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“Terapia a Seduta Singola. Un’introduzione a principi e pratiche“

Come ottenere il massimo da ogni singolo incontro

Approfondiamo insieme alcuni aspetti

Testimonianze

Leggi nella sezione del Workshop TSS tutte le testimonianze lasciate da chi si è formato con noi.

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Ho iniziato già dal giorno seguente a mettere in pratica alcuni dei punti focali della TSS nel corso di sedute “tradizionali” già avviate da tempo e devo dire che ho percepito un miglioramento della mia esperienza soggettiva per quanto riguarda: -la focalizzazione dell’obiettivo del paziente all’interno della specifica sessione -la restituzione più puntuale degli aspetti di risorsa e impegno nel lavoro terapeutico (cosa che, mi sono accorta, accresce il senso di alleanza…) -e, più di tutto, un risultato migliore, in termini di efficacia, di un feedback sistematico nel corso della seduta!!! Tutto questo per dire che sono veramente molto soddisfatta dell’acquisizione di questo nuovo assetto metodologico e che sono molto felice di continuare a condividere con voi nuovi sviluppi della TSS ed esperienze personali !

Monica Leva - Psicologa, psicoterapeuta sistemico-relazionale

Ultimi aggiornamenti sulla Terapia a Seduta Singola

Uno dei primi contributi alle linee guida della terapia a Seduta singola

In un precedente articolo abbiamo parlato delle 11 Linee Guida pratiche per iniziare a fare Terapia a Seduta Singola, originariamente presentate dal gruppo di Rosenbaum, Hoyt e Talmon (1992).

 

Ma queste 11 linee guida da cosa si sono sviluppate?

Rosenbaum, Hoyt e Talmon e successivamente altri autori partiti dal loro metodo di Terapia a Seduta Singola, ripresero e svilupparono, infatti, le linee guida proposte da Bloom nel 1981.

Bernard Bloom, nel 1981 si occupò di curare un capitolo intitolato Focused single session therapy: Initial development and evaluation, del libro Forms of brief therapy di Simon Budman. In questa occasione, offrì per la prima volta una serie di linee guida da tenere in considerazione per praticare interventi di Terapia a Seduta Singola, che furono successivamente prese e sviluppate da Rosenbaum, Hoyt e Talmon (1990, 1992).

 

E’ importante però fare un chiarimento!

La TSS, come già detto in altri articoli, non ha un caposcuola. Sebbene Talmon venga giustamente riconosciuto come colui che per primo, si focalizzò sull’argomento e costituì un gruppo con cui studiare sistematicamente il fenomeno, non può essere considerato né il fondatore di un approccio, né un caposcuola, piuttosto, possiamo dire che Talmon e il suo gruppo hanno compiuto una serie di osservazioni e studi da cui altri autori sono partiti per massimizzare l’efficacia di ogni singola seduta.

 

Ma tornando a Bloom, vediamo quali sono queste linee guida che ha proposto, alcune tra l’altro ancora oggi in uso:

  • Identificare un problema focale
  • Non sottostimare le risorse del cliente
  • Essere prudentemente attivi
  • Esplorare, dopodiché presentare le interpretazioni cautamente
  • Incoraggiare l’espressione degli affetti
  • Utilizzare il colloquio per avviare un processo di problem solving
  • Monitorare il tempo
  • Non essere troppo ambiziosi
  • Ridurre al minimo questioni fattuali
  • Non concentrarsi eccessivamente sull’evento scatenante
  • Evitare derive
  • Non sovrastimare l’auto consapevolezza del cliente
  • Contribuire a mobilitare le risorse sociali
  • Educare quando alle persone sembrano mancare informazioni
  • Costruire un piano di follow up

 

Come accennato sopra, Talmon, Hoyt e Rosenbaum, ripresero e svilupparono queste linee guida, e partendo dai loro lavori, presso l’Italian Center for Single Session Therapy sono stati poi identificati i tre metodi principali di TSS, ciascuno con le proprie linee essenziali, che vengono riportate nell’articolo nominato all’inizio. I tre modelli sono:

  1. Il Metodo Californiano: parte dai primissimi studi di Talmon, Hoyt e Rosenbaum e dalla loro prima ricerca condotta al Kaiser Permanente, la struttura sanitaria presso cui tutti e tre lavoravano al tempo (Hoyt, 2009; Hoyt, 2000; Hoyt, 1994; Talmon, 1993; Hoyt, Rosenbaum & Talmon, 1992; Rosenbaum et al., 1990; Talmon, 1990).
  2. Il Metodo Canadese-Texano, rappresentato dal lavoro di Arnold Slive e Monte Bobele: il primo lanciò l’Eastside Family Center a Calgary (Canada), integrando le logiche della TSS in un servizio di walk-in, e il secondo realizzò un servizio simile presso la Our Lady of the Lake University di San Antonio (Texas), dopo un incontro con Slive. Da allora i due collaborano attivamente insieme, sviluppando un interessante metodo di Terapia a Seduta Singola (Bobele & Slive, 2014; Slive & Bobele, 2014, 2013, 2011; Bobele, Lopez, Scamardo & Solórzano, 2008; Slive, 2008; Slive, McElheran & Lawson, 2008).
  3. Il Metodo Australiano, rappresentato dai lavori condotti presso il Bouverie Center di Melbourne, il centro per famiglie diretto da Jeff Young: pur non avendo ancora scritto alcun libro, il Bouverie Center ha formato, fin dal 1994, svariate centinaia di terapeuti australiani e decine di strutture sanitarie sulle logiche della TSS. Ad esempio, nel 2004, il Department of Human Services dello Stato del Victoria commissionò al Bouverie Center la formazione di centinaia di terapeuti e manager afferenti alle strutture sanitarie della regione. Il metodo di questo centro viene spesso indicato come Single Session Work, poiché è stato capace di adattarsi a diverse figure professionali (psicologi, psicoterapeuti, psichiatri ma anche infermieri, assistenti sociali, dirigenti sanitari, ecc.). La bibliografia prodotta, in termini di articoli, è davvero vasta. Come riferimento si può vedere il numero monografico dell’Australian and New Zealand Journal of Family Therapy (Vol. 33, N. 1, 2012), interamente dedicato alla Terapia a Seduta Singola.

 

In questo articolo, come Italian Center for Single Session Therapy, riprendendo la storia, abbiamo riportato una serie di suggerimenti proposti da Bloom, presi in considerazione per sviluppare le successive linee guida per praticare la Terapia a Seduta Singola e riuscire a massimizzare l’effetto di ogni singolo e spesso unico incontro.

 

Veronica Torricelli
Psicologa, Psicoterapeuta
Team dell’Italian Center
for Single Session Therapy

 

 

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Come si può integrare la TSS nel Career Counselling?

In questo articolo vogliamo proporre un altro ambito professionale in cui integrare la TSS ovvero quello del Career Counselling.

 Per fare questo ci avvaliamo dell’approfondimento di uno studio rivolto a un piccolo gruppo di persone, condotto nel 2012 da Rosemary Barrett et al. sull’utilizzo del metodo della seduta singola presso un servizio di consulenza di carriera in un centro walk-in in Nuova Zelanda.

 

Da dove è nato l’interesse dell’utilizzo del metodo della TSS nel Career Counselling?

La mancanza di ricerche sulla consulenza di carriera a seduta singola ha portato R. Barrett a sviluppare un’indagine sui singoli pazienti da lei seguiti nella pratica professionale con il duplice obiettivo di ottenere, da un lato, un feedback specifico da parte dei clienti per meglio orientare il suo intervento; dall’altro lato, accertarsi che la consulenza di carriera mediante un’unica sessione fosse realmente efficace e valesse la pena proporla a potenziali clienti.

L’autrice dello studio, inoltre, ha notato nel corso del tempo che nel suo ambito professionale più che in altri ambiti di consulenza, è comune vedere un cliente solo per una singola sessione.

Quando i clienti ad esempio sono finanziati da un’agenzia, o sono inseriti in un programma di assistenza ai dipendenti, di solito concordano prima dell’inizio della consulenza che ci saranno diverse sessioni se necessario.

Tuttavia, i clienti che chiedono privatamente tale consulenza, sperano che una sessione sia sufficiente a causa dei costi, e potrebbero avere grandi aspettative per ciò che può essere raggiunto attraverso quell’unico incontro.

 

Cosa ha messo in luce la ricerca?

I risultati del sondaggio si sono mostrati coerenti con altre ricerche sulla consulenza in un’unica sessione (Stalker et al., 2012) in cui si dimostra che una singola sessione di counseling professionale può avere esiti positivi per la maggior parte dei clienti.

 La maggior parte degli intervistati ha indicato cambiamenti a breve e a lungo termine come risultato. La singola sessione può fornire rassicurazione, chiarimento ed energia; può consentire ai clienti di identificare le opzioni e può puntare a nuove direzioni. Per alcuni, la sua importanza risiede nell’individuare i problemi di carriera nel contesto della vita in generale; per altri offre incoraggiamento a continuare ed espandere il lavoro sulle loro carriere che stanno già facendo.

La maggior parte dei clienti, in particolare quelli che hanno identificato i cambiamenti che avevano apportato in seguito alla sessione, ritenevano comunque che più di una sessione sarebbe stata vantaggiosa. Sono stati scoraggiati per una serie di motivi, il più comune era il costo.

 Dal punto di vista di Barrett, quelli che avevano bisogno di ulteriori sessioni erano quelli che non avevano mai pensato a se stessi in termini di capacità, valori o attributi trasferibili. Potrebbero non aver mai pensato alla loro commerciabilità, non avevano davvero pensato di diventare qualificati, e quindi l’apprendimento istituzionale poteva sembrare estraneo. L’esperienza pratica indica che per chiunque attraversi le transizioni vita / lavoro, una serie di sessioni di counseling può essere spesso consigliabile.

 

A partire dai risultati sopra descritti può essere interessante conoscere un processo di consulenza di carriera a seduta singola e integrarlo nella propria pratica! Vediamolo qui di seguito!

Secondo Barrett nel processo di orientamento professionale, il punto fondamentale è rappresentato dalla prima sessione, che dura per un’ora o un’ora e mezza. Prima dell’incontro può esserci un contatto telefonico utile a impostare il processo in corso, ma quando un cliente entra nella stanza di consulenza inizia il vero lavoro.

Barrett osserva: “Quando so che un cliente può permettersi solo una sessione, sono estremamente concentrato. Poiché ciò accade frequentemente, questo diventa il mio modus operandi. Mi avvicino alla sessione con una mente aperta, senza un’idea preconcetta del risultato. All’inizio chiedo al cliente di identificare perché è qui e cosa voglia raggiungere entro la fine della sessione. Posso a questo punto chiarire in che misura le sue aspettative e il suo obiettivo per la sessione sono realistici, perché un’ora spesa per qualcosa di personale come la propria vita, i suoi successi e i fallimenti, la sua ricchezza e i suoi limiti, è un’esperienza insolita per molte persone.

Una checklist mentale può facilitare il processo di consulenza. Ecco di seguito alcuni punti da considerare:

  • raccontare la loro storia e vedere la loro situazione reale;
  • esporre le loro idee ed esaminarle logicamente, scoprendo se hanno già le informazioni di cui hanno bisogno;
  • essere sfidati su idee irrazionali, come “Sono troppo vecchio” o “un lavoro è per la vita”;
  • ascoltare le storie di altre persone per superare le difficoltà o seguire un percorso diverso;
  • ricevere conferma che alcuni aspetti del loro pensiero e pianificazione sono efficaci e che alcuni aspetti richiedono più esplorazione;
  • ricevere supporto nel loro processo, attraverso, ad esempio, un modello di dolore, transizione o sviluppo professionale.

Di solito, una singola sessione può essere intrapresa per una valutazione iniziale e alcuni problemi possono essere risolti nell’immediato oppure possono essere fornite informazioni sulla carriera che potrebbero essere valutate in ulteriori sessioni successive se ritenute necessarie.  

Le sessioni aggiuntive potrebbero includere la fornitura di informazioni, test di carattere professionale o di personalità e compiti a casa. Può anche essere discussa la necessità di ulteriori consulenze per alcune preoccupazioni specifiche che sono emerse.

Dopo una singola sessione, occasionalmente viene fornito un rapporto scritto. La consulenza in sé può sembrare intensa e inusuale, quindi quando alcuni clienti se ne vanno possono perdere il filo di ciò che è accaduto anche se al momento sembrava abbastanza.

 

Conclusioni

Sperimentarsi nell’applicazione di nuovi metodi e in diversi ambiti d’intervento può rappresentare un elemento di qualità professionale. L’introduzione della TSS nell’orientamento professionale potrebbe inoltre ampliare la ricerca in un settore ancora poco esplorato e allo stesso tempo rendere più accessibile alle persone tale servizio.  

 

Se sei un professionista interessato a formarti nella Terapia a Seduta Singola e ampliare il tuo bagaglio di strumenti professionali ti ricordiamo che il prossimo workshop organizzato dall‘Italian Center for Single Session Therapy si terrà a Roma, il 12 e 13 gennaio 2018 (per info e iscrizioni).

 

Angelica Giannetti
Psicologa, Psicoterapeuta
Team dell’Italian Center
for Single Session Therapy

 

 P.S.: vuoi saperne di più sulla Terapia a Seduta Singola? Scarica gratuitamente un estratto del nostro libro “Terapia a seduta singola. Principi e pratiche”, pubblicato da Giunti Editore (clicca qui)

 

Bibliografia

Stalker, C. A., Horton, S., & Cait, C.-A. (2012). Single-session therapy in a walk-in counselling clinic: A pilot study. Journal of Systemic Therapies, 31(1), 38–52.

Talmon, M. (1990). Single session therapy: Maximizing the effect of the first (and often only) therapeutic encounter. San Francisco, CA: Jossey-Bass.

 

Terapia a Seduta Singola: quali vantaggi per le strutture pubbliche?

Gli interventi clinici e formativi nonché gli studi condotti dall’Italian Center for Single Session Therapy stanno progressivamente incrementando la diffusione della Terapia a Seduta Singola in Italia, contribuendo ad arricchire la ricerca e ad individuare nuovi ambiti e contesti di applicazione.

A tal proposito, infatti, non solo si è verificato un incremento della pratica privata ma anche un’apertura da parte delle strutture sanitarie le quali, sulla scia di quanto già accaduto in diverse parti del mondo (come ad esempio l’Eastside Family Therapy Centre in Canada, il Bouverie Centre in Australia, il Community Counseling Center in Texas ed il Reach Out Centre for kids in Ontario), hanno riscontrato la necessità di adeguarsi ai cambiamenti delle persone e più in generale della società.

Se infatti il terapeuta privato ha la possibilità di avvicinare le persone grazie alla proposta di un singolo incontro e di massimizzare l’efficacia della terapia, la TSS ha perfettamente incontrato anche la necessità delle strutture sanitarie di far fronte a varie situazioni quali ad esempio ridurre le liste d’attesa, rispondere alle esigenze di servizi immediati e avvicinare un crescente numero di utenti ad un servizio che risulti più confacente ai loro bisogni (poche o una sola seduta anziché la prospettiva di lunghe terapie).

Alla luce di quanto esposto finora riportiamo di seguito alcune considerazioni in merito all’utilità dell’implementazione della TSS nei servizi pubblici.

La TSS riduce le liste d’attesa.

Gli studi hanno mostrato la piena capacità della Terapia a Seduta Singola di ridurre notevolmente i tempi di attesa dei servizi di psicoterapia, grazie ad uno sfoltimento delle liste dovuto all’ampia percentuale di persone che con una sola seduta hanno risolto il proprio problema, lasciando così spazio ad altre persone (Weiret al., 2008). Le persone risolvono i propri nodi in pochi incontri e ciò garantisce l’accesso ai servizi di salute mentale ad un numero maggiore di utenti. Questo aspetto acquisisce valore tanto nell’ottica della prevenzione quanto in quella dell’intervento poiché la velocità dell’accesso ai servizi riduce la possibilità che si verifichi un peggioramento della condizione di salute mentale nella persona.

La TSS riduce i costi.

Meno sedute affronta il paziente minori saranno i costi affrontati dal sistema sanitario che, al contrario, potrà destinare quei fondi al soddisfacimento dei bisogni di salute mentale di altri utenti. Questo si allinea perfettamente con la politica sanitaria di implementazione di pratiche low-cost che siano in grado di non andare a scapito della qualità (IBM, 2008)

 La TSS promuove un intervento focalizzato

Ovvero agisce sui bisogni impellenti e prioritari della persona attraverso soluzioni su misura, eliminando e/o riducendo drasticamente il sintomo e delegando, se il paziente lo desidera, ad altri centri/comunità/servizi privati deputati alla presa in carico di problematiche relative alla salute mentale, un’analisi profonda che vada alla ricerca delle cause di un dato malessere.

 Meno sedute più professionisti!

Un intervento di terapia breve, in virtù della sua azione rapida, garantisce una maggiore disponibilità di professionisti nei contesti sanitari che, quindi, possono far fronte alle richieste di accesso ai servizi in costante aumento. Ciò favorisce una riorganizzazione delle risorse, sia economiche sia umane, che possono essere ridirezionate laddove sia necessario. Senza considerare, inoltre, che gli studi mostrano anche una riduzione del burn out e un aumento della soddisfazione del personale (Weir et al., 2008).

 

In questo breve articolo abbiamo cercato di racchiudere alcune considerazioni che, secondo noi, possono rappresentare un valido motivo di interesse, da parte delle strutture pubbliche, verso questo innovativo modello di intervento. L’apertura verso nuovi ed efficaci modi di aiutare le persone in ambito clinico e sanitario significa soprattutto essere disposti ad assumere il punto di vista di sistemi (persone, società ecc.) in continuo cambiamento.

 

Per coloro che vogliono formarsi nella Terapia a Seduta Singola ricordiamo che il prossimo workshop organizzato dall‘Italian Center for Single Session Therapy si terrà a Roma, il 12 e 13 gennaio 2018 (per info e iscrizioni).

 

Simonetta Bonadies
Psicologa, Psicoterapeuta
Team dell’Italian Center
for Single Session Therapy

 

 P.S.: vuoi saperne di più sulla Terapia a Seduta Singola? Scarica gratuitamente un estratto del nostro libro “Terapia a seduta singola. Principi e pratiche”, pubblicato da Giunti Editore (clicca qui)

Bibliografia

Cannistrà, F. Piccirilli, F. (2018). Terapia a seduta singola. Principi e pratiche. Giunti editore.

Hoyt, M.F. Talmon, M. (2018). Capturing the moment. Terapia a seduta singola e servizi walk-in

The Bouverie Centre, Victoria Family Institut. Implementation of Single Session Work at your service: a guide for managers.