
L’articolo di oggi si rivolge in modo specifico ai colleghi che praticano la Terapia a Seduta Singola o che intendono formarsi in questo metodo.
Mi chiamo Anna Falco e sono una psicologa, specializzanda in Psicoterapia Breve Sistemico-Strategica presso l’Istituto ICNOS di Roma. Nei miei incontri con adolescenti, adulti e giovani adulti, ho sperimentato e perfezionato sempre più i diversi elementi che costituiscono la TSS, rendendo quell’unico incontro utile e significativo.
Le mie righe vogliono essere una sorta di vademecum informale, così che chiunque si imbarchi in questa avventura faccia attenzione a non perdere la rotta.
Che cosa non è la Terapia a Seduta Singola
Da quando mi sono formata in Terapia a Seduta Singola, la più grande difficoltà che ho incontrato stava nello spiegare cosa stessi facendo, senza che le persone rimanessero perplesse. Fare una TSS non significa promettere un miracolo o che tutti i problemi di una persona spariscano in una seduta soltanto: la fase di apertura prevede, infatti, che la nostra porta rimanga aperta anche se la persona dovesse sentire il bisogno di ulteriori incontri. Se quel solo incontro, o il successivo, dovesse essere sufficiente, lo sarà perché, con il nostro agire, ne avremmo tratto il massimo. Fare TSS significa, dunque, voler rendere efficace ed efficiente un singolo incontro alla volta.
Come sapere che non stai facendo una Terapia a Seduta Singola
Se non riesci a “tradurre” in un obiettivo specifico ciò che la persona desidera, se il suo problema non ti è chiaro e hai la sensazione di girare in tondo, sei sulla strada giusta. É un po’ come ci dice Michael Hoyt nella sua famosa metafora sul golf: “Passerai una lunga giornata al campo, se non sai dov’è la buca”.
Non potrai trarre il massimo da un incontro, se non assumi il linguaggio della persona che hai davanti e se non guardi la realtà attraverso il suo punto di vista. Sia che ti parli di un problema sia di ciò che vuole cambiare o migliorare, devi guidarla affinché te ne parli in modo meno vago o astratto, senza tecnicismi. Ad esempio, non puoi aiutarla a migliorare la sua autostima se non sai che cosa significa avere autostima per quella persona.
Fare domande, spinti dalla nostra genuina curiosità, ci allontana da ogni tentativo di interpretazione, permettendoci di abbozzare una rotta e di non tralasciare le risorse della persona. E se abbiamo l’impressione che raccogliere tutte queste informazioni ci stia portando via tempo, domandiamoci chi manovra il timone: pur avendo messo la persona al centro del processo terapeutico, potremmo aver perso il focus, aver tralasciato di esplorare le eccezioni al problema, dimenticato di chiedere feedback.
Ricordiamoci che la persona ha deciso di incontrarci perché desidera essere aiutata, per cui, proprio per rispondere al suo bisogno, quando ci accorgiamo di essere “portati a spasso”, spetta a noi riaccompagnarla al qui ed ora.
In conclusione
Le ricerche (Hoyt, Bobele, Slive, Young & Talmon, 2018) ci dicono che molte persone generalmente fanno un solo incontro di terapia: perché non far sì che traggano il meglio dal tempo a loro disposizione?
Assumere il mindset della Terapia a Seduta Singola significa proprio questo.
Il nostro obiettivo, da clinici di qualsivoglia orientamento, consiste nel raccogliere il guanto di sfida e approcciare a quell’incontro come se fosse l’ultimo. Perché solo quando già sappiamo che un incontro sarà l’ultimo, ci predisponiamo a dare il massimo affinché la persona davanti a noi se ne ritorni a casa con quello per cui è venuta.
Sapere cosa fare per eseguire una buona TSS non ci esime dal fare errori, adottarne il mindset invece sì.
Se vuoi saperne di più sulla Terapia a Seduta Singola e approfondire il metodo, puoi leggere il nostro libro (clicca qui) “Terapia a Seduta Singola. Principi e pratiche.”, iscriverti a uno dei nostri workshop (clicca qui) oppure approfondire le Terapie Brevi in modo pratico e flessibile sul sito terapiebrevi.it la piattaforma dell’dell’Italian Center for Single Session Therapy dedicata alla formazione online.
Anna Falco
Psicologa, Psicoterapeuta specializzanda in
Terapie Brevi Sistemico-Strategiche
presso l’Istituto ICNOS
Bibliografia
Haley, J. (1969). The art of being a failure as a therapist. American Journal of Orthopsy chiatry, 39, 691–695.
Hoyt, M. F., Bobele, M., Slive, A., Young, J., & Talmon, M. (Eds.). (2018). Single-session therapy by walk-in or appointment: Administrative, clinical, and supervisory aspects of one-at-a-time services. Routledge.
Hoyt, M. F., & Cannistrà, F. (2021). Common errors in single-session therapy. Journal of Systemic Therapies, 40(3), 29-41.