Emergenza Covid- 19 e Terapia a Seduta Singola: come affrontare la crisi dei servizi di salute mentale

Emergenza Covid- 19 e Terapia a Seduta Singola: come affrontare la crisi dei servizi di salute mentale

Con l’articolo di oggi parliamo di un altro grande problema causato dalla pandemia ovvero la riduzione e in alcuni casi la chiusura dei servizi di salute mentale e di come l’implementazione di un servizio Walk-In/Terapia a Seduta Singola nelle strutture pubbliche possa rappresentare un’opportunità per fronteggiare la grave crisi che stiamo vivendo.

 

In Italia tale fenomeno è stato messo in luce da uno studio della Società Italiana di Psichiatria (Sip) pubblicato sulla rivista scientifica Bmc Psychiatry (clicca qui) e presentato all’inaugurazione della prima conferenza italiana dei Direttori di Dipartimenti di Salute mentale (quotidinanosanità.it, 2021).

 

 

Perché la Società di Psichiatria (SIP) ha ritenuto fondamentale fare questo studio?

La SIP ha rilevato che fino ad oggi a livello nazionale non sono state effettuate molte indagini sulla condizione dei servizi di salute mentale. Pertanto lo studio realizzato durante la prima fase della pandemia Covid-19, ha avuto proprio l’obiettivo di rilevare lo stato in cui si trovano i servizi di salute mentale nel panorama italiano.

 

 

Chi è stato coinvolto nello studio?

Il sondaggio è stato realizzato mediante la somministrazione di due questionari online diretti ai Responsabili di tutti i Dipartimenti di Salute Mentale (DSM) italiani, riguardanti sia i Centri di Salute Mentale di Comunità (CSM), sia i Reparti Psichiatrici di Diagnosi e Cura (SPDC).

 

 

Quali sono stati i risultati?

In estrema sintesi in Italia ha chiuso 1 Centro su 5 e il 25% ha ridotto gli orari di accesso!

La ricerca, infatti, ha rilevato che la pandemia ha portato a una drastica riduzione dei livelli di cura. Questo dato è preoccupante soprattutto per il grave impatto che potrà avere sulla salute mentale della popolazione in relazione alle conseguenze della crisi economica attesa e della seconda ondata di pandemia in corso (Carpiniello et al., 2020).

 

 

Ma vediamo più nel dettaglio i dati!

Dai 71 (52,9%) questionari su 134 ricevuti dai Responsabili dei CSM e dai 107 (32,6%) questionari su 318 ricevuti dai Responsabili dei reparti SPDC è emerso che tutte le attività dei servizi di salute mentale hanno avuto una significativa diminuzione (Carpiniello et al., 2020) in particolare:

  • i consulti psichiatrici ospedalieri (-30%);
  • le psicoterapie individuali (-60%);
  • le psicoterapie di gruppo e gli interventi psicosociali (-90/95%);
  • il monitoraggio dei pazienti nelle strutture residenziali (-40%) e degli autori di reato con problematiche mentali affidati dai tribunali ai Centri di salute mentale (-45%);
  • il numero dei posti letto negli SPDC degli ospedali è diminuito del 12% a causa della conversione in unità per pazienti positivi al Covid-19 o per garantire una maggiore distanza fisica tra i pazienti.
  • si è registrata una riduzione complessiva dei ricoveri (-87%), nonostante siano proseguite le consulenze psichiatriche nei pronto soccorso, nelle unità mediche e chirurgiche e nelle unità Covid -19.
  • i disturbi dell’umore, le psicosi, i disturbi d’ansia e i tentativi di suicidio sono rimasti i problemi più frequenti di consulenza psichiatrica; il 21,4% dei reparti ha segnalato un preoccupante aumento dell’aggressività, della violenza e dei ricoveri in TSO (8,6%) (quotidianosanità.it, 2021).

 

 

Cosa abbiamo appreso da questa situazione?

Secondo Carpiniello et al., (2020) sono quattro le lezioni ricevute da questa situazione emergenziale:  

  1. Il nostro sistema sanitario per la salute mentale è stato colto impreparato, sottolineando la necessità di sviluppare un piano nazionale che includa i servizi psichiatrici allo scopo di affrontare adeguatamente e prontamente una potenziale crisi futura.
  2. Le persone con disturbi mentali e le loro famiglie, sembrano aver affrontato la fase acuta dell’epidemia allo stesso modo di qualsiasi altro cittadino italiano, adattandosi con un inaspettato grado di collaborazione ai vincoli e alle nuove norme comportamentali imposte dalla situazione. Tuttavia sarebbe necessaria una conoscenza più approfondita dell’impatto della crisi sulle persone con disturbi mentali e sulle strategie di coping adottate, attraverso uno specifico programma di ricerca nazionale.
  3. Gli interventi a distanza, i cui benefici vanno ben oltre i tempi di crisi, hanno rappresentato un mezzo importante per fornire assistenza di routine; ciò implicherebbe infatti la necessità di potenziare la cosiddetta “telepsichiatria” e dotare le strutture in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale della tecnologia e della formazione necessarie.
  4. L’ultima lezione che emerge dalla fase post-acuta della pandemia è che le conseguenze più gravi sulla salute mentale si manifesteranno nel prossimo futuro, di pari passo con l’evoluzione della grave crisi economica. Una delle priorità nazionali sarà quindi quella di un aumento della forza lavoro nei servizi di salute mentale, che negli ultimi anni sono stati quelli più pesantemente colpiti dai tagli economici rispetto ad altri settori della sanità pubblica.

 

 

Cosa possiamo aggiungere a questa analisi?

Oltre ad accogliere con grande interesse quanto emerso dallo studio sopra citato rispetto alle condizioni in cui versano i servizi pubblici per la salute mentale nel contesto italiano, ci sentiamo di poter aggiungere che al di là delle soluzioni finora adottate o immaginate per il futuro, un altro importante passo per poter garantire un accesso ai servizi di salute pubblica continuo, omogeno su tutto il territorio nazionale e in grado di rispondere a tutte le tipologie di bisogno a prescindere dalla gravità dei sintomi riportati, sarà quello di implementare anche nuove modalità di erogazione dei servizi di salute mentale.

 

 

In che modo?

Le esperienze dei servizi Walk-In/Terapia a Seduta Singola nel mondo, ci dimostrano come per poter raggiungere un più vasto numero di persone, non rinunciando allo stesso tempo alla fornitura di servizi efficienti e di qualità è stato quello ad esempio di creare delle équipe multidisciplinari di professionisti formati nel metodo della TSS (formazione che richiede un breve periodo di apprendimento teorico-pratica) in grado di affiancare il lavoro portato avanti dagli altri servizi specialistici.

Tali équipe fornendo spazi di consulenza al bisogno, oltre a dare a tutti la possibilità di accedere a un colloquio (in molti casi già risolutivo!) permettono di effettuare uno screening delle domande e di portare avanti una grande lavoro di prevenzione che in tempi di crisi rappresenterebbe una fonte di risparmio o guadagno (dipende dalle prospettive di riferimento!) più grande in termini di costi e qualità della vita delle persone e dei servizi stessi.

 

 

Conclusioni

Per concludere questo articolo voglio sottolineare che l’aumento dell’accessibilità alle cure per la salute mentale non è solo una questione di costi, ma di giustizia sociale. Hoyt e Talmon (2018) a tal proposito hanno scritto:

Riconoscere il potenziale della Terapia a Seduta Singola è particolarmente importante. Al giorno d’oggi molte più persone trarrebbero beneficio dai servizi di salute mentale se fossero accessibili e non portarsi dietro lo scoraggiante stigma di una dipendenza apparentemente infinita. Le risorse sono limitate e la TSS ha una preziosa funzione ecologica: preserva tempo e denaro. Di più non è meglio; meglio è meglio (Hoyt, 1995, p. 327) e il meglio a volte può essere raggiunto qui e ora, anche in una sola visita (pagg. 7–8).

 

Se vuoi saperne di più sulla Terapia a Seduta Singola e approfondire il metodo, puoi leggere il nostro link (clicca qui) “Terapia a Seduta Singola. Principi e pratiche” o partecipare a uno dei nostri workshop (clicca qui).

Angelica Giannetti
Psicologa, Psicoterapeuta
Team dell’Italian Center
for Single Session Therapy

 

 

Bibliografia.

Covid e servizi di salute mentale. Ha chiuso 1 Centro su 5 e il 25% ha ridotto gli orari di accesso, quotidianosanità.it from https://www.quotidianosanita.it/studi-e analisi/articolo.php?articolo_id=91613

Carpiniello et al. (2020). Psychiatry during the Covid-19 pandemic: a survey on mental health departments in Italy, BMC Psychiatry 20:593.

Hoyt, M. F. (1995). Brief psychotherapies. In A. S. Gurman & S. B. Messer (Eds.), Essential psychotherapies: Theory and practice (p. 327). Guilford Press.

Hoyt, M. F., & Talmon, M. (2018). Prefazione. In F. Cannistra & F. Piccirilli, Terapia a seduta singola. Principi e pratiche (Single-session therapy. Principles and practices) (pp. 9–14). Giunti.

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Angelica Giannetti