Emergenza Covid – 19 e Terapia a Seduta Singola: proposte di intervento post disastro

Emergenza Covid – 19 e Terapia a Seduta Singola: proposte di intervento post disastro

Emergenza Covid – 19 e Terapia a Seduta Singola: proposte di intervento post disastro

Se nel precedente articolo abbiamo approfondito il tema dell’emergenza e di come la Terapia a Seduta Singola si adatti ai modelli di pronto soccorso psicologico (clicca qui), oggi ci soffermeremo sulle conseguenze che un evento tragico come la Pandemia può determinare sul piano psicologico e dell’accesso ai servizi della salute mentale.

Inoltre, attraverso la descrizione di un caso clinico in cui è stato applicato il metodo della TSS con una donna coinvolta nel terremoto di Haiti del 2010, vedremo come la TSS può essere concretamente utilizzata nell’intervento post disastro (Guthrie, 2016).

 

 

Cosa ci aspetterà dopo la Pandemia da Covid- 19?  

Le previsioni sono indubbiamente diverse, alcune più catastrofiche, altre invece più orientate a uno scenario carico di speranza, tuttavia al di là delle ipotesi quello che possiamo affermare è che in seguito a un disastro naturale o di altra entità, sia i testimoni che i sopravvissuti al disastro sperimentano paura, incertezza per il futuro e in taluni casi disturbi come ansia, depressione e sintomi da Disturbo da Stress Post Traumatico (U.S. Department of Veterans Affairs, 2011; Galea, Nandi, & Vlahov, 2005; Norris, Friedman, & Watson, 2002a; Norris, Friedman, Watson, Byrne, Diaz e Kanisty, 2002; Rubonis & Bickman, 1991).

 

 

Come ci si dovrebbe preparare ai disastri a livello sanitario?

I servizi sanitari dovrebbero essere integrati dal momento in cui scatta l’emergenza e la risposta medica dovrebbe fin da subito intervenire anche sulla salute mentale (North & Pfefferbaum, 2013; Pfefferbaum et al., 2012). In seguito al disastro, i sopravvissuti si trovano di fronte al compito di ricostruire le loro vite e le loro comunità, molte persone, inoltre, hanno sperimentato la paura di perdere la propria vita e quella dei loro cari, altri hanno perso i familiari e le persone significative della loro vita.

 

 

Cosa potrebbe accadere in Italia in seguito alla Pandemia?

Sicuramente ci saranno diverse conseguenze, la prima sarà quella di una grande perdita economica e lavorativa. Ciò comporterà un impoverimento generale delle famiglie e delle risorse sanitarie da mettere a disposizione, incluse quelle per la salute mentale. Contemporaneamente sul piano sociale le persone dovranno ricostruire le loro vite, prevedendo diversi modi di condividere gli spazi e la quotidianità.

 

 

Di fronte a quali tipi di bisogni la popolazione potrebbe trovarsi?

Molte persone, oltre ad affrontare le difficoltà economiche, avranno anche la necessità di accedere ai servizi di salute mentale per un supporto psicologico. Tra i primi troveremo i sopravvissuti al coronavirus e le famiglie che hanno perso i loro cari, i medici e tutti i sanitari che hanno lavorato in prima linea, subendo lo stress dei pesanti carichi di lavoro e dei traumi psicologici delle persone assistite.

 

 

Quindi come si potrà rispondere a tanti bisogni con meno risorse economiche?

Di solito, nei Paesi ad alto reddito, viene pianificato un coordinamento a livello nazionale e comunitario di attuazione dei piani di gestione delle catastrofi. In tali Paesi i soccorritori possono fare affidamento su un sistema di risposta che permette l’accesso alla salute pubblica, compresa quella mentale, la quale fornisce servizi di follow-up e trattamento per coloro che continuano a lottare con lesioni fisiche, stress e disturbi mentali anche molto tempo dopo il disastro.

 

 

Ma quando le risorse mancano o ci troviamo in Paesi a basso reddito?

Molti paesi a basso e medio reddito hanno generalmente dei sistemi sanitari con capacità limitata anche prima dei disastri. In un rapporto del 2007 sullo stato globale dei servizi di salute mentale Saraceno et al. (2007) hanno identificato una serie di ostacoli che incidono sullo sviluppo sostenibile dei servizi di salute mentale:

  • finanziamenti per la salute mentale insufficienti
  • risorse centralizzate e situate vicino alle grandi città
  • assistenza sanitaria per le cure primarie non integrata con i servizi per la salute mentale
  • numero basso di operatori sanitari formati nel campo della salute mentale e privi di una supervisione

 

 

Come si può intervenire in questi contesti?

Fornire un’unica sessione di supporto psicosociale potrebbe essere l’unica alternativa disponibile. Molte comunità dopo un disastro potrebbero avere difficoltà nell’erogazione dei servizi essenziali per la vita, come la distribuzione del cibo, dell’acqua e in alcuni casi anche di un riparo. Nel caso della Pandemia, ad esempio, la ripresa di una vita sociale potrebbe richiedere un lungo periodo essendo condizionata da alcuni limiti, tra cui il distanziamento sociale. Si svilupperanno fobie legate al contagio e tutte le conseguenze legate a tali disagi. 

 

 

Vediamo ora nel concreto come può essere realizzato un intervento di TSS in condizioni estreme

Il caso riporta l’esperienza del terapista Brian Guthrie, specializzato nel trattamento del trauma, insieme alla sua squadra di medici durante la missione compiuta a Cité-Soleil (Haiti) due anni dopo il terremoto del 2010.

 

 

Quali danni ha procurato il terremoto?

Il terremoto nel 2010 causò danni diffusi al già precario sistema di condutture idriche e fognarie, esponendo i sopravvissuti a un rischio ancora maggiore di contaminazione e malattia. Più di 300.000 persone morirono, inoltre fu stimato che 250.000 residenze, 30.000 edifici commerciali e l’80% delle scuole furono gravemente danneggiato dal terremoto. Circa 1,5 milioni di persone si sono trovate a vivere in 1.555 campi temporanei (Disaster Emergency Committee, 2014).

 

 

Quali servizi erano a disposizione?

Secondo i dati forniti dalla Caribbean Country Management Unit (2006) prima del terremoto, circa la metà della popolazione non aveva accesso a un sistema formale di servizi sanitari generale e ancor meno per quelli di salute mentale. La clinica in cui è stato fornito il servizio di TSS fu situata a Cité Soleil, alla periferia della capitale Port au Prince dove vivevano circa 300.000 persone in povertà estrema. La città è stata definita un microcosmo di tutti i mali della società haitiana in cui erano presenti disoccupazione endemica, analfabetismo, servizi pubblici inesistenti, condizioni antigieniche, criminalità dilagante e violenza armata (Revol, 2006).

 

 

In quale contesto culturale è stato realizzato l’intervento?

Culturalmente ad Haiti i problemi di salute mentale sono spesso attribuiti a forze soprannaturali, come conseguenza di un incantesimo o una maledizione trasmessa da una persona gelosa. La malattia mentale in particolare viene attribuita al fallimento nel compiacere gli spiriti dei defunti inclusi quelli dei familiari deceduti. In tale contesto gli haitiani per trattare i problemi di salute mentale spesso fanno affidamento alle loro convinzioni spirituali e religiose (Nicolas, Jean-Jacques & Wheatley, 2012; WHO, 2010).

 

 

Case Study

Il caso è aneddotico e non inteso come prova dell’efficacia della TSS, ma ha lo scopo di illustrare il modo in cui è possibile implementare un intervento di TSS in seguito a un disastro in situazioni di povertà. L’esempio, inoltre, dimostra l’importanza di riconoscere come valida l’esperienza vissuta dalla persona nel suo contesto culturale.

 

 

Descrizione del caso

Una donna di 75 venne inviata per un consulto psicologico a seguito di una valutazione medica dove si presentava fragile e malnutrita, con mal di testa, dolore muscolare, scarso peso e problemi a dormire. Il medico riferì che i sintomi, sebbene legati alla malnutrizione, potevano essere anche il risultato di una depressione. La signora venne accompagnata da due vicine che l’avevano aiutata da quando aveva perso la famiglia a causa del terremoto. Le due donne riferirono che i sintomi erano emersi poco dopo il terremoto ed ora erano preoccupate in quanto stavano diventando sempre più evidenti

 

 

L’incontro

Il terapeuta spiegò fin dall’inizio la natura della singola sessione. Riferì che si sarebbe concentrato solo sugli aspetti che la donna riteneva importanti nella sua vita, assicurandosi che l’intervento potesse essere calato nello specifico contesto culturale di vita della donna. Data la paura dello stigma e le possibili conseguenze nell’essere identificati come persone affette da malattia mentale, il terapeuta affrontò prima i problemi somatici e quelli fisiologici, successivamente esplorò le emozioni e le reazioni allo stress.

 

 

Narrazione del cliente

La donna stessa riferì la storia dei suoi sintomi fisiologici, confermando il significativo aumento della gravità di questi ultimi dopo il terremoto e da quando rimase da sola. Raccontò di quando il terremoto uccise tutta la sua famiglia, iniziò a piangere mentre raccontava di quando teneva in braccio suo figlio mentre moriva a causa delle ferite subite nel crollo della casa di famiglia.

Riferì di come si sentiva felice nella vita prima del terremoto, del suo senso di orgoglio come madre e di quanto fosse forte e in salute prima del terremoto.

Mentre continuava la sua narrazione, parlò dei suoi figli, di come si sentiva sopraffatta dalla loro perdita e degli attacchi di profonda tristezza durante i quali non riusciva a mangiare e a dormire. Si descrisse solitaria, evitando persone e luoghi della comunità che le ricordassero i suoi figli.

 

 

Esplorazione del problema

Secondo una prima valutazione i suoi sintomi vennero attribuiti a una difficoltà a superare le diverse fasi del lutto e del dolore, il cui trattamento prevedeva la combinazione di tecniche cognitive-comportamentali con altri aspetti della psicoterapia interpersonale e del colloquio motivazionale (Simon, Pollack & Fischmann, 2005). Ma date le risorse limitate e l’impossibilità ad accedere a un intervento psichiatrico, la diagnosi e il trattamento raccomandati non furono applicabili.

Significativa, invece, fu la conoscenza del dolore umano, la differente intensità vissuta tra i diversi gruppi culturali e tra le singole persone. L’obiettivo fu quello di scoprire l’esperienza unica vissuta dalla donna, approfondire le potenziali risorse all’interno della comunità e aiutarla ad affrontare il processo del dolore. Il terapeuta pose domande che gli permisero di ottenere la sua collaborazione e di individuare quei comportamenti alternativi in grado di promuovere il ritorno allo stato psicologico precedente alla crisi. La sessione si concentrò sui suoi tentativi nell’affrontare il problema, i suoi punti di forza e le sue risorse formali e informali. Successivamente, le chiese quale fosse la sua speranza rispetto al colloquio e la donna rispose che il suo obiettivo era quello di liberarsi del mal di testa, dei dolori muscolari e di riuscire a dormire.

 

 

Focus della terapia.

Coerentemente con i principi della TSS il terapeuta ridefinì i problemi in termini di comportamenti osservabile, specifico della sua esperienza e sotto il suo controllo. I due interventi principali furono i complimenti e la riformulazione: i complimenti permettono al terapeuta di far notare e mettere in evidenza le azioni o le risorse precedentemente inosservate, dimenticate o punti di forza e le competenze possedute; la riformulazione è una tecnica utilizzata in TSS che offre la possibilità di rivedere la propria situazione in un modo diverso. È la capacità di esaminare un problema da un’altra prospettiva, in particolare da una prospettiva più accurata, più completa o positivo (Flaskas, 1992).

 

 

Esplorazione della soluzione.

Dopo aver lodato la donna per l’amore verso i suoi figli e per l’impegno profuso a mantenere viva la loro memoria, il terapeuta le chiese in che modo fosse riuscita a sopravvivere dopo aver subito una perdita così insopportabile senza, inoltre, aver potuto accedere al cibo e a un riparo. La donna disse che era stata la volontà di Dio e che i vicini si erano presi cura di lei. La speranza del terapeuta era quella di attingere alla sua forza, ripristinare il senso di autonomia e fiducia e di trovare insieme a lei possibili soluzioni da implementare.

Il primo passo fu quello di normalizzare i suoi sintomi come risposta adeguata allo stress generato dal terremoto e dal dolore per la morte dei suoi figli. Un intervento standard per le persone che soffrono di traumi in conseguenza a un disastro è quello di normalizzare i problemi fisici e psicologici vissuti come reazioni normali a un evento anomalo.

Il passo successivo fu quello di aiutarla a iniziare un sano processo di elaborazione del lutto. Il terapeuta dopo aver ascoltato quanto la donna si sentisse sopraffatta dalle ruminazioni sulla perdita dei suoi figli, concentrò la sessione sul modo con cui avrebbe potuto ricordarli senza ripensare alla loro perdita. Le chiese di parlargli dei suoi figli e di cosa adorava di ognuno di loro. Inoltre, le domandò cosa avrebbero voluto che lei facesse e quali ricordi avrebbero desiderato che lei tenesse vicino al suo cuore.

La donna rispose che i suoi figli avrebbero desiderato che lei fosse felice, sapendo che loro erano al sicuro con Dio. Mentre la seduta stava per finire, ringraziò il terapeuta, affermando che le era stato molto utile essere ascoltata, capita e che le era stato tolto un peso dal cuore. Mentre si preparava per uscire disse che avrebbe parlato con i suoi figli attraverso le sue preghiere e che gli avrebbe riferito ciò di cui aveva parlato con il terapeuta. La donna credeva che Dio le avrebbe dato la forza.

 

Piano di trattamento.

Nel chiudere la sessione, il terapeuta fornì alla donna delle tecniche pratiche di gestione dello stress per affrontare il suo problema di insonnia e ansia. La formulazione di un piano di trattamento fu complicata dal fatto che non era possibile inviare la signora da uno psichiatra o un terapista della salute mentale per il trattamento della diagnosi di complicata reazione al dolore, né procedere a un follow-up. Il terapeuta concluse l’incontro riformulando quanto presentato dalla signora rispetto ai sintomi fisici associati all’essere sopravvissuta al terremoto e alla perdita dei figli come primo passo per consentirle di vedere i suoi problemi come più gestibili. Infine incoraggiò la donna a tornare nelle cliniche mediche a cui si era rivolta precedentemente o nella zona in cui poteva ricevere un follow-up per i problemi fisici.

 

Conclusioni

All’indomani di un disastro i sopravvissuti sono di fronte al compito di ricostruire le loro vite e le loro comunità. Spesso oltre a sperimentare la paura, il dolore e l’angoscia per il futuro, le persone devono affrontare la perdita del lavoro e l’impoverimento. Ciò investe anche le comunità che spesso si trovano a non avere le risorse necessarie per rispondere all’aumento dei bisogni della popolazione in particolare quelli di salute mentale.

In tale scenario la Terapia a Seduta Singola può rappresentare un valido strumento soprattutto in quei contesti dove non può essere garantito l’accesso immediato alle strutture per la salute mentale o dove non può essere garantita la continuità del trattamento. Inoltre, per le sue caratteristiche la TSS è in grado di promuovere le abilità psicoterapiche dei professionisti già presenti nelle strutture e offrire alla persona un piano d’azione specifico da cui ripartire.

 

 

Se vuoi saperne di più sulla Terapia a Seduta Singola e approfondire il metodo, puoi leggere il nostro link (clicca qui) “Terapia a Seduta Singola. Principi e pratiche” o partecipare a uno dei nostri workshop (clicca qui).

Angelica Giannetti
Psicologa, Psicoterapeuta
Team dell’Italian Center
for Single Session Therapy

 

 

Bibliografia

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Angelica Giannetti

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