
Nell’articolo di oggi si affronterà in termini esplorativi la possibile applicazione del mindset a seduta singola nell’ambito giuridico.
Sono Deborah De Luca, psicologa clinica, e nel mio lavoro clinico accompagno le persone attraverso percorsi di cambiamento mirati al raggiungimento di obiettivi concreti. Credo in una psicologia capace di leggere la complessità delle relazioni e di intervenire in modo mirato, rispettoso e profondamente orientato alle risorse individuali e ai contesti di vita.
Accanto all’attività clinica, sto ampliando le mie competenze nell’ambito della psicologia giuridica, un’area che mi consente di integrare lo sguardo psicologico con le dinamiche del contesto legale, operando con maggiore consapevolezza, rigore e responsabilità nei contesti complessi.
In qualità di redattrice di questo blog, colgo l’opportunità di condividere e diffondere le mie conoscenze e riflessioni con il mondo scientifico, creando uno spazio di dialogo tra teoria, pratica clinica e ricerca. Scrivere diventa così uno strumento di confronto, crescita e divulgazione, attraverso cui contribuire a una comprensione sempre più articolata e attuale dei fenomeni psicologici.
Il mio lavoro si fonda sull’incontro tra ascolto e intervento, tra pensiero teorico ed esperienza sul campo, con l’obiettivo di promuovere cambiamenti significativi e sostenibili, nel rispetto dell’unicità di ogni storia.
Ed oggi scrivo questo articolo per chiedervi: è possibile integrare la psicologia giuridica con la Terapia a Seduta Singola?
Psicologia giuridica e consulenze tecniche: un setting naturalmente “a seduta singola”
Nei corridoi dei tribunali il tempo assume una qualità particolare: è denso, formale, scandito da atti, verbali, perizie. Non concede dilazioni emotive, non tollera ambiguità. Ogni parola pesa, ogni valutazione incide, ma molto spesso, proprio in questo spazio simbolico, dove la soggettività incontra la norma, la psicologia giuridica è chiamata a un compito delicato: comprendere la complessità dell’essere umano entro i confini stringenti di un mandato peritale.
La consulenza tecnica — d’ufficio (CTU) o di parte (CTP) — è spesso un incontro unico, circoscritto, finalizzato. Non è psicoterapia in senso tradizionale, non è presa in carico, non è processo lungo. È piuttosto un’udienza clinica: una sola occasione per raccogliere, valutare, restituire senso. E proprio in questo scenario, la Terapia a Seduta Singola (Single-Session Therapy, SST) può rivelarsi un modello teorico e metodologico sorprendentemente congruente.
Le CTP e le CTU si configurano, infatti, nella maggior parte dei casi, come interventi puntuali, delimitati da un quesito, da un mandato e da un tempo definito. Il professionista non è chiamato a “curare”, ma a valutare, comprendere e restituire elementi psicologici rilevanti per il processo decisionale giuridico.
In questo senso, la consulenza tecnica è strutturalmente assimilabile a una seduta singola ad alta intensità. Tuttavia, spesso manca una riflessione metodologica esplicita su come condurre efficacemente questo unico incontro. È qui che la TSS offre un contributo decisivo.
Applicare i principi della Terapia a Seduta Singola alla psicologia giuridica
La letteratura sulla TSS (Talmon, Hoyt, Slive) ha ampiamente dimostrato come un singolo incontro, se intenzionalmente progettato, possa essere clinicamente significativo senza trasformarsi in psicoterapia. La SST nasce, infatti, come modello fondato sull’idea che ogni incontro può essere sufficiente, se trattato come completo in sé.
Le consulenze tecniche condividono con la SST alcuni presupposti strutturali fondamentali:
- un tempo definito e non prorogabile;
- un obiettivo chiaro, stabilito dal mandato;
- l’assenza di un seguito garantito;
Uno dei punti di maggiore convergenza tra TSS e psicologia giuridica è proprio la centralità dell’obiettivo. Nelle CTU e CTP l’obiettivo è definito dal quesito del giudice o dal mandato della parte, e rappresenta il perno dell’intervento.
Il rischio, tuttavia, è che tale obiettivo venga trattato come una variabile puramente tecnica. La TSS invita invece a considerarlo come un nodo narrativo, un punto di intersezione tra la domanda giuridica e il vissuto psicologico del soggetto.
Come sottolinea Jerome Bruner, «la realtà psicologica è sempre mediata dalla narrazione». Anche nel contesto forense, la persona porta una storia: spesso frammentata, difensiva, talvolta silenziosa. Il consulente formato alla TSS è addestrato a lavorare su questi frammenti in modo mirato, senza scavare inutilmente, ma anche senza ridurre l’esperienza umana a una checklist valutativa.
Aspetti etici e deontologici: la seduta singola come dispositivo di tutela
Un ulteriore elemento di forza dell’integrazione tra SST e psicologia giuridica riguarda la dimensione etica. Un incontro unico, se condotto senza consapevolezza clinica, può risultare intrusivo, incompleto o persino iatrogeno. La SST nasce invece come modello eticamente prudente, fondato sull’attenzione a non aprire processi che non possono essere accompagnati.
Nel contesto peritale, questo si traduce in:
- maggiore accuratezza nella verbalizzazione del consenso informato;
- chiarezza sui limiti dell’intervento;
- restituzioni verbali pensate per non lasciare il soggetto emotivamente esposto.
In altre parole, la SST insegna a chiudere bene. E saper chiudere è una competenza clinica fondamentale quando non è previsto un seguito.
La Terapia a Seduta Singola, quindi, non trasforma la psicologia giuridica in psicoterapia, né pretende di sovrapporre il piano clinico a quello giuridico.
La psicologia giuridica e la Terapia a Seduta Singola si incontrano nella loro stessa etica del tempo: entrambe operano sapendo che l’incontro è unico, che non ci sarà una seconda possibilità per riformulare, riparare, approfondire. In questo spazio breve e irrevocabile, la SST offre alla consulenza tecnica una struttura, un’intenzionalità, una disciplina che rende il tempo limitato non un vincolo, ma una risorsa.
Quando questi due sguardi si intrecciano, la consulenza non è più soltanto un atto valutativo, e la seduta singola non è più solo una tecnica. Diventano un luogo di precisione umana: un incontro capace di tenere insieme norma e soggettività, rigore e ascolto, distanza professionale e rispetto profondo della persona. Perché, quando l’incontro è uno solo, la competenza non sta nel fare di più, ma nel fare esattamente ciò che serve.
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Deborah De Luca
Psicologa Esperta in Terapie Brevi
Sistemico-Strategiche
e in Psicologia Giuridica
Bibliografia
American Psychological Association. (2013). Specialty guidelines for forensic psychology.
Bloom, B. L. (2001). Focus on single-session psychotherapy. Journal of Psychotherapy Integration, 11(1), 1–6.
Bruner, J. (1990). Acts of meaning. Harvard University Press.
Hoyt, M. F., & Talmon, M. (2014). Capturing the moment: Single-session therapy and walk-in services. Crown House Publishing.
Perkins, R. (2006). The effectiveness of one-session therapy. Counselling and Psychotherapy Research, 6(4), 265–272.
Talmon, M. (1990). Single-session therapy: Maximizing the effect of the first (and often only) therapeutic encounter. Jossey-Bass.