Il contesto di competenza: gli ingredienti necessari per una buona TSS

Il contesto di competenza: gli ingredienti necessari per una buona TSS

Obiettivo dell’articolo è quello di porre l’attenzione sulle best practices che permettono al terapeuta di ottimizzare l’efficacia di un singolo incontro, creando quel contesto relazionale fondamentale per supportare la persona verso il suo cambiamento.

Cosa ci fa dire che una Terapia a Seduta Singola è efficace?

Come sappiamo, il cambiamento è la mèta ultima di qualsiasi percorso di psicoterapia, ma perseguire questo in un solo incontro può sembrare ambizioso se non si ha un metodo e una struttura da seguire.

Lo studio della Terapia a Seduta Singola e degli interventi One at a time ci hanno mostrato come, individuando le best practices di un potenziale unico intervento, possiamo aumentare le possibilità che quel singolo incontro sia sufficiente per aiutare le persone. Naturalmente per ottenere questo il terapeuta deve essere il primo a porsi di fronte alla seduta come se fosse l’unica, adottando quindi un mindset che lo aiuti a massimizzare il tempo effettivo (Cannistrà, 2022).

Tra i principi che Cannistrà (ibidem) ha elencato per il mindset a seduta singola, quello di mirare a interventi minimi o semplici è importante per darsi l’opportunità di aiutare il cliente senza la pressione di dover risolvere tutti i suoi problemi o raggiungere oggi il suo obiettivo ultimo. Per questo motivo, guidare la persona verso obiettivi realistici e raggiungibili è di fondamentale importanza per una buona TSS. 

 

Cos’è il contesto di competenza?

Secondo Hoyt (2020; 2023) la definizione dell’obiettivo è uno degli elementi fondamentali in tutte le terapie, insieme alle risorse della persona e all’alleanza. Questi tre fattori sono imprescindibili per una terapia efficace e servono a creare quello che lui chiama il Contesto di Competenza.

Il contesto di competenza è quel terreno che il terapeuta deve creare per far sì che il cliente passi da un sentimento di fallimento a uno di empowerment e autoefficacia. Potremmo paragonare il contesto di competenza alla ben nota zona di sviluppo prossimale postulata da Vygotsky (Vygotsky & Cole, 1978), dove l’educatore fornisce le condizioni di apprendimento migliori attraverso un sostegno (scaffolding) che faccia fiorire le potenzialità del discente.

Cosa accomuna i due ambiti?

Pur parlando di ambiti differenti , educativo e clinico, ciò che accomuna questi due concetti è la natura relazionale che favorisce il cambiamento, ponendo il focus sul potenziale intrinseco alla persona. Tuttavia, mentre per la zona di sviluppo prossimale l’attenzione è rivolta a ciò che la persona deve ancora imparare a fare, nella terapia si pone l’accento sulle competenze che ha già e che deve applicare al suo problema.

 

Come agisce il terapeuta?

Il terapeuta deve dunque saper elicitare le risorse che la persona possiede in favore del suo obiettivo. Questo processo risulterà efficace nella misura in cui si sia creata una buona alleanza terapeutica, e dunque, si sia stabilita una buona relazione con il paziente.

Secondo Hoyt (in Cannistrà & Hoyt, 2025), per avere il cambiamento, nessuna di queste tre dimensioni può mancare: la terapia ha luogo dove Obiettivi, Risorse e Alleanza si intersecano. Infatti se hai l’obiettivo e una buona alleanza, ma non hai accesso alle risorse, non accade nulla. Se hai le risorse e l’alleanza, ma non hai obiettivi, non c’è una direzione. E se la persona riesce ad accedere alle risorse e agli obiettivi senza alleanza, vuol dire che non ha bisogno del terapeuta!

 

Perché è importante il contesto di competenza nella Terapia a Seduta Singola?

Tenere a mente questi tre fattori durante una terapia a seduta singola è fondamentale se vogliamo che la seduta produca qualche beneficio alla persona.

E qui torniamo al mindset: se il terapeuta crede che in un incontro non sia possibile creare una buona alleanza col cliente o che il tempo non sia sufficiente per far emergere obiettivo e risorse, la seduta parte in salita.

 

Conclusioni

Per concludere il terapeuta deve porsi come facilitatore del contesto di competenza e avere fiducia nelle risorse del paziente, coltivando una genuina curiosità verso ciò che ritiene potrebbe essergli utile per risolvere il suo problema. L’attenzione autentica verso la teoria del cambiamento del cliente e l’uso sapiente delle riformulazioni consolidano infine il legame terapeutico. Si prepara così il terreno per la svolta: la speranza in un miglioramento si riaccende e il senso di fallimento lascia spazio alla consapevolezza di non essere ‘sbagliati’. Soprattutto, emerge la fiducia di poter agire in prima persona per superare l’impasse.

 

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Consuelo Del Grande
Psicologa, Specializzata in
Terapie Brevi Sistemico-Strategiche
presso l’Istituto ICNOS

 

Riferimenti Bibliografici

Cannistrà, F. (2022). The Single Session Therapy Mindset. Fourteen Principles Gained Through an Analysis of the Literature. International Journal of Brief Therapy and Family Science, 12(1), 1-26.

Cannistrà, F., & Hoyt, M. F. (Eds.). (2025). Single session therapies: Why and how one-at-a-time mindsets are effective. Taylor & Francis.

Hoyt, M. F., & Cannistrà, F. (2023). Conversazioni di terapia breve. Esplorando interventi efficaci in psicoterapia. EPC Editore.

Hoyt, M. F. (2020). Psicoterapie brevi. Principi e pratiche. CISU.

Vygotsky, L. S., & Cole, M. (1978). Mind in society: Development of higher psychological processes. Harvard university press.

Consuelo Del Grande