Fase 2 e Terapia a Seduta Singola: Idee e dubbi sull’attivazione d servizi Walk-in/TSS.

Fase 2 e Terapia a Seduta Singola: Idee e dubbi sull’attivazione d servizi Walk-in/TSS.

Fase 2 e Terapia a Seduta Singola: Idee e dubbi sull’attivazione d servizi Walk-in/TSS.

La Fase 2 rappresenta, dopo il lockdown, un momento importante e decisivo per la vita professionale dello psicologo. Sulla rete e sui social si assiste a un grande fermento di idee e progetti per superare questa difficile fase di ripresa. Le proposte sono tante, alcune si concentrano sulle strategie di marketing, altre riguardano la formazione di nuovi metodi d’intervento e disturbi da trattare, infine ci sono tutte le informazioni sullo stato dell’arte della nostra professione.

 

 

Cosa vuol dire tutto questo?

La domanda potrebbe apparire retorica, ma in realtà vale la pena soffermarcisi a pensare. Oggi più che mai il mondo della psicologia e della salute mentale dovrà adattarsi a un nuovo modo di offrire i propri servizi. A volte questo passaggio richiede l’acquisizione di nuove competenze, altre volte, invece, necessita semplicemente di un cambiamento nel modo di pensare e fornire i propri servizi, utilizzando gli strumenti e le risorse già a disposizione. Uno di questi modi è quello, ad esempio, di implementare un servizio Walk-in/Terapia a Seduta Singola (WI/ SST).

 

 

Ma come ci si può orientare nel processo decisionale rispetto ai percorsi da intraprendere in un momento come questo?

Con l’articolo di oggi esamineremo alcune delle idee e dei debbi più comuni espressi da coloro che intendono prendere in considerazione l’idea di fornire servizi Walk-in/Terapia a Seduta Singola. A tale proposito ricorreremo a un articolo pubblicato nel 2019 da Arnold Slive e Monte Bobele sul Journal of Systemic Therapies, dal titolo Ideas for Addressing Doubts About.Walk in/Single -Session Therapy in cui attraverso le esperienze concrete dei professionisti delle comunità di salute mentale dell’Ontario in Canada proveremo a sciogliere alcuni nodi.

 

 

Sapete già quali sono i punti cardine dei servizi Walkin/SST

I servizi di terapia Walk-in/Single-Session Therapy  si basano su due idee fondamentali:

  1. facilitare l’accesso ai servizi di salute mentale, eliminando il problema delle liste di attesa e di altre procedure burocratiche;
  2. ottenere il massimo dei risultati attraverso la forma di terapia breve SST.

 

 

Nonostante il successo che tali servizi hanno riscontrato in tutto il mondo, quali sono ancora i dubbi dei professionisti che vogliono implementarli nella loro pratica professionale?

Le argomentazioni hanno spaziato dai dubbi sull’efficacia dell’intervento e sulla possibilità di stabilire un’alleanza terapeutica con un solo incontro di terapia, a questioni di tipo più pratico e organizzativo, tutto con l’obiettivo di superare alcuni fraintendimenti sorti intorno a tali servizi innovativi.

 

 

Vediamo quali sono i quesiti più frequenti!

  • Se le richieste da parte dei clienti aumentano è possibile fronteggiarle tutte?

Nel 1990 quando in Ontario alcuni membri dello staff delle Wood’s Homes (servizi di terapia familiare ambulatoriale) nella comunità di Calgary in Canada, iniziarono a proporre dei servizi di consulenza walk-in (senza appuntamento) per risolvere il problema delle liste di attesa, si resero conto che presto molte persone cominciarono a utilizzarli. A una prima valutazione questo risultato fu valutato positivamente, tuttavia, alcuni si chiedevano se ciò non avesse portato a un aumento eccessivo della richiesta dei servizi.

Se tale preoccupazione in un primo momento metteva in luce un aspetto negativo di questa modalità di fornire i servizi, allo stesso tempo rappresentava un segno che le cliniche stavano sulla strada giusta. Il maggiore accesso ai servizi di salute mentale era il risultato atteso.

Nel corso degli anni non è mai accaduto che un’agenzia di consulenza abbia dovuto smettere di offrire servizi walk-in perché troppo occupata, inoltre, la maggior parte delle cliniche ha trovato modi creativi per adattarsi all’aumento dei clienti: aggiungendo ore di lavoro, aumentando il personale in modo da svolgere più sessioni contemporaneamente, reclutando professionisti della salute mentale per fare volontariato o professionisti della salute mentale in formazione.

 

  • Che cosa succede se un cliente arriva alla clinica, mostrando il rischio di suicidio/autolesionismo o minacce di violenza, abusi domestici o abusi sui minori? Come si possono affrontare in modo responsabile ed etico problemi così gravi in una sola ora?

La risposta a queste domande è semplice. Nella sessione walk-in tali problemi vengono gestiti allo stesso modo che nei servizi su appuntamento che prevedono lo svolgimento di più sessioni. Si valuta il rischio e si cerca di collaborare con il cliente per sviluppare un piano di sicurezza. Se necessario, ci si assicura che la persona vada in un pronto soccorso dell’ospedale per un’ulteriore valutazione oppure vengono contattate le autorità competenti come polizia o servizi di protezione dei minori. Quando è possibile vengono coinvolti i familiari o altre persone di supporto nel processo.

 

  • Come si possono ottenere i dati pre e post sessione?

Quando i clienti arrivano in una clinica walk-in l’addetto alla reception fornisce al cliente un breve modulo da compilare prima della sessione. Solitamente è una pagina che può essere compilata in 5-10 minuti in cui i clienti forniscono i dati anagrafici e rispondono ad alcune domande sul motivo per cui chiedono aiuto. Le domande più rappresentative sono:

  • Qual è la preoccupazione più importante che vorresti affrontare oggi?
  • Esistono alcune informazioni di base che si desidera condividere rispetto al problema?
  • Alcune persone trovano che una sessione possa bastare. Alla fine della tua sessione, cosa ti dirà che hai fatto un passo verso la giusta direzione?

Dopo o durante la sessione il terapeuta completa una nota di sessione. Il modello include la descrizione del problema che il cliente ha affrontato nella sessione, le informazioni di base sulle sue preoccupazioni e il modo in cui sono state affrontate, infine i piani futuri (ad es. nessun piano per sessioni future, invito al ritorno per altre sessioni walk-in, informazioni su altre risorse della comunità).

 

  • Non esistono valutazioni pre-sessione?

Nei servizi walk-in si ritiene che la somministrazione di lunghi questionari o di test psicologici prima della sessione sia poco utile. Gli operatori hanno scoperto che avere le informazioni con il modulo pre-sessione è sufficiente per indirizzare il terapeuta a porre ulteriori domande sulla valutazione del rischio come quelle di seguito:

“Hai qualche preoccupazione che tu (o tuo figlio o chiunque sia con te) sia a rischio per se stesso, per gli altri o per gli animali domestici?”

Quando i clienti rispondono affermativamente alle domande il medico WI/SST valuterà il rischio. Cinquant’anni di ricerca indicano che non ci sono fattori in grado di predire la morte per suicidio (Franklin et al., 2017), né strategie di prevenzione (Zalsman et al., 2017) o di screening che dimostrano la riduzione delle morti per suicidio (Milner et al., 2017).

 

  • Dal momento che in un servizio walk-in non è previsto lo screening dei clienti, c’è rischio di violenza per il personale?

Quando questa preoccupazione è stata espressa da parte del personale clinico poco prima di aprire il centro a Calgary, lo staff si è consultato con la polizia. Dalla loro esperienza, la probabilità di un evento violento era bassa o simile a quella di qualsiasi altra impresa che fornisce servizi alla comunità. I clienti sperimentano meno ostilità rispetto ai servizi tradizionali perché tendono ad essere meno frustrati dai soliti ostacoli burocratici per prendere un appuntamento. Inoltre, la maggior parte di loro arriva in un momento significativo, pertanto sono pronti a lavorare sul problema.

 

  • Se i clienti chiedono qualcosa che la sessione non può offrire?

All’inizio delle sessioni i clienti sono invitati a dire cosa vogliono: “Cosa speri di ottenere oggi?” o “Quando starai andando via e pensando al tempo trascorso insieme nella sessione, cosa ti dirà che è stato un buon uso del tuo tempo?  

Uno dei motivi per cui vengono poste queste domande è che delle volte i clienti potrebbero chiedere qualcosa che non si può offrire, come ad esempio, dei farmaci, una valutazione formale, delle indagini investigative per un sospetto abuso su un bambino o una lettera formale in merito un problema legale come una disputa di custodia o accuse penali. A partire da queste richieste all’inizio della sessione è possibile chiarire ai potenziali clienti che l’intervento non include tali servizi. Tuttavia possono ricevere informazioni di riferimento su dove possono ottenerli.

  

  • Cosa accade se un cliente è contemporaneamente in terapia con un altro professionista?

A volte un cliente arriva a un servizio walk-in mentre è in psicoterapia con un altro professionista. Ciò può accadere quando il cliente è in crisi e il suo terapeuta è in viaggio o in vacanza. Quando i clienti utilizzano un servizio walk-in perché l’attuale terapeuta non è disponibile, si può dire: “Come possiamo utilizzare questa sessione oggi per promuovere il lavoro che fai con l’altro tuo terapista? “

In queste occasioni si offre alla persona l’opportunità di svolgere un colloquio solo per quella occasione. Se il cliente è preoccupato per il progresso della terapia in corso, viene incoraggiato ad affrontare tale preoccupazione con il terapeuta e vengono suggerite le modalità su come sollevare le preoccupazioni nella prossima sessione di terapia.

 

  • Tipologie di clienti come emarginati o appartenenti alle minoranze possono accedere ai servizi wlk-in?

L’opportunità delle consulenze walk-in è un modo per facilitare l’accesso ai servizi anche da parte di persone emarginate o appartenenti a delle minoranze che non sono abituate alla terapia. Un servizio di facile accesso e senza screening è meno intimidatorio rispetto alle forme più tradizionali di erogazione del servizio.

 

  • I clienti possono utilizzare un servizio WI come una terapia continua?

Alcuni clienti possono tornare in un servizio walk-in più volte, il loro ritorno viene trattato come una nuova singola sessione. Questo aspetto è positivo, perché i clienti sviluppano una relazione a lungo termine con il servizio. Tuttavia, alcuni clienti utilizzano il servizio walk-in come se si trattasse di una terapia a lungo termine. Quando ciò accade si collabora con il cliente per trovare la soluzione adatta al suo bisogno.

 

  • Si può condividere la storia dei clienti in una sessione di un’ora?

Quando a un cliente viene chiesto “Cosa vuoi oggi?” o “Cosa speri di ottenere oggi?” potremmo ottenere una risposta del tipo: “Voglio solo parlare” o “Ci sono cose che sono state sepolte dentro di me per troppo tempo”. Alcune sessioni possono terminare senza alcuna raccomandazione o passi successivi. La ricerca walk-in (Miller, 2008) ha dimostrato che per molti clienti il vantaggio principale della singola sessione è quello di essere ascoltati e capiti.

 

  • La TSS non è solo un “Band-Aid”?

Quando ti formi come terapeuta WI/SST incontrerai alcuni colleghi molto critici. La terapia a sessione singola e le terapie brevi spesso non sono presenti nei programmi di formazione universitaria. Alcuni studiosi scettici la definiscono un intervento “Band-Aid” (cerotto). Questo termine utilizzato in termini negativi può far pensare a un tipo di intervento meno efficace e forse anche non etico. Tuttavia i cerotti sono molto utili sul piano terapeutico: riducono le infezioni e prevengono la diffusione della malattia, inoltre, promuovono l’auto-guarigione. Nel contesto della psicoterapia la prevenzione dell’infezione può essere vista come un intervento effettuato prima che un normale problema peggiori e richieda un livello superiore di cura. I WI/ST prevengono la diffusione della malattia, affrontando i problemi dei clienti prima che il loro sistema sociale ne venga influenzato negativamente. Il Band Aid, quindi, è una soluzione economica, conveniente e utilizzabile con una varietà di problemi con il minimo sforzo, tempo e costi.

 

  • È etico non fornire altri contatti dopo il primo?

In genere non si effettuano contatti di follow-up post-sessione con i clienti walk-in. In alcune occasioni la sessione potrà tradursi nella co-costruzione di un piano di sicurezza per affrontare le situazioni di rischio con l’accordo di un contatto per informarsi sul funzionamento del piano. Ma questo è un evento relativamente raro. A parte un accordo preliminare per stabilire un contatto post-sessione a fini di ricerca, la sessione termina con la prima sessione. L’idea della terapia come consultazione aiuta i terapeuti a gestire meglio le proprie preoccupazioni su ciò che accadrà ai clienti dopo la sessione walk-in.

 

  • Di quale tipo di formazione e supporto hanno bisogno i nuovi terapisti WI/ TSS?

È comprensibile che i terapeuti sperimentino un sentimento di apprensione per questa nuova forma di erogazione del servizio. Del resto molti programmi di formazione non offrono corsi di terapia breve o di WI/SST, nonostante le evidenze dimostrino che la maggior parte delle psicoterapie sono brevi (Bloom, 1981; Talmon, 1990). I terapeuti però possono rassicurarsi, scoprendo che per questo lavoro non è richiesto un modo completamente nuovo di fare terapia. Ciò di cui si ha bisogno è un supporto organizzativo e l’acquisizione di una mentalità a sessione singola (Bobele & Slive, 2014; Slive & Bobele, 2011, 2012). Questa mentalità si sviluppa quando i terapeuti apprendono che la prima sessione di psicoterapia tradizionalmente programmata è spesso l’unica e che la maggior parte dei clienti che vengono accolti una sola volta sono soddisfatti. Questa mentalità aiuta a dare fiducia ai terapeuti che possono adattare in modo creativo i loro modi di lavorare al formato WI/ SST.

 

 

Conclusioni

Con questo articolo abbiamo tentato di rispondere alle preoccupazioni, ai dubbi e alle paure riguardo l’implementazione di servizi WI/SST. Le preoccupazioni sono comprensibili dato che questo è un concetto ancora nuovo per molti terapeuti e amministratori. Tuttavia esistono buoni motivi per investire su questo nuovo campo, tra cui la possibilità di fornire servizi più adeguati agli stili di vita postmoderni, attraverso l’acquisizione di un metodo d’intervento in grado di potenziare le risorse e gli strumenti già posseduti dal terapeuta.   

 

Se vuoi saperne di più sulla Terapia a Seduta Singola e approfondire il metodo, puoi leggere il nostro link (clicca qui) “Terapia a Seduta Singola. Principi e pratiche” o partecipare a uno dei nostri workshop (clicca qui).

Angelica Giannetti
Psicologa, Psicoterapeuta
Team dell’Italian Center
for Single Session Therapy

 

 

 

Bibliografia

Bloom, B. L. (1981). Focused single-session therapy: Initial development and evaluation. In S. H. Budman (Ed.), Forms of brief therapy (pp. 167–216). New York, NY: Guilford.

Bobele, M., Lopez, S. S.-G., Scamardo, M., & Solórzano, B. (2008). Single-session/walk-in therapy with Mexican-American clients. Journal of Systemic Therapies, 27(4), 75–89.

Bobele, M., & Slive, A. (2014). One walk-in single/session at a time: When you have a whole hour. In M. Hoyt & M. Talmon (Eds.), Capturing the moment: Single session therapy and walk-in services. Bethel, CT: Crown House.

Franklin, J. C., Ribeiro, J. D., Fox, K. R., Bentley, K. H., Kleiman, E. M., Huang, X., . . . Nock, M. K. (2017). Risk factors for suicidal thoughts and behaviors: A meta-analysis of 50 years of research. Psychological Bulletin, 143(2), 187–232. https://doi-org.ezproxy. ollusa.edu/10.1037/bul0000084

Milner, A., Witt, K., Pirkis, J., Hetrick, S., Robinson, J., Currier, D., . . . Carter, G. L. (2017). The effectiveness of suicide prevention delivered by GPs: A systematic review and meta-analysis. Journal of Affective Disorders, 210, 294–302.

Slive A., & Bobele, M. (2011). When one hour is all you have: Effective therapy for walk-in clients. Phoenix, AZ: Zeig, Tucker & Theisen.

Slive, A., & Bobele, M. (2012). Walk-in counselling services: Making the most of one hour. Australian and New Zealand Journal of Family Therapy, 33(1), 27–38.

Slive, A., & Bobele, M. (2018). The three top reasons why walk-in/single-sessions make perfect sense. In M. F. Hoyt, M. Bobele, A. Slive, J. Young, & M. Talmon (Eds.), Singlesession therapy by walk-in or appointment (pp. 27–39). New York, NY: Routledge.

Talmon, M. (1990). Single session solutions: Maximizing the effect of the first (and often only) therapeutic encounter. San Francisco, CA: Jossey-Bass.

Zalsman, G., Hawton, K., Wasserman, D., van Heeringen, K., Arensman, E., Sarchiapone, M., & Purebl, G. (2016). Suicide prevention strategies revisited: 10-year systematic review. Lancet Psychiatry, 3(7), 646–659.

 

Angelica Giannetti

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