata una piccola parte di quel miracolo, quali una o due cose sarebbero diverse?

 

  • Intervista per terzi che inviano il cliente
    1. Sostengo e sono d’accordo con il tuo insegnante e riconosco il duro lavoro che hai fatto con il bambino, comprendo le sue frustrazioni e lo sforzo che ha fatto per superare tutto ciò. Vorrei farti alcune domande:
    2. Quali qualità speciali vedi in questo bambino che gli dicono che sarà in grado di farlo?
    3. Come giudichi le potenzialità di questo bambino di cambiare in meglio?
    4. Qual è il minimo cambiamento che questo bambino deve fare?
    5. Raccontami dell’ultima volta in cui il bambino è stato, anche un po’ di più, come si comporta meglio
    6. Come pensi che sia successo?
    7. Su una scala da 0 a 10 (0 è il momento peggiore, 10 il migliore), dove valuteresti il ​​comportamento attuale del bambino?
    8. Qual è il voto più alto raggiunto dal bambino?
    9. Dove giudichi il potenziale di cambiamento di questo bambino?
    10. Qual è la prima piccola cosa che posso fare per aiutarti?

 

Conclusioni

Nell’articolo sono state presentate alcune delle credenze che guidano i terapeuti che intervengono con l’utilizzo di metodi o modelli di Terapia Breve (es. TSS o TBCS), inoltre sono state individuate alcune modalità di intervista in grado di rendere l’approccio focalizzato sulla soluzione ancor più breve al punto da essere realizzato attraverso un’unica sessione. Ma perché tanto sforzo? Non basta che un intervento sia efficace e basta? Per rispondere a questa domanda riportiamo le parole di De Shazer (1991a) secondo il quale: “Terapia Breve” significa semplicemente terapia che dura il minor numero di sessioni possibili, non una più del necessario…” . E se per necessario in alcune situazioni si intendesse solo una?  

 

Se vuoi saperne di più sulla Terapia a Seduta Singola e approfondire il metodo, puoi leggere il nostro link (clicca qui) “Terapia a Seduta Singola. Principi e pratiche” o partecipare a uno dei nostri workshop (clicca qui).

Angelica Giannetti
Psicologa, Psicoterapeuta
Team dell’Italian Center
for Single Session Therapy

 

Bibliografia

Cannistrà, F., & Piccirilli, F. (2018). Terapia a seduta singola: Principi e pratiche. Firenze: Giunti Editore.

de Shazer, S. (1985). Keys to Solution in Brief Therapy. New York: W. W. Norton.

de Shazer, S., Kim Berg, I., Lipchik, E., Nunnally, E., Molnar, A., Gingerich, W., Weiner-Davis,

M., (1986). Brief Therapy: Focused Solution Development. Family Process, 14: 79-93.

de Shazer, S. (1988). Clues: Investigating Solutions in Brief Therapy. New York: W. W. Norton.

De Jong, P. & Berg, I. K. (2008). Interviewing for Solutions (3rd edn.). Pacifi c Grove, CA: Brooks/Cole.

Hoyt, M.F. & Talmon, M. (2014b). Editors’ Introduction: Single Session Therapy and Walk-In Services. In M.F. Hoyt & M. Talmon (eds.) (2014a), op. cit., pCapturing the Moment. p. 2-26.

Hoyt, M.F. (2009). Brief pychotherapies: Principles and practices. Phoenix, AZ: Zeig, Tucker & Theisen (Tr. it. Psicoterapie brevi. Principi e pratiche. Roma: CISU).

Slive, A. & Bobele, M. (2014). One Session at a time: When you have a Whole Hour. In M.F. Hoyt & M. Talmon (eds.) (2014), op. cit., pp. 95-119.

Talmon, M. (1990). Single Session Therapy. San Francisco: Jossey-Bass (Tr. it. Psicoterapia a seduta singola. Milano: Erickson).

Terapia a Seduta Singola e web: una ricerca sulla TSS on line per l’intervento sul gioco d’azzardo

Nell’articolo di oggi affronteremo un tema di grande attualità rispetto al mondo delle psicoterapie ovvero la crescita di servizi psicologici forniti tramite web, soffermandoci in particolare su una ricerca riguardante la fornitura di un servizio di Terapia a Seduta Singola on line per giovani che presentano una dipendenza dal gioco d’azzardo (Rodda et al., 2016).

 

Qual è la situazione rispetto all’utilizzo delle nuove tecnologie per l’intervento rivolto alla dipendenza dal gioco d’azzardo?

Negli ultimi dieci anni c’è stata un’enorme crescita nella fornitura di servizi sanitari online (King et al., 2010). La consulenza tramite web ha fornito assistenza a migliaia di giocatori d’azzardo a livello internazionale e nello specifico per oltre 10 anni nel Regno Unito e dal 2009 in Australia.

Nel settore del gioco d’azzardo patologico la consulenza tramite web si è rilevata particolarmente importante dal momento che dalle ricerche è emerso che solo il 10-15% delle persone dipendenti dal gioco d’azzardo frequentano i tradizionali servizi e cercano un aiuto (Productivity Commission 2010).

 

Quali sono gli ostacoli nella richiesta di aiuto per chi presenta una dipendenza dal gioco d’azzardo?

Gli ostacoli riscontrati rispetto al trattamento comprendono l’orgoglio, la negazione, la vergogna e la paura dello stigma (Suurvali et al., 2009; Gainsbury et al., 2014).

 

Quali elementi, invece, favoriscono il suo utilizzo?

È importante sottolineare che la consulenza tramite web attrae persone che cercano nuove tipologie di trattamento (Rodda et al., 2013a, b; Rodda & Lubman, 2014; Dowling et al., 2014), viene considerata dai clienti di facile accesso e conveniente in quanto garantisce l’anonimato e l’opportunità di avere un contatto discreto con un professionista della salute (King et al., 2006a; Wood & Griffiths, 2007; Rodda et al., 2013a, b), infine spesso è offerta senza appuntamento o liste di attesa.

 

Come viene erogato il servizio on line?

Rispetto alla gamma degli interventi erogati su Internet (ad es. Auto-diretto, autovalutazione), la consulenza on line è quella che si avvicina maggiormente a una terapia in quanto lo scambio tra cliente e professionista avviene in maniera sincrona. Il cliente in genere contatta un servizio quando insorge una necessità e può mantenere il contatto per il tempo necessario anche se le sessioni di consulenza durano in genere circa 50 minuti (Rodda & Lubman, 2014).

 

Ci sono ricerche rispetto a come funziona la terapia on line e alla sua efficacia?

Nonostante le ricerche in merito all’efficacia della consulenza on line non sono ancora molte, una recente revisione sistematica della letteratura ha rintracciato sei studi che hanno misurato l’efficacia della chat online per diverse problematiche (ad es. depressione, problemi sul posto di lavoro, ansia e supporto in generale) (Dowling & Rickwood, 2013), di cui quattro hanno incluso anche la misurazione dell’efficacia della singola sessione tramite chat. Rispetto a questi ultimi Dowling & Rickwood (2013) hanno concluso che la chat online era stata efficace con un effetto positivo sulla riduzione dell’angoscia e del problema percepito, nonché un miglioramento del benessere e del funzionamento globale della persona.

 

Cosa evidenzia lo studio condotto da Rodda et al. (2016) e descritto di seguito?

La ricerca Improved Outcomes Following a Single Session Web-Based Intervention for Problem Gambling condotta da Rodda et al. (2016) suggerisce che gli interventi online possono avere un impatto immediato per l’intervento con il gioco d’azzardo, anche se sono ancora da testare con adulti in cerca di aiuto e in particolare con quelli con problemi di gioco d’azzardo.

 

Cosa ha valutato nello specifico la ricerca?

Lo studio ha cercato di verificare l’impatto di un singolo intervento on line sui problemi del gioco d’azzardo e di esaminare le valutazioni dei clienti rispetto alle singole sessioni svolte tramite chat.  

 

Chi ha partecipato alla ricerca?

La ricerca ha coinvolto 229 partecipanti classificati come giocatori problematici, reclutati tra novembre 2010 e febbraio 2012 dal Gambling Help Online, un servizio che offre consulenza e informazioni immediate e gratuite (24 ore su 24 per 7 giorni su 7) a chiunque sia interessato al gioco d’azzardo problematico.

 

Quali risultati sono emersi?

Completate le valutazioni sulla rapidità del cambiamento e dell’angoscia sia prima che dopo il counselling e quelle post-consulenza sulle caratteristiche della sessione per rilevarne la profondità e la fluidità, è stato rilevato un aumento significativo della fiducia a resistere al gioco d’azzardo e a una significativa riduzione dell’angoscia dopo aver ricevuto la consulenza online (Rodda et al., 2016).

 

Conclusioni

In conclusione la ricerca riportata nell’articolo ci ha permesso di scoprire che i risultati positivi associati alla singola consulenza on line per il gioco d’azzardo sono coerenti con quanto è stato rilevato dalla letteratura sulla Terapia a Seduta Singola considerata efficace per una vasta gamma di disturbi (Talmon 1990). Sebbene sia necessario un ulteriore follow-up per determinare l’impatto della singola consulenza on line sui risultati a lungo termine dell’intervento, l’attuale studio permette di ampliare la letteratura disponibile sul tema fino ad accertare che una singola sessione di consulenza online ha un impatto immediato sulla sicurezza e sull’angoscia dei giocatori d’azzardo, che ne sperimentano degli effetti positivi almeno a breve termine.

 

Se vuoi saperne di più sulla Terapia a Seduta Singola e approfondire il metodo, puoi leggere il nostro link (clicca qui) “Terapia a Seduta Singola. Principi e pratiche” o partecipare a uno dei nostri workshop (clicca qui).

Angelica Giannetti
Psicologa, Psicoterapeuta
Team dell’Italian Center
for Single Session Therapy

Bibliografia

Dowling, M., & Rickwood, D. (2013). Online counseling and therapy for mental health problems: A systematic review of individual synchronous interventions using chat. Journal of Technology in Human Services, 31(1), 1–21.

Dowling, N., Smith, D., & Thomas, T. (2006). Treatment of female pathological gambling: The efficacy of a cognitive-behavioural approach. Journal of Gambling Studies, 22(4), 355–372.

Dowling, N., Smith, D., & Thomas, T. (2007). A comparison of individual and group cognitive-behavioural treatment for female pathological gambling. Behaviour Research and Therapy, 45, 2192–2202.

Dowling, N., Smith, D., & Thomas, T. (2009). A preliminary investigation of abstinence and controlled gambling as self-selected goals of treatment for female pathological gambling. Journal of Gambling Studies, 25(2), 201–214.

Dowling, N. A. (2013). Treatment of female problem gambling. In D. Richard, A. Blaszczynski, & L. Nower (Eds.), The Wiley-Blackwell handbook of disordered gambling (pp. 225–250). West Sussex: Wiley.

Dowling, N. A., Cowlishaw, S., Jackson, A., Merkouris, S., Francis, K., & Christensen, D. (2015a). The prevalence of comorbid personality disorders in treatment-seeking problem gamblers: A systematic review and meta-analysis. Journal of Personality Disorders, 29(6), 735–754.

Dowling, N. A., Cowlishaw, S., Jackson, A. C., Merkouris, S. S., Francis, K. L., & Christensen, D. R. (2015b). The prevalence of psychiatric comorbidity in treatment-seeking problem gamblers: A systematic review and meta-analysis. Australian and New Zealand Journal of Psychiatry, 49(6), 519–539.

Dowling, N. A., Rodda, S. N., Lubman, D. I., & Jackson, A. C. (2014). The impacts of problem gambling on concerned significant others accessing web-based counselling. Addictive Behaviors, 39(8), 1253–1257.

King, R., Bambling, M., Lloyd, C., Gomurra, R., Smith, S., Reid, W., et al. (2006a). Online counselling: The motives and experiences of young people who choose the internet instead of face to face or telephone counselling. Counselling and Psychotherapy Research, 6(3), 169–174.

King, R., Bambling, M., Reid, W., & Thomas, I. (2006b). Telephone and online counselling for young people: A naturalistic comparison of session outcome, session impact and therapeutic allience. Counselling and Psychotherapy and Research, 6(3), 175–181.

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