Esistono indicazioni e controindicazioni per l’utilizzo della Terapia a Seduta singol

Esistono indicazioni e controindicazioni per l’utilizzo della Terapia a Seduta singol

Con l’articolo di oggi affrontiamo un tema che interessa profondamente sia gli studiosi della Terapia a Seduta Singola, sia coloro che sono desiderosi di apprenderla, ovvero l’esistenza o meno di criteri per stabilirne l’utilizzo con i clienti.

Windy Dryden (2019), uno tra gli studiosi più importanti della Terapia Cognitiva Comportamentale nel mondo e studioso delle psicoterapie, sostiene che ci siano due modi differenti di affrontare la questione: la prima è quella che prevede l’esistenza di indicazioni e controindicazioni, la seconda è quella che non ne prevede affatto.

 

 

I terapeuti che si basano sull’esistenza di criteri per decidere se un cliente può ricevere o meno un intervento di TSS che tipo di indicazioni e controindicazioni prevedono?

Vediamone alcune!

La TSS può essere indicata con:  

  • Persone che hanno problemi di vita quotidiana (non clinici/emotivi) come l’ansia non patologica, la depressione, la colpa, la vergogna, la rabbia, il dolore, la gelosia e l’invidia o problemi di relazione a casa e al lavoro.
  • Persone che sperimentano quotidianamente problemi di autodisciplina.
  • Persone predisposte all’intervento singolo e pronte a prendersi cura dei loro problemi non clinici, soprattutto per prevenire problematiche più gravi.
  • Persone predisposte all’intervento singolo e pronte a prendersi cura dei propri problemi clinici come ad esempio semplici fobie (Davis III et al., 2012) o attacchi di panico (Reinecke et al., 2013).
  • Persone bloccate che hanno bisogno di un aiuto per liberarsi e andare avanti.
  • Persone che vedono la terapia come un aiuto intermittente durante il ciclo della vita.
  • Persone con obiettivi di sviluppo personale o di coaching.
  • Persone con problematiche cliniche, ma pronte ad affrontare un problema non clinico, ad esempio, una persona con un disturbo della personalità che vuole essere aiutata a superare il problema della procrastinazione.
  • Persone aperte alla terapia, ma che vogliono provarla prima di impegnarsi.
  • Persone che desiderano un’assistenza preventiva.
  • Persone con problemi meta emotivi (es. vergogna di essere ansiosi).
  • Persone che richiedono una gestione tempestiva e mirata delle crisi.
  • Persone con dilemmi sulla vita o che devono prendere una decisione imminente.
  • Persone con problemi di adattamento o in cerca di consigli per gestire le relazioni con gli altri.
  • Persone preparate a impegnarsi in una sola sessione di terapia.
  • Persone che si trovano in un posto per un breve periodo e hanno bisogno di aiuto in quel momento.
  • Persone che stanno facendo volontariato per una sessione dimostrativa davanti a un pubblico (Dryden, 2018a) o che si offrono volontarie per una sessione dimostrativa videoregistrata.
  • Clienti in terapia che cercano una seconda opinione o che desiderano un breve aiuto con un problema per il quale il loro terapeuta non può o non vuole aiutarli.
  • Tirocinanti in terapia che vogliono scoprire com’è fare terapia da una prospettiva diversa.

 

La TSS non è indicata con:

  • Persone che richiedono una terapia continua. Se qualcuno vuole un file terapia in corso, non sono inclini a prenderla in considerazione anche se potrebbero trarne beneficio.
  • Coloro che necessitano di una terapia continua. È probabile che le persone che hanno molti problemi necessitino di molta più terapia di quella che può essere fornita con la TSS.
  • I clienti che sono vaghi rispetto ai loro problemi e non possono essere specifici.
  • Dove il cliente trova difficile sviluppare rapidamente una relazione terapeutica o che possa sperimentare un vissuto di abbandono da parte del terapeuta.

 

 

Vediamo, invece, che tipo di approccio adottano i terapeuti che non ritengono di dover identificare dei criteri per la Terapia a Seduta Singola?

Secondo Dryden (2019) si possono distinguere due gruppi di terapeuti, il primo gruppo è quello della TSS integrata e il secondo gruppo è quello dei terapeuti walk-in.

 

  • Il gruppo della TSS integrata parte dal presupposto che incorporando la TSS nel proprio sistema di servizi (offrendo al cliente sia la possibilità di tornare quando vuole, sia di accedere a tutti gli alti servizi forniti dall’organizzazione dopo una sessione iniziale) si consente al professionista e all’organizzazione di evitare la difficile decisione, se non impossibile, di stabilire chi è idoneo o meno per un intervento singolo (Young, 2018).

 

  • Il gruppo della terapia walk-in, costituito dai terapeuti che lavorano in servizi che per loro natura offrono terapia a chi ne ha bisogno e vuole usufruirne in quel momento, offrirebbero il loro aiuto sempre all’interno del paradigma walk-in di una sola sessione, anche nel caso di una valutazione del rischio.

 

 

Ma se guardassimo il problema dal punto di vista del terapeuta, quali indicazioni e controindicazioni ci sarebbero per la TSS?

Dal momento che come afferma Dryden (2019) non tutti i terapeuti sono interessati a praticare la TSS e quelli che lo sono non tutti diventeranno dei professionisti in grado di utilizzarla in maniera efficace vediamo alcuni criteri presenti in letteratura.

 

Tra le indicazioni che permettono al terapeuta di praticare una TSS efficace (Dryden, 2017; Hoyt & Talmon, 2014; Talmon, 1990, 1993) compaiono la flessibilità e il pluralismo.

 

  1. Per flessibilità si intende la capacità del terapeuta di TSS di utilizzare le pratiche che aitano realmente il cliente e non quelle preferite dal terapeuta.
  2. Per pluralismo si intende che il terapeuta dovrà essere in grado di mantenere e abbracciare posizioni apparentemente contraddittorie in momenti diversi e con clienti diversi. Ciò significherà:
  • avere fiducia nel potere della TSS e considerarla più ampiamente nel contesto della vita del cliente;
  • essere aperti sia alla possibilità che la TSS possa essere per il cliente l’unica sessione, sia che la persona possa richiedere una o più sessioni aggiuntive;
  • avere l’umiltà di sapere ciò che si può e non si può fare e essere ottimisti nell’aspettarsi che il cambiamento avvenga;
  • essere in grado di lavorare rapidamente sullo sviluppo della relazione e aiutare il cliente a rimanere concentrato su un problema chiave e prendersi il proprio tempo senza affrettare il processo;
  • privilegiare il punto di vista del cliente sul problema e su ciò che potrebbe costituire una soluzione appropriata, offrendo il proprio punto di vista su questi argomenti quando appropriato.

 

 

Al contrario, le controindicazioni del terapeuta per la SST sembrano rientrare in due classi principali: rigidità e scarsa abilità.

I terapisti di TSS non efficaci sono rigidi nel pensiero e nella pratica. Questi ultimi tendono a pensare che la TSS debba prevedere solo lo svolgimento di una sola sessione, considerando un fallimento se il cliente dovesse chiederne altre. Con questa visione rigida in mente, i terapeuti spingono il cliente troppo forte, producendo la sua resistenza. Inoltre, pensando di essere la variabile più importante per promuovere il cambiamento del cliente, sottovalutano e sottoutilizzano i punti di forza e la resilienza del cliente. Infine, i terapisti di TSS inefficaci non hanno la capacità di esercitarsi, pertanto mostrano scarsa abilità.

 

 

Conclusioni

In conclusione per praticare la TSS, ancora prima di individuare i criteri da adottare per scegliere le persone idonee per una sessione singola, due aspetti risultano ancora più importanti per adottarla in maniera efficace, la flessibilità e la capacità di allenarsi, mantenendo una mente aperta.

 

Se vuoi saperne di più sulla Terapia a Seduta Singola e approfondire il metodo, puoi leggere il nostro link (clicca qui) “Terapia a Seduta Singola. Principi e pratiche” o partecipare a uno dei nostri workshop (clicca qui).

 

Angelica Giannetti
Psicologa, Psicoterapeuta
Team dell’Italian Center
for Single Session Therapy

 

 

Bibliografia.

Cannistrà, F., & Piccirilli, F. (2018). Terapia a Seduta Singola: Principi e pratiche. Giunti Editore.

Davis III, T.E., Ollendick, T.H. & Öst. L.-G. (2012). Intensive One Session Treatment of Specific Phobias. Springer.  

Dryden, W. (2017). Single – Session Integrated CBT (SSI-CBT):Distinctive Features. Routledge.  

Dryden, W. (2019). Single – Session Therapy. 100 Key points &techniques. Routledge.

Hoyt, M. F., & Talmon, M. (Eds.). (2014). Capturing the moment: Single session therapy and walk-in services. Crown House.

Reinecke, A., Waldenmaier, L. Cooper, M.J. & Harmer, C.J. (2013). Changes in automatic threat processing precede and predict clinical  changes whit exposure -based cognitive – behavior therapy for panic disorder. Biological Psychiatry, 73, 1064 -1070.

Talmon, M. (1990). Single-session therapy: Maximizing the effect of the first (and often only) therapeutic encounter. Jossey-Bass.

Talmon, M. (1993). Single-session Solution: A Guide to Pratical, Effective and Affordable Therapy. Addison – Wesley.

Young, J. (2018). SST: The Misunderstood gift that keeps on giving. In M. F. Hoyt, M. Bobele, A. Slive, J. Young, & M. Talmon (Eds.), Single-session therapy by walk-in or appointment: Administrative, clinical, and supervisory aspects of one at a time services. Routledge.

 

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Angelica Giannetti