
L’obiettivo dell’articolo di oggi è quello di illustrare in che modo la Terapia a Seduta Singola (Cannistrà e Piccirilli, 2018) può rappresentare un valido strumento per le problematiche dell’ansia.
Un solo incontro può fare la differenza?
In un mondo in continuo divenire, in cui le persone hanno bisogno di risposte pratiche e veloci per ritrovare equilibrio e serenità, la Terapia a Seduta Singola rappresenta una modalità di intervento che ben si adatta alle esigenze contemporanee. Nasce dall’idea che ogni incontro possa essere considerato completo e significativo di per sé, tanto da portare la persona che usufruisce anche di un solo colloquio a ritenerlo sufficiente per affrontare e superare il suo problema.
Ciò non significa, però, che chi si rivolge a uno psicologo che pratica la TSS vedrà sparire il suo problema per sempre dopo un’unica seduta. Vuol dire, piuttosto, che quell’incontro avrà fatto la differenza: avrà permesso ad esempio al terapeuta e alla persona di individuare strumenti, strategie e risorse che la persona stessa potrà adottare fin da subito.
Quando l’ansia da naturale risposta fisiologica, diventa una scomoda compagna di viaggio
L’ansia è una condizione fisiologica che può manifestarsi in forme diverse da persona a persona: va dalla costante preoccupazione per il futuro al timore di dover gestire situazioni specifiche, come esami, colloqui di lavoro o un periodo di cambiamento.
Si tratta di una reazione naturalmente assunta dal corpo e dalla mente quando ci si trova di fronte a una situazione percepita come potenzialmente minacciosa. In altre parole, l’ansia è una compagna di viaggio che vuole proteggere dal pericolo, ma che, nel farlo, finisce per vedere pericoli ovunque. Al contrario della paura, che è un’emozione di base provata nell’immediato, cioè quando un pericolo è presente e concreto, l’ansia mette in allerta anche se questo pericolo è ancora immaginario, vago e indefinito. Ciò la rende scomoda agli occhi delle persone, poiché se persiste, e diventa invasiva, ne compromette la qualità della vita.
In che modo è utile la Terapia a Seduta Singola
L’utilità della Terapia a Seduta Singola sta nella capacità del terapeuta di guidare le persone a focalizzarsi su ciò che ritengono più urgente in un dato momento. Quando, infatti, una persona arriva in studio decisa ad affrontare la propria ansia, il terapeuta la aiuta a identificare con chiarezza quale aspetto dell’ansia la preoccupa di più, spostandosi dalla diagnosi nosografica alla definizione operativa del problema.
Come si procede nella definizione operativa del problema?
In altre parole, il terapeuta non si soffermerà soltanto sulla presenza di sintomi comuni come palpitazioni, pensieri che corrono o la sensazione di perdere il controllo, ma indagherà soprattutto come funziona l’ansia per quella persona. Liberando il campo da ogni preconcetto, il terapeuta orienta la persona a focalizzarsi su quello che succede quando sperimenta ansia, ossia quando, come e con chi si presenta e che cosa lei stessa fa per reagire.
Quali sono i passi successivi?
Questa attenzione al particolare permette alla persona di capire su quali aspetti potrebbe intervenire e individuare, così, un obiettivo. Affinché anche solo un incontro risulti completo di per sé, è necessario che questo obiettivo sia concretamente raggiungibile dalla persona entro la fine della seduta, ossia rappresenti un obiettivo S.M.A.R.T. (specifico, misurabile, attribuibile, realistico, temporizzato). Ne sono un esempio: prepararsi a un evento imminente, imparare a gestire diversamente una situazione, allontanare il pensiero che genera il blocco. Qualora la persona riesca a individuare più di un obiettivo, è importante che il terapeuta la guidi a priorizzare, cioè a selezionare quello che ritiene prioritario sul momento, affinché il lavoro terapeutico a seduta singola acquisti efficacia ed efficienza.
Dalla ricerca di eccezioni agli strumenti concreti
Per rintracciare le risorse utili a portare la persona proprio dove vuole andare, nel corso di una Terapia a Seduta Singola si andrà alla ricerca di eccezioni passate, presenti o future: situazioni ansiogene che la persona è già riuscita ad affrontare in passato, che sta affrontando nel presente o che immagina di riuscire ad affrontare in futuro. Si tratta di momenti nei quali ha utilizzato con successo specifiche competenze precedentemente acquisite o nei quali pensa che potrà trovare utile apprenderne di nuove. Risalire a cosa la persona ha già fatto, sta già facendo o potrebbe fare, le permette di visualizzare quali strumenti fanno già parte della sua cassetta degli attrezzi e di quali invece potrebbe aver bisogno.
Dalle soluzioni che non aiutano alle soluzioni efficaci
Parallelamente, inoltre, la persona diventa capace di riconoscere non solo quali azioni dovrebbe fare ma anche quali dovrebbe interrompere: una Terapia a Seduta Singola è, infatti, sufficiente per individuare quelle che per la persona appaiono come possibili soluzioni ma che alla lunga finiscono soltanto per alimentare la sua ansia, rivelando il loro carattere di tentate soluzioni disfunzionali (es.: richieste d’aiuto, evitamento, prestare attenzione al corpo, ecc).
Conclusione
La Terapia a Seduta Singola apre a una nuova percezione di sé e della realtà, dimostrando alla persona che può avere più risorse di quanto pensa e che, già in una sola seduta, può trovare il modo per sé più adatto per ridimensionare l’ansia e renderla gestibile. Con la TSS, l’intervento psicologico viene ottimizzato nei tempi e nei costi, facilitando l’accesso alle cure e indirizzando fin da subito le persone, e parimenti i terapeuti, verso l’autonomia e la fiducia in sé.
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Anna Falco
Psicologa, Specializzanda in
Terapie Brevi Sistemico-Strategiche
presso l’Istituto ICNOS