Ridurre le liste d’attesa con la Terapia a Seduta Singola

Ridurre le liste d’attesa con la Terapia a Seduta Singola

Carlo, nome di fantasia, ci contatta per un problema: deve assolutamente risolvere i suoi attacchi di panico. Ha una famiglia, dei figli, e la situazione si è fatta grave: non guida più per l’ansia e la moglie non ha la patente, quindi ha dovuto prendersi un permesso per malattia dal lavoro (che dista oltre 70 chilometri dalla sua abitazione).

Siamo a maggio e ha chiesto un appuntamento al Centro di Salute Mentale della sua ASL di riferimento. Gli è stato dato a dicembre.

Il caso di Carlo, recente e reale, ci è sembrato emblematico per un problema diffuso in molti sistemi sanitari, compreso il nostro: le lunghe liste d’attesa per una visita psicologica – e non solo.

In questo articolo, dati alla mano, cercheremo di spiegare come la Terapia a Seduta Singola è una risposta adeguata per ridurre le liste d’attesa in sanità.

La rabbia per le liste d’attesa

È notizia di questi giorni che 2 italiani su 5 (37,8%) prova rabbia verso il sistema sanitario per via delle liste d’attesa troppo lunghe (Adnkronos, 2018).

Il fatto non è nuovo e riguarda da vicino anche le visite psicologiche nelle ASL e nei centri pubblici. Vediamo qualche dato, facendo delle precisazioni: si tratta di alcuni casi a mero titolo esemplificativo, non vanno generalizzati ma solo letti per avere delle idee di alcune condizioni.

Inoltre ci teniamo a precisare che in alcun modo vogliamo che questi dati vengano presi come “segni di malasanità”, di “cattiva gestione”, o di una più generica critica verso le strutture sanitarie e i suoi operatori. Seppure potrebbe aver vissuto esperienze poco piacevoli, il lettore deve immaginare che il lavoro della maggioranza dei dipendenti dei servizi di sanità pubblica è teso a garantire la migliore prestazione possibile con le risorse che hanno a disposizione. Il problema specifico delle liste d’attesa, ripetiamo, non riguarda solo gli esempi qui riportati, né tantomeno solo il nostro Paese: è un problema generale della maggior parte dei Paesi e dei sistemi sanitari del mondo.

Liste di attesa: esempi nel Lazio

Secondo un’inchiesta dell’Ordine degli Psicologi del Lazio, in questa regione si aspetta fino a un anno e mezzo prima di poter completare il servizio di diagnosi di Disturbo Specifico dell’Apprendimento: da notare che senza la certificazione della ASL le scuole non possono attivare il piano didattico personalizzato (le certificazioni private non vanno bene – Affaritaliani, 2017).

L’Ordine sottolinea che in media, nelle diverse Regioni, la lista di attesa è comunque di 6 mesi (più di metà anno scolastico).

Se i professionisti del sistema sanitario fossero messi in grado di ridurre i tempi di attesa per una visita, come un consulenza psicologica o una psicoterapia, collateralmente ne beneficerebbero anche altri servizi, come appunto quelli diagnostici.

Nel più generico ambito dei disturbi mentali e dei problemi di natura psicologica, uno psicologo della ASL Rm1 di Roma ha avuto un’idea largamente apprezzata. Mentre i pazienti sono in lista di attesa, si ritrovano in un gruppo di sostegno “non ufficiale” a cui il professionista offre gratuitamente i propri servizi. L’attesa a Roma, infatti, è di 4-5 mesi (Corrieredellasera.it, 2016).

Liste di attesa: esempi in Lombardia

tempo attesa visitaSpostandoci nei grandi centri, secondo un articolo del 2015, in una grande città come Milano si possono aspettare da 30 giorni a 6 mesi, prima di poter fare una visita psicologica (Linkiesta, 2015).

Infatti, “chi soffre di depressione, di disturbi d’ansia, di attacchi di panico si trova spesso a dover affrontare tempi di attesa interminabili. Ancora più difficile diventa la lotta per chi deve combattere con situazioni come i disturbi del comportamento alimentare, i disturbi di personalità, le problematiche familiari, i disagi e i disturbi infantili e adolescenziali che necessitano di specifiche prese in carico, spesso lunghe e complesse.”

Liste di attesa: esempi in Sardegna

Il depliant ufficiale del servizio di Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza della ASL di Oristano (consultabile qui) specifica apertamente che “la lista di attesa per le prime visite può essere di diversi mesi”.

Liste di attesa: esempi in Toscana

A Prato, in Toscana, il padre di una diciassettenne che soffriva (speriamo di poter parlare al passato) di attacchi di panico, si vide dare alla ASL il primo appuntamento 14 mesi dopo (Notiziediprato, 2014). Era il dicembre del 2014 e l’appuntamento gli fu dato per il 16 febbraio del 2016.

Peraltro la encomiabile risposta della ASL al problema fu quella di aumentare il tempo dedicato alle visite psicologiche, arrivando a 20 ore settimanali. Se però da un lato l’impatto che questo avrà sulle liste d’attesa è tutto da verificare, dall’altro apre nuovi scenari e problemi, tra cui:

  • un aumento della spesa pubblica sanitaria
  • un aumento delle ore dedicate dal personale a quel tipo di visite (e quindi, probabilmente, una diminuzione delle ore dedicate ad altri progetti)
  • una possibile ricaduta troppo leggera in termini di riduzione delle liste d’attesa, per via del crescente aumento di richiesta di servizi di salute e benessere psicologico

Liste di attesa: esempi in Trentino Alto-Adige

attesa visitaSul sito della ASL di questa Regione non siamo riusciti a trovare le liste di attesa per delle visite psicologiche o psichiatriche, ma per quelle neurologiche, a seconda delle città, si attendono dai 98 ai 288 giorni (clicca qui).

 

Ridurre le liste di attesa con la Terapia a Seduta Singola

Nel libro Terapia a seduta singola. Principi e pratiche, riportiamo anche alcuni esempi di come la TSS permetta di ridurre le liste di attesa di diversi servizi. Citiamone, ad esempio, 2:

  • nello Stato di Victoria, in Australia, la TSS è stata implementata da quasi una ventina di distretti sanitari. Le liste di attesa si sono ridotte di una settimana nei servizi già virtuosi, e sono diminuite di 47 settimane in quelli che avevano tempi di attesa più lunghi.
  • nella provincia dell’Ontario, in Canada, il ROCK (Reach Out Centre for Kids), un centro per bambini, adolescenti e famiglie che riceve migliaia di casi ogni anno grazie a 5 cliniche sparse sul territorio, ha introdotto un giorno a settimana di walk-in (terapia ad accesso diretto, senza appuntamento – leggi qui), in cui viene fatta Terapia a Seduta Singola. Fino a quel momento la lista di attesa arrivava fino a 2 anni. Con l’introduzione del servizio di TSS le liste di attesa sono scese di 18-20 mesi.

In generale l’attenzione verso i walk-in services (servizi ad accesso diretto) sta crescendo in tutto il mondo, perché sembrano essere la risposta più efficace ed efficiente a una serie di problematicità attuali, tra cui:

  • la necessità di avere un supporto psicologico in tempi brevi
  • la necessità di iniziare un percorso che sia breve
  • la possibilità di abbattere stereotipi e diffidenze verso i servizi psicologici
  • la possibilità di rispondere al crescente numero di richieste di tali servizi

In Italia stiamo ancora cercando di capire che portata abbiano le logiche walk-in nei servizi psicologici, benché lo scenario ci sembri ancora lontano da quello di altri Paesi. Un caso d’eccezione si trova a Milano, dove due colleghe psicologhe, formatesi presso di noi in Terapia a Seduta Singola, hanno avviato un servizio di walk-in psicologico che sta avendo un crescente successo e di cui parleremo prossimamente.

A questo punto, vediamo più nel dettaglio come la Terapia a Seduta Singola per le liste d’attesa possa essere un’ottima soluzione.

Come la Terapia a Seduta Singola risolve i lunghi tempi di attesa in sanità

Come ampiamente riportato nel libro, la TSS si basa su dei fatti, così sintetizzabili:

  1. Il numero più frequente di sedute in psicoterapia/consulenza psicologica è 1: cioè una gran quantità di persone (mediamente tra il 20 e il 40% a seconda degli studi) si presenta per una sola seduta e poi non torna più
  2. La maggior parte di essi, quando gli viene chiesto perché non abbiano chiesto un secondo incontro (o, più spesso, quando non si siano presentati al secondo incontro programmato), rispondono: “Perché sto bene: quel singolo incontro mi è stato sufficiente
  3. I follow-up a mesi e anni di distanza hanno mostrato che questo risultato si mantiene per la grande maggioranza di loro
  4. Quando si propone attivamente una TSS (cioè quando si dà la possibilità alla persona di scegliere se quell’incontro è sufficiente – e ovviamente si applicano i principi della TSS), tra il 40 e il 60% delle persone, alla fine della seduta, ritiene di non aver bisogno di altri incontri: naturalmente il professionista lascia la porta aperta, cosicché la persona sa di poter tornare qualora ne avesse bisogno
  5. In generale, poi, la TSS permette di rendere più efficiente (breve) il percorso di terapia/consulenza, poiché è un approccio che punta ad aiutare la persona a individuare e utilizzare le proprie risorse

Dati questi fatti, ecco perché avere degli operatori formati in Terapia a Seduta Singola potrà ridurre fortemente le liste di attesa – e generare anche altri vantaggi:

  • Una gran quantità di persone non si presenta al secondo appuntamento

    In un nostro studio su 499 persone afferenti a 3 diversi servizi di consulenza psicologica/psicoterapica di 3 diverse città della Regione Lazio, circa il 25% di esse non si era presentata al secondo appuntamento. Questo vuol dire che 1 appuntamento su 4 viene cancellato di default. In pratica, ogni 3 ore di consulenza, ne viene persa una. O, in altri termini, su 4 ore destinabili a 4 persone, una di fatto rimane vuota, mentre potrebbe essere sfruttata per vedere qualcun altro (spesso la cancellazione della seduta è più un no show, cioè la persona ha preso un appuntamento ma non si presenta, senza avvertire).

    Un operatore formato in TSS imposta il primo incontro in modo da massimizzarne l’efficacia. Alla fine chiede alla persona se, secondo lei, quell’incontro è stato sufficiente o se vuole un secondo appuntamento. Come detto, molte (il 40-60%) risponderanno che è sufficiente, e già così si può comprendere come la lista di attesa viene ridotta notevolmente: in altre parole, nel 40-60% di casi non si faranno altre sedute (con un miglioramento – e una soddisfazione – della persona mantenuto nei follow up).

    In più, è molto più probabile che la persona che prenda il secondo appuntamento si presenti, poiché avrà avuto l’occasione di valutare già nel corso della prima persona che, in effetti, desidera ulteriori incontri.

  • Le risorse vengono ottimizzate

    È comprensibile come, da quanto appena detto, gli operatori, a parità di ore di lavoro, possano concentrarsi su più persone o su più progetti. Anziché avere delle “ore di buco” per via di appuntamenti mancati, è più probabile che possano vedere qualcun altro, oppure dedicare quelle ore ad altri progetti o compiti.

    In particolare, una logica walk-in potrebbe fare una grande differenza. Aprire, ad esempio, una finestra (come nel caso del ROCK, per esempio), in cui le persone possano presentarsi senza appuntamento, sapendo di poter incontrare subito uno psicologo, permette di essere più efficienti.

    Di fatto questo già avviene con uno specifico servizio: il colloquio di accoglienza. In molti centri, la persona si presenta senza appuntamento e viene ricevuta per un colloquio di accoglienza, che ha l’obiettivo di raccogliere la domanda, i dati e i contatti, per essere poi richiamata dall’operatore a cui verrà affidata o per essere messa in lista d’attesa.

    Integrare i principi della TSS in questa fase diviene una risorsa in più. Il colloquio di accoglienza si trasforma di fatto in una seduta di consulenza e i dati ci dimostrato che circa 1 persona su 2 (il 40-60% citato sopra) non chiederà altre visite, ritenendo quella soddisfacente. Le altre persone potranno entrare nel tradizionale processo di terapia fatto di più sedute.

  • La terapia di più sedute viene resa più efficace ed efficiente

    La TSS non sostituisce una terapia di più sedute, semmai la integra, nel senso che viene chiesto alla persona di scegliere lei se pensa di aver bisogno di altri incontri, o se ritiene che quella singola seduta sia sufficiente – precisando che in ogni momento potrà tornare e fare altri incontri.

    Impostando così la terapia, ogni seduta può essere potenzialmente l’ultima – sarà il paziente a decidere. Infatti, i principi e le pratiche della TSS concepiscono ogni incontro come completo in sé e la persona può raggiungere più velocemente i propri obiettivi. Come ho precisato nella prefazione alla traduzione italiana di Capturing the moment (Cannistrà, 2018 – in stampa), una curatela di Hoyt e Talmon sulla TSS, lo psicologo può svolgere diverse funzioni per la persona, che spesso non ha bisogno che questo la aiuti a “risolvere” il problema: potrebbe bastarle avere delle strategie per farlo da sé, o uno spazio di confronto, o di gestione dell’emergenza, ecc.

    Tutte cose che, impostate con l’ottica della TSS, possono trovare spazio in un’unica seduta e non necessitare di più incontri; posto che, ovviamente, sarà la persona a decidere.

  • Gli operatori hanno una linguaggio comune e riducono il burn out.

    Alcuni studi hanno mostrato che la TSS, tra le varie cose, risulta vantaggiosa anche per gli operatori. Ad esempio, permette agli psicologi di avere un linguaggio condiviso, cosa fondamentale a fronte di una frammentazione di scuole, orientamenti e paradigmi teorici.

    Inoltre, la possibilità concreta e visibile seduta stante di aiutare le persone (data dal fatto che sono loro stesse a dire: “Ritengo che in questo incontro abbiamo raggiunto l’obiettivo che ci eravamo posti, grazie”), aumenta il senso di competenza e riduce il distress e il conseguente burn out legati ad appuntamenti mancati, drop-out “inspiegabili”, ecc.

    Inoltre facilita anche il lavoro stesso: il lavoro con una persona vista immediatamente, o dopo poco tempo, può essere molto più facile di quello con qualcuno visto settimane, mesi (o più di un anno!) dopo che aveva contattato il centro per un problema, che ora, chissà in cosa si è trasformato.

  • Le persone e il sistema sanitario ne guadagnano.

    Oltre ai vantaggi elencati sopra, tra i dati riportati nel nostro libro (e nei libri internazionali dedicati alla TSS) c’è l’evidenza che le persone che trovano sostegno nella terapia (fosse anche di una sola seduta) riducono il ricorso ad altre forme di medicalizzazioni. In diversi suoi scritti, Hoyt riporta che questo può essere abbassato fino al 60%.

    Nicola Piccinini, presidente dell’Ordine degli Psicologi del Lazio, ha riassunto una serie di studi che mostrano come la consulenza psicologica permetta un risparmio dei costi sanitari enorme: si arriva anche al 20-30% di risparmi in termini di costo dell’assistenza sanitaria (Piccinini, 2017).

 

spesa sanitaria

I corsi in TSS durano solo due giorni. Non ne servono di più.

In tutto il mondo, i principali “erogatori” di TSS fanno corsi di questa durata. Diviene molto facile, perciò, integrarla all’interno dei propri servizi. Noi, peraltro, privilegiamo un aspetto fortemente pratico ed esperienziale della formazione, in modo tale da permettere ai partecipanti di acquisire immediatamente i principi della TSS.

La pratica continuativa, ovviamente, è ciò che rende perfetti (per questo, in accordo con i committenti, prevediamo percorsi di follow up della formazione), ma ciò che vogliamo assicurare, e che riportano le persone formate con noi, è che dopo le due giornate di formazione il partecipante sa subito come fare una TSS. Anzi, di più: avrà già applicato una prima TSS completa durante la seconda giornata.

In poco più di un anno, abbiamo formato i primi 100 terapeuti a Seduta Singola. E stiamo già terminando i posti per il prossimo workshop (clicca qui). Naturalmente, per le strutture sanitarie più complesse, prevediamo dei corsi in loco, sia andando direttamente noi a formare gli operatori della struttura, sia calzando la formazione sulle sue specifiche esigenze.

Una di queste è e sarà sempre di più la riduzione delle liste di attesa. E la soluzione pare possa venire proprio dall’interno.

Flavio Cannistrà
Psicologo, Psicoterapeuta
Founder dell’Italian Center
for Single Session Therapy

Se vuoi saperne di più sulla Terapia a Seduta Singola e approfondire il metodo, puoi leggere il nostro link (clicca qui) “Terapia a seduta singola. Principi e pratiche”o partecipare a uno dei nostri workshop (clicca qui).

 

Riferimenti bibliografici

Adkronos (2018). Liste d’attesa ed errori, 1 italiano su 3 prova rabbia verso Ssn
Affaritaliani.it (2017). La Regione abbandona i bambini dislessici: 18 mesi per una diagnosi di DSA
Cannistrà, F. (2018). Prefazione. In M. F. Hoyt & M. Talmon (a cura di). Capturing the moment. Terapia a seduta singola e servizi walk-in. Roma: CISU.
Corrieredellasera.it (2016). Via Sabrata, diventano un gruppo d’aiuto le liste d’attesa in psicoterapia
Linkiesta.it (2015). Milano offre psicologi a chi non può permetterseli
Notiziediprato.it (2014). Sanità, vuol fissare visita psicologica per la figlia: “Venga il 16 febbraio 2016”. E per un’infiltrazione ci vogliono 6 mesi di attesa
Piccinini, N. (2017). L’intervento psicologico abbatte i costi sanitari e produce benefici economici, clinici ed organizzativi