Terapia a Seduta Singola con le coppie: quando una domanda può aprire nuove possibilità

Terapia a Seduta Singola con le coppie: quando una domanda può aprire nuove possibilità

Quando una coppia decide di rivolgersi a uno psicoterapeuta, non sempre è alla ricerca di un percorso lungo e strutturato: a volte i partner hanno bisogno di confrontarsi su una questione specifica, altre volte si trovano in un momento di crisi e sentono la necessità di fare chiarezza. In altri casi c’è chi si è fatto trascinare contro voglia dal partner, oppure entrambi desiderano soltanto capire se la terapia di coppia può fare al caso loro.

È in questo contesto che la Terapia a Seduta Singola (TSS) può rappresentare un’opportunità interessante anche per il lavoro con le coppie.

Ma come si può lavorare su una relazione in un unico incontro?

Vedremo in questo articolo che spesso una sola seduta può aiutare a sbloccare le risorse della coppia o a chiarire le proprie intenzioni sul futuro della relazione.

 

Dalla pianificazione di un percorso al valore del singolo incontro

Spesso si tende a immaginare la terapia di coppia come un percorso che richiede necessariamente numerosi incontri, durante i quali ricostruire la storia della relazione, analizzare i conflitti e lavorare progressivamente sulle dinamiche disfunzionali. Un percorso di questo tipo può essere necessario in molte situazioni, ma non è l’unica possibilità.

La TSS invita a partire da una domanda diversa: che cosa potrebbe rendere utile l’incontro di oggi?

Questa domanda sposta l’attenzione dalla pianificazione di un percorso al valore del singolo incontro. L’obiettivo non è affrontare tutti i problemi della relazione, ma individuare ciò che è prioritario per i partner per arrivare a un cambiamento concreto.

E’ in questa prospettiva che si colloca il modello One-at-a-Time (OAAT), sviluppato da Martin Söderquist e colleghi (2018; 2023). L’espressione, traducibile come “una seduta alla volta”, sottolinea che ogni incontro viene considerato un’unità di lavoro completa, lasciando alla coppia la possibilità di decidere se e quando richiedere un nuovo appuntamento.

Non si tratta, quindi, di un protocollo terapeutico rigido, ma di un modo di organizzare il servizio e di concepire il lavoro clinico, che nell’esperienza del gruppo svedese ha portato a osservare quali aspetti della OOAT ricorrono nel lavoro con le coppie.

 

Le prime domande possono cambiare la direzione della seduta

Nel suo articolo del 2025, Beginnings: Invitations and Responses in Single Session One-at-a-Time, Söderquist dedica particolare attenzione ai primi minuti dell’incontro terapeutico. Il suo contributo mette in evidenza un aspetto rilevante: non conta soltanto quale domanda il terapeuta formula, ma anche come ascolta e utilizza la risposta che riceve.

Una domanda apparentemente semplice può aprire possibilità inattese oppure generare una distanza tra il terapeuta e i partner. Per questo motivo, le domande non dovrebbero essere applicate come formule standard, indipendentemente dal contesto.

Un aspetto che l’autore evidenzia nel suo articolo è la necessità di definire fin da subito il contesto di lavoro della seduta singola, il Context Marking: 

“Oggi è la vostra seduta: faremo del nostro meglio affinché questo tempo vi sia direttamente utile.” 

Anziché chiedersi qual è la diagnosi relazionale, la priorità diventa ingaggiare la coppia attraverso inviti e prime domande orientate alle risorse e agli obiettivi: 

Per riattivare le competenze e la storia positiva:

  • “Cosa vi ha fatto innamorare all’inizio?” 
  • “In cosa siete davvero bravi come coppia, nonostante le difficoltà di questo periodo?”

 Per definire la rotta della seduta:

  • “Quali sono le vostre migliori speranze per questo incontro?” 
  • “Cosa vorreste portarvi a casa a fine ora per sentire che è valsa la pena essere qui?” 
  • “Su cosa volete che concentri la mia attenzione mentre parliamo, in modo da potervi dare riflessioni e spunti utili alla fine della seduta?”

Naturalmente, non sempre i partner hanno lo stesso obiettivo. Anche questa differenza è informativa: anziché forzare subito un accordo, il terapeuta può aiutare ciascuno a chiarire che cosa desidera e che cosa considera importante.

 

E se i partner non vogliono la stessa cosa?

In questa prospettiva, la definizione dell’obiettivo rappresenta un momento cruciale, perché è il momento in cui possono emergere già delle discrepanze tra i due: i partner possono arrivare con obiettivi diversi, talvolta persino incompatibili. A una domanda come: «Che cosa vi ha portato qui oggi?» uno dei partner potrebbe rispondere «Voglio capire come possiamo migliorare il rapporto», mentre l’altro potrebbe dire «Io voglio capire se è arrivato il momento di lasciarci».

La divergenza degli obiettivi è una delle situazioni più delicate nel lavoro con le coppie. Non sempre è possibile costruire immediatamente un obiettivo comune, anzi secondo la mia esperienza spesso è proprio il lavoro sugli obiettivi a far emergere delle posizioni o prospettive diverse, e in questi casi il lavoro del terapeuta può cominciare proprio dal riconoscimento di una differenza. La TSS offre in questo senso uno spazio adatto a far emergere queste discrepanze e a discutere dei possibili scenari per la coppia.

Lavorando con le coppie, ho notato come spesso il momento della definizione dell’obiettivo sia dirimente nel comprendere se vi siano i presupposti per andare avanti e a volte mi è capitato di dover dedicare molto più spazio a questa fase, favorendo così la negoziazione di possibili soluzioni.

 

Dalle difficoltà alle risorse della coppia

Quando una coppia è bloccata in una dinamica ripetitiva, è facile che il problema occupi tutto lo spazio: si discute di ciò che non funziona, di chi ha ragione e di come ci si dovrebbe comportare diversamente e quasi ci si aspetta che il terapeuta rivesta il ruolo di “giudice” tra le parti.

Nel lavoro con le coppie, è facile essere coinvolti nelle dinamiche conflittuali e trovarsi implicitamente nella posizione di dover stabilire chi abbia ragione o chi debba cambiare per primo.  In tal senso, l’atteggiamento del terapeuta è fondamentale per non cadere in triangolazioni deleterie o in un ascolto passivo del conflitto: questi deve mantenere una particolare capacità di focalizzazione, di ascolto e di formulazione delle domande. Per poter massimizzare il tempo di una seduta è importante quindi non incastrarsi in queste dinamiche e portare il discorso sulla ricerca delle eccezioni e delle risorse della coppia.

Il terapeuta invita quindi a esplorare anche un’altra prospettiva: quali risorse sono già presenti nella coppia, anche se in questo momento sembrano difficili da riconoscere?

Si può chiedere, per esempio: «Ci sono momenti in cui riuscite a parlarvi diversamente?», «Che cosa succede quando la discussione non degenera?» oppure «Come siete riusciti, in passato, a superare una difficoltà simile?».

È il lavoro sulle eccezioni: individuare quei momenti in cui il problema si presenta con minore intensità, oppure non si presenta affatto, per comprendere che cosa li rende possibili. Nell’approccio italiano alla TSS, questa esplorazione si integra con la ricerca di un cambiamento concreto e circoscritto, costruito a partire dalle capacità e dalle esperienze dei partner (Cannistrà e Piccirilli, 2018).

Non si tratta di minimizzare le difficoltà o di cercare a tutti i costi qualcosa di positivo. Si tratta di individuare ciò che la coppia sa già fare e che potrebbe tornare a utilizzare in modo intenzionale.

Il contributo di Söderquist ci ricorda che ogni incontro può essere affrontato come un’occasione significativa, senza dare per scontato che debba essere seguito da un percorso lungo. La prospettiva della TSS si integra così con l’attenzione alle risorse, alle eccezioni e ai cambiamenti possibili nel presente.

 

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Consuelo Del Grande
Psicologa, Specializzata in
Terapie Brevi Sistemico-Strategiche
presso l’Istituto ICNOS

 

Riferrimenti bibliografici

Cannistrà, F., & Piccirilli, F. (2018). Terapia a seduta singola. Principi e Pratiche. Firenze: Giunti Psychometrics.

Soderquist, M. (2018). Coincidence favors the prepared mind: Single sessions with couples in Sweden. In M. F. Hoyt, A. Slive, M. Bobele, J. Young, & M. Talmon (Eds.), Singlesession therapy by walk-in or appointment: Administrative, clinical, and supervisory aspects of one-at-a-time services (pp. 270–290). Routledge.

Söderquist, M. (2025). Invitations, Embedded Hopes, and Creative Collaboration in Sweden. In Cannistrà, F. & Hoyt, M. (Eds.) Single Session Therapies: Why and How One-at-a-Time Mindsets Are Effective. Routledge

Söderquist, M. (2025). Beginnings: Invitations and responses in single session one-at-a-time. Journal of Systemic Therapies, 44(2), 19–35. https://doi.org/10.1521/jsyt.2025.44.2.19

Soderquist, M., Cronholm-Nouicer, M., Dannerup, L., & Wulff, K. (2021). Making the leap with couples in Sweden: One-at-a-time mindset in action. In M. F. Hoyt, J. Young, J., & P. Rycroft (Eds.), Single session thinking and practice in global, cultural and familial contexts: Expanding applications (pp. 163-172). Routledge.

Consuelo Del Grande