Integrare la Terapia a Seduta Singola nella medicina di base: riflessioni cliniche e spunti applicativi

Integrare la Terapia a Seduta Singola nella medicina di base: riflessioni cliniche e spunti applicativi

L’articolo di oggi vuole illustrare come la Terapia a Seduta Singola (TSS) possa rappresentare un metodo di intervento a sostegno dei medici di base.

Parte dei contenuti presentati nasce da un poster presentato dalla scrivente al Simposio Internazionale di TSS, tenutosi a Chicago nel giugno 2025. Questo contributo si pone inoltre in continuità con il precedente articolo “Come la Terapia a Seduta Singola può aiutare a ridurre lo stigma verso l’idea di andare dallo psicologo” (Clicca qui)

Il medico di base

La figura del medico di base è spesso percepita come un punto di riferimento, soprattutto nelle piccole realtà (paesi o borghi) e nei quartieri. Attorno a questo ruolo si concentrano fiducia, stima e aspettative elevate. Allo stesso tempo, molti medici di base vivono un senso di sopraffazione legato all’elevato numero di richieste quotidiane.

Le persone chiedono frequentemente appuntamenti e accertamenti, spinte dal bisogno di capire l’origine dei propri sintomi. In molti casi, però, gli stessi medici riconoscono come alcune richieste non siano riconducibili esclusivamente a cause organiche, ma abbiano una componente psicosomatica o psicologica, difficilmente risolvibile solo con farmaci o esami clinici. In queste situazioni, un supporto psicologico potrebbe essere di grande aiuto.

 

Come la TSS può essere d’aiuto ai medici di base

La TSS, per la sua natura efficace ed efficiente e per la sua focalizzazione sul problema presente, può facilitare l’invio dei pazienti a uno psicologo. Quando il medico di base propone un professionista che lavora con la TSS, le persone risultano spesso più disponibili a fare un primo tentativo.

Il pensiero che frequentemente emerge è: “È solo un incontro, vedo come va e poi decido se mi è stato utile e se ha senso tornare.” Questo approccio è molto diverso da altri modelli terapeutici, in cui vengono proposti più colloqui iniziali di conoscenza prima di entrare nel lavoro sul problema. La TSS, invece, offre fin da subito uno spazio di lavoro concreto e mirato.

 

Un caso esemplificativo

Collaborando con alcuni medici di base del territorio e promuovendo la TSS, desidero condividere il caso di un ragazzo di poco più di trent’anni, arrivato da me su invio del proprio medico.

Il giovane lamentava diversi sintomi riconducibili al cuore. Il medico di base aveva prescritto tutti gli accertamenti necessari: dagli esami emergevano alcuni problemi legati alla pressione, per i quali è stato prescritto un farmaco specifico. Allo stesso tempo, il medico ha suggerito un supporto psicologico, ipotizzando che la sintomatologia non fosse legata solo a cause organiche, ma anche a fattori psicologici.

Il ragazzo ha deciso di contattarmi proprio perché il medico di base gli aveva proposto il mio contatto in relazione alla Terapia a Seduta Singola. Inizialmente era bloccato dall’idea di iniziare un percorso, anche per lo stigma ancora presente rispetto allo “andare dallo psicologo”. L’idea di partire da un solo incontro lo ha però aiutato a chiedere aiuto.

 

Perché la TSS è utile in questi contesti

La TSS si fonda sull’idea che anche un singolo incontro possa essere sufficiente per favorire un cambiamento significativo, soprattutto quando il focus è chiaro, condiviso e centrato sulla persona. Questo approccio risulta particolarmente efficace quando l’obiettivo non è “iniziare una terapia”, ma offrire uno spazio di riflessione, orientamento e contenimento, accessibile e non vincolante.

In questo senso, la TSS può rappresentare uno strumento prezioso per i medici di base, che possono proporre ai pazienti un supporto psicologico concreto, riducendo le resistenze e facilitando l’accesso alle cure.

 

Conclusioni

In un contesto in cui i medici di base sono sempre più sollecitati da richieste complesse, la collaborazione con professionisti che lavorano con la TSS può offrire una risposta efficace e sostenibile. La Terapia a Seduta Singola si configura come un ponte tra medicina e psicologia, capace di intercettare precocemente il disagio e di offrire ai pazienti un primo spazio di ascolto e cambiamento.

 

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Ester Fantoni
Psicologa, Specializzanda in 
Terapie Brevi Sistemico-Strategiche 
presso l’Istituto ICNOS

Bibliografia

Cannistrà F., Piccirilli F. (2018). Terapia a seduta singola. Principi e pratiche. Giunti

Angelica Giannetti