Terapia a Sessione Singola, Terapia “una alla volta” o entrambe?

Terapia a Sessione Singola, Terapia “una alla volta” o entrambe?

Con l’articolo di oggi parliamo di due modalità di nominare la Terapia a Seduta Singola, ovvero “Terapia a Seduta Singola” o Terapia “una alla volta” (in inglese Single-Session One-At-A-Time) al fine di comprenderne meglio il significato e le ragioni del diverso utilizzo.  

Alcuni studiosi come Windy Dryden, ad esempio, preferiscono utilizzare entrambi i termini in maniera combinata con l’intento di sfatare alcuni miti che si creano intorno alla TSS da parte di chi approccia per la prima volta al metodo.

Uno di questi miti è che non sia possibile ottenere un risultato attraverso una singola sessione, l’altro invece, collocato sul versante opposto, è che la TSS debba necessariamente durare solo una sessione.

 

 

Approfondiamo le differenze dei due termini!

  • Jeff Young (2018), esponente della TSS in Australia e nel mondo, sostiene che il termine Terapia a Seduta Singola sia impreciso, dato che le persone anche quando accedono ai servizi in cui si offre la TSS hanno sempre la disponibilità di ulteriori sessioni. Tuttavia è un termine che dovrebbe essere mantenuto in quanto sfida il pensiero clinico tradizionale secondo il quale non sia possibile ottenere un risultato attraverso un singolo incontro.

 

  • Il termine Terapia “One-At-A-Time” (OAAT) è stato introdotto da Michael Hoyt (2011), fondatore del metodo, con l’intento di trasmettere l’idea che “una tantum” non significa necessariamente “una tantum”. Ciò potrebbe non attrarre le persone che sono incuriosite dal termine TSS, ma ridurrebbe al minimo la resistenza nei confronti del semplice termine “terapia a sessione singola”.

 

 

Vediamo ora le caratteristiche principali della Terapia a Seduta Singola “una alla volta”!

Secondo Dryden lavorare come terapeuta TSS “una alla volta” implica che il terapeuta e il cliente diano un contributo complementare al processo e al successo dell’intervento. Tale idea è alla base della TSS in generale e di seguito elenchiamo i rispettivi contributi del terapeuta e del paziente.

 

I contributi del terapeuta.

  • Porre attenzione sul qui e ora e creare un’aspettativa realistica verso la TSS “una alla volta”.
  • Chiedere al cliente come può essere aiutato al meglio.
  • Sviluppare un obiettivo di fine sessione.
  • Concordare un focus per la sessione.
  • Mantenersi in pista.
  • Identificare e utilizzare i punti di forza del cliente.
  • Incoraggiare il cliente a utilizzare le risorse ambientali.
  • Identificare e utilizzare i precedenti tentativi del cliente di affrontare il problema.
  • Negoziare una soluzione.
  • Incoraggiare il cliente a provare la soluzione.
  • Incoraggiare il cliente a riflettere sulla sessione, digerire ciò che ha imparato, agire su di esso, lasciare che il tempo passi prima di cercare ulteriore aiuto.
  • Unire ciò che il cliente e il terapeuta apportano al processo di terapia (Bloom, 1992; Hoyt & Talmon, 2014)

 

I contributi del cliente.

I contributi del cliente al processo di TSS sono stati esplicitati in una serie di pubblicazioni (Dryden, 2019; Hoyt, Bobele, Slive, Young & Talmon, 2018; Hoyt & Talmon, 2014; Talmon, 1990).

  • Esprimere ciò che desidera dal processo.
  • Stabilire un obiettivo realistico.
  • Assumere un ruolo attivo nella sessione.
  • Identificare e utilizzare i punti di forza interni nel processo.
  • Identificare e utilizzare risorse esterne nel processo.
  • Specificare i tentativi passati per risolvere il problema e prepararsi a utilizzare gli elementi costruttivi di questi tentativi.
  • Esprimere una mentalità aperta sulle soluzioni.
  • Prepararsi a provare la soluzione scelta nella sessione.
  • Sviluppare un piano d’azione per implementare la soluzione.
  • Esprimere dubbi e riserve su qualsiasi aspetto di quanto discusso in seduta.
  • Impegnarsi nel processo di riflessione e decisione dopo la sessione.

 

 

Ora vediamo invece i contributi al processo della TSS “una lla volt” di Dryden!

Dryden nel suo approccio unisce i principi generali della terapia Terapia “One-At-A-Time” elencati sopra con alcune componenti specifiche del suo modo di praticarla quali: la teoria dell’alleanza di lavoro; il pluralismo; la Terapia Razionale Emotiva Comportamentale (REBT).

  • Teoria dell’alleanza di lavoro: Bordin (1979) proponeva un modello tripartito dell’alleanza di lavoro (il legame, gli obiettivi e i compiti) a cui Dryden (Dryden, 2011) ha aggiunto una quarta componente (la visualizzazione). Questo modello sostiene che una terapia efficace si basa sul fatto che il terapeuta e il cliente abbiano un buon legame di lavoro con punti di vista condivisi su questioni salienti, in cui entrambi implementano compiti per raggiungere gli obiettivi terapeutici.
  • Pluralismo terapeutico: una prospettiva pluralistica sulla psicoterapia incoraggia i terapeuti ad assumere una posizione ‘sia-e’ piuttosto che ‘aut-aut’ nei confronti dei fenomeni clinici. Inoltre permette ai terapeuti di prendere molto seriamente le opinioni dei clienti sui loro problemi, sulle possibili soluzioni e considerare che diversi approcci terapeutici possano offrire molto nella Terapia “One-At-A-Time”.
  • Terapia razionale emotiva comportamentale (REBT): mentre l’obiettivo principale nella Terapia “One-At-A-Time” è focalizzato sulla visione del problema del cliente e su quella che pensa sia la migliore soluzione al problema, ci sono momenti in cui il cliente desidera ascoltare la visione del problema da parte del terapeuta e ciò che propone come soluzione. Quando accade ciò, Dryden utilizza il framework ABC per offrire una valutazione del problema basata sulla Terapia Razionale Emotiva Comportamentale per vedere se questo ha senso per il cliente (Ellis &Dryden, 1987).

 

 

Conclusioni

Per concludere la TSS “One-At-A-Time” è una combinazione di ciò che il cliente apporta al processo e di ciò che il terapeuta apporta al processo. Nell’articolo, inoltre, è stato preso come esempio di tale combinazione l’approccio adottato da Dryden, il quale prevede una combinazione di principi generali della TSS “One-At-A-Time” che possono essere sostenuti dalla maggior parte dei praticanti del metodo e componenti specifiche della sua pratica che derivano dalla teoria dell’alleanza di lavoro, dal pluralismo e dalla Terapia Razionale Emotiva Comportamentale.

 

 

Se vuoi saperne di più sulla Terapia a Seduta Singola e approfondire il metodo, puoi leggere il nostro link (clicca qui) “Terapia a Seduta Singola. Principi e pratiche” o partecipare a uno dei nostri workshop (clicca qui).

Angelica Giannetti
Psicologa, Psicoterapeuta
Team dell’Italian Center
for Single Session Therapy

 

 

Bibliografia.

Cannistrà, F., & Piccirilli, F. (2018). Terapia a Seduta Singola: Principi e pratiche. Giunti Editore.

Dryden, W. (2020). Single-Session One-At-A-Time Therapy: A Personal Approach, Australian and New Zealand Journal of Family Therapy from https://onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1002/anzf.1424?af=R

Bloom, B.L. (1992). Planned Short-term Psychotherapy: A Clinical Handbook. Boston, MA: Allyn and Bacon.

Bordin, E.S. (1979). The generalizability of the psychoanalytic concept of the working alliance. Psychotherapy: Theory, Research & Practice, 16, 252– 260.

Dryden, W. (2011). Counselling in a Nutshell, ( 2nd ed). London: Sage.

Dryden, W. (2019). Single-session ‘One-at-a-time Therapy: A Rational Emotive Behaviour Therapy Approach. Abingdon, Oxon: Routledge.

Ellis, A., & Dryden, W. (1987). The Practice of Rational-emotive Therapy. New York: Springer.

Hoyt, M.F. (2011). Foreword, in A. Slive & M. Bobele (Eds.), When One Hour is All You Have: Effective Therapy for Walk-in clients (pp. xix– xv). Phoenix, AZ: Zeig, Tucker, & Theisen.

Hoyt, M.F., Bobele, A., Slive, J., Young, J., & Talmon, M. (Eds.) (2018). Single-session Therapy by Walk-in or Appointment: Administrative, Clinical, and Supervisory Aspects of One-at-a-time Services. New York: Routledge.

Hoyt, M.F., & Talmon, M.F. (Eds.) (2014). Capturing the Moment: Single Session Therapy and Walk-in Services. Bethel, CT: Crown House Publishing.

Simon, G.E., Imel, Z.E., Ludman, E.J., & Steinfeld, B.J. (2012). Is dropout after a first psychotherapy visit always a bad outcome? Psychiatric Services, 63(7), 705– 707.

Spinelli, E., & Marshall, S. (Eds.) (2001). Embodied Theories. London: Continuum.

Talmon, M. (1990). Single Session Therapy: Maximising the Effect of the First (and Often Only) Therapeutic Encounter. San Francisco: Jossey-Bass.

Young, J. (2018). SST: The misunderstood gift that keeps on giving, in M.F. Hoyt, M. Bobele, A. Slive, J. Young & M. Talmon, (Eds.), Single-session Therapy by Walk-in or Appointment: Administrative, Clinical, and Supervisory Aspects of One-at-a-time Services (pp. 40– 58). New York: Routledge.

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Angelica Giannetti