Terapia a Seduta Singola in pratica: TSS e il blocco dello scrittore. Caso Clinico

Terapia a Seduta Singola in pratica: TSS e il blocco dello scrittore. Caso Clinico

Nell’articolo di oggi verrà illustrato attraverso un caso clinico il metodo della Terapia a Seduta Singola nella pratica. Il colloquio di TSS presentato è stato realizzato dalla dott. ssa Valeria Campinoti, psicologa, psicoterapeuta e membro del Team dell’Italian Center for Single Session Therapy. Il caso  non riporta una storia reale, ma rappresenta un esempio che prende spunto da più situazioni modificate e rese irriconoscibili. 

 

Presentazione del caso

F. mi contatta telefonicamente per prendere un appuntamento online. Al telefono mi racconta che ha terminato gli esami dell’università e che le manca l’ultimo step della scrittura della tesi per ultimare il suo percorso di studi. Il problema, però, è che è totalmente bloccata nella scrittura della tesi ed ogni volta che prova a farlo, non ci riesce. Prendiamo appuntamento e ci vediamo qualche giorno dopo.

V: Buongiorno F.! E piacere di conoscerti. Se per te va bene ci diamo del “tu”, ok?

F.: Sì sì, certo!

V: Allora F. prima di iniziare la nostra sessione, vorrei spiegarti un po’ come lavoro e, soprattutto, farti una premessa. Posto che, la mia porta (anche virtuale) rimane sempre aperta per i miei clienti, ci sono alcuni di loro che da un singolo incontro riescono a trarre tutto ciò di cui avevano bisogno e, quindi, non sentono l’esigenza di richiedere altri appuntamenti. Altri, invece, sentono di aver bisogno di più incontri. Vanno bene entrambe le soluzioni, perché ogni persona ed ogni difficoltà è diversa dall’altra. Ti dico tutto questo perché quando finiremo la seduta, sarai tu a dirmi se hai bisogno di un altro incontro, oppure se oggi è stato sufficiente. Posto che, come ti dicevo all’inizio, la mia porta rimane sempre aperta per te. (apertura e disseminazione)

F: Ok, Valeria! Spero davvero di risolvere questo blocco nel minor tempo possibile, perché davvero mi sta proprio frustrando questa situazione.

V: Certo, lo immagino! Cerchiamo di lavorare al meglio per risolvere questo blocco. Ti va di dirmi meglio che cosa intendi? (richiesta di definizione del problema)

F: Allora.. ho finito tutti gli esami, ho una media molto alta, considera ho la media del 29,5…ho scelto io la mia relatrice e sono anche contenta dell’argomento su cui verterà la mia tesi. In questi ultimi mesi mi sono adoperata tanto per cercare il materiale, per selezionare i libri più adatti, ma ogni volta che penso di dover iniziare a scrivere la tesi mi sento male.

V: Che cosa intendi quando dici che ti senti male? (richiesta di maggiori dettagli per definire il problema)

F: che mi viene l’ansia, inizio a pensare che non so da dove iniziare, poi mi viene la tachicardia…e mi sforzo di non pensarci, rimandando al giorno successivo l’impegno di scriverla.

V: ma il giorno successivo accade la stessa cosa, giusto?

F: sì esatto…e percepire il tempo che passa mi fa aumentare la frustrazione. Sono ferma così da 2 mesi! E 2 mesi sono tanti per me, che invece ho sempre fatto tutto nei tempi giusti, nei tempi stabiliti. Poi mi fa arrabbiare che io davvero non vedo l’ora di laurearmi, di iniziare a lavorare, di mettere in atto tutto ciò che ho studiato!

V: quindi, F., se ho capito bene quello che accade è che hai tutto pronto per scrivere la tua tesi, che ti permetterebbe di raggiungere il risultato che tanto desideri, ma quello che accade quando ci pensi e quando provi a scriverla è una sensazione di ansia, tachicardia, pensieri e il passare del tempo, per te che sei stata sempre sul pezzo, ti crea frustrazione. (parafrasi e riformulazione)

F: sì esatto…non mi riconosco più e la cosa mi infastidisce.

V: mi spieghi meglio cosa accade nel momento in cui provi a scrivere la tesi?

F: di solito prendo il pc ed i libri e mi metto alla solita postazione, in camera mia dove ho la scrivania. Già mentre sto prendendo le cose inizio a pensare alla volta precedente in cui ho fatto la stessa cosa. Quindi, quando mi siedo ed apro il pc, già penso “non ce la farai a scrivere” e nel momento in cui apro word e vedo quella pagina bianca…mi paralizzo (alza le mani e allunga le braccia in avanti come per bloccare qualcosa).

V: (ripeto il gesto di F.) quando vedi quella pagina bianca ti paralizzi…(ricalco)

F: mi paralizzo. È come se il cervello fosse vuoto e pieno allo stesso tempo. Non riesco nemmeno a muovere un dito! Appena la mano passa sopra la tastiera…black out!

V: e poi che succede?

F: poi mi impongo di aspettare…ma questa attesa sta diventando sempre più breve. Ieri dopo 5 minuti ho chiuso il pc sbattendolo ed ho pianto. Non riuscire a fare questa cosa mi fa stare male.

V: Immagino… F. Senti… cosa è necessario che accada qui oggi in modo tale da salutarci sentendo che per te è stato un incontro utile? (definizione dell’obiettivo della seduta)

F: voglio sbloccarmi, iniziare a scrivere. So che il problema è tutto nell’inizio, nella mia incapacità di iniziare, non so perché…ma so che se inizio poi il resto è tutto in discesa.

V: ok! Quindi nell’incontro di oggi dobbiamo concentrarci sul farti iniziare a scrivere la tesi, giusto? (feedback e accordo sull’obiettivo)

F: è in assoluto la cosa che voglio di più!

V: Bene! Che cosa hai provato a fare, F., per sbloccare questa situazione? (esplorazione delle tentate soluzioni precedenti all’incontro)

F: mah… le ho provate tutte, Valeria. Ma non ho cavato un ragno dal buco! Ho iniziato ad andare in biblioteca, anche se nel corso degli anni non mi sono mai sentita a mio agio a studiare lì dentro. E comunque niente, sono andata un paio di volte, ma senza risultati. Poi ho coinvolto le mie colleghe di corso, chiedendo se potevamo vederci e scrivere le nostre tesi insieme, dato che in teoria ci dovremmo laureare nella stessa sessione…

V: ma mi sembra di capire non abbia funzionato…

F: no, anzi. Penso che ho fatto anche peggio…soprattutto perché le mie amiche scrivevano spedite ed io no. Ferma, immobile come una statua! È stato umiliante…

V: posso immaginare! Ti vengono in mente altre cose che hai provato a fare nel tentativo di risolvere la tua difficoltà?

F: mmm…alcune volte ho cercato online degli articoli, magari anche su blog o forum di studenti per capire se altri avessero il mio stesso problema e se l’avessero superato in qualche modo. Ma l’ho fatto solo 2 o 3 volte in questi mesi. Poi mi confondeva ancora di più le idee e ho lasciato perdere.

V: sì sono d’accordo sul lasciar perdere questa soluzione. A volte usiamo internet un po’ come il libro delle risposte, ma non tutte le risposte vanno bene per tutte le situazioni e per tutte le persone. E ti dico anche che spesso mettiamo in atto dei comportamenti nel tentativo di risolvere il problema, ma questi non solo non lo risolvono, anzi lo peggiorano proprio! Pensi che le cose di cui mi parlavi poco fa siano state delle valide soluzioni per te? (parafrasi ristrutturante)

F: direi di no…anzi, come dicevi tu, mi hanno fatta bloccare ancora di più, tanto da sentirmi capace di stare solo ferma…e la cosa che mi snerva di più, davvero, è la perdita di tempo!

V: sembra proprio che perdere tempo per te sia per te un grande cruccio. Sai, chi ha tempo, può perdere tempo. Ma tu, no. Non hai né tempo e né voglia di perderlo. E più sei consapevole del valore del tempo, più ti rammarichi di perderlo. Ti è capitata questa situazione altre volte? Immagino tu abbia scritto la tesi anche in triennale. Come è andata in quell’occasione?

F: quello che hai detto sul tempo mi ha fatto vibrare qualcosa dentro…e venire anche un po’ di rabbia verso me stessa. Ad ogni modo…in triennale è stata tutta un’altra storia. Scrivevo la tesi spedita, senza intoppi! Pensa che un giorno mi sono dimenticata di salvare il file e mi si sono cancellate 10 pagine. 10 lunghissime pagine di lavoro. Ho pianto eh…ma poi mi sono rimboccata le maniche e le ho riscritte. Forse anche meglio di prima, sai.

V: come hai fatto in quell’occasione a scrivere la tesi spedita, senza intoppi? (indago le risorse e le eccezioni al problema in una situazione simile)

F: mah sai, non ho fatto niente di che… andavo in biblioteca a prendere i libri, leggevo, sottolineavo e poi elaboravo il tutto.

V: quindi sembra che tu sappia scrivere una tesi! (sorrido)

F: beh sì…sai che in questi due mesi non avevo mai pensato al fatto di aver scritto la tesi per la triennale? (ride)

(restiamo qualche istante in silenzio)

F: mi è venuto in mente che per la tesi della triennale mi davo degli orari predefiniti durante le giornate. A quei tempi facevo la cameriera e quindi tutta la settimana era scandita da turni e tutto doveva essere incastrato.

V: invece adesso come è impostata la giornata?

F: adesso mi sveglio, vado a camminare, poi torno a casa e inizio a pensare che dovrei dedicare almeno 4 o 5 ore alla tesi, almeno l’intera mattina o l’intero pomeriggio. Ma di fatto poi questo pensiero mi uccide, perché so che non farò nulla. Mi siedo, prendo i libri e perdo  tempo, mi perdo nei pensieri. Penso che non riesco, penso che farò un lavoro mediocre e continuo a catastrofizzare. E la giornata passa così, fra tentativi di scrivere e mille altre distrazioni.

V: sai…dedicare tanto tempo a qualcosa non sempre equivale a dedicargli un tempo di qualità (ristrutturazione)

F: eh…(sospira)

V: quindi F., secondo te, se organizzassi la tua giornata in slot da dedicare alla tesi questo potrebbe esserti di aiuto? (feedback e esplorare le soluzioni in seduta)

F: in effetti è una cosa che non ho sperimentato in questi mesi, dovrei provare.

V: Ottimo, mi sembra che hai individuato una strada.

 

F: Sì…forse in parte.

V: Per far funzionare questa soluzione ancora meglio, dobbiamo aggiungerci un pezzetto. Ma prima ti dico una cosa: talvolta chiedo alle persone di fare certi esercizi anche se questi possono sembrare “impossibili” da realizzare e la persona potrebbe avere la sensazione di “sbagliare” o fare cose bizzarre. In questi casi ti chiedo di continuare comunque con l’eseguire quanto concordato, a prescindere da questi aspetti e dalle considerazioni che possono essere fatte sugli esercizi stessi. Alcune manovre terapeutiche possono esser spiegate solo in un secondo momento, per cui inizialmente è necessario limitarsi a mettere in atto quanto concordato anche se non lo comprendi fino in fondo. Se sembra assurdo, se ti annoi, se fai fatica a farlo, se ti sembra di perdere tempo, se hai la sensazione di fare scorrettamente l’esercizio ti chiedo comunque di continuare. Ok?

F: sì, certo.

V: Ti chiedo F. di stabilire ogni giorno un appuntamento fisso con i libri, ogni giorno alla stessa ora, nello stesso luogo, insieme a tutto l’occorrente per scrivere la tua tesi. Sgombera la tua scrivania da cose inutili e da cose che potrebbero distrarti, come il cellulare o altro. Metti un timer a 45 minuti, quindi ad esempio se decidi che l’orario di inizio è alle 10.00, metterai la sveglia alle 10.45. quello che devi fare in quei 45 minuti è NON scrivere la tesi. Quindi, voglio che resti lì, seduta davanti al tuo pc, ai tuoi libri, ai tuoi appunti, ma hai il divieto assoluto di scrivere la tesi. In quei 45 minuti non ti chiedo di fare altro, se non di NON scrivere la tesi. (prescrizione paradossale)

F: mh…è tutto molto strano, ma sono curiosa. Ci provo…

V: Bene F.! Mi sembra che siano emerse un bel po’ di cose in questo nostro incontro, vero? E mi sembra che tu abbia davvero parecchie risorse. Ora cosa vuoi fare? Posto che la mia porta rimane sempre aperta per te, pensi di voler prendere un altro appuntamento o credi che potremmo risentirci tra 2-3 settimane, vedere come va, e poi decidere?

F: Voglio iniziare a mettere in atto da domani questa nuova strategia, capire se funziona e, quindi, per ora mi fermerei qui.

V: Benissimo. Ci sentiamo comunque per un check per sapere come vanno le cose tra tre settimane e mi aggiornerai. Ti ringrazio.

F: Ringrazio io te.

 

Le 3 settimane concordate con F. trascorrono e, come da accordi, la contatto telefonicamente per un aggiornamento rispetto al lavoro fatto insieme. F. risponde al telefono con una voce squillante ed esclama subito “L’ho scrittaaaaaaaa!” Mi complimento immediatamente con lei e le chiedo di raccontarmi come fossero andate queste settimane. F. mi racconta che i primi 3 giorni l’esercizio è stata una vera e propria tortura: si metteva sui libri e, sebbene i primi momenti fossero di pensieri e rimuginii sulla tesi, successivamente le veniva il nervoso perché sentiva di star sprecando tempo. Ammette che ha resistito 3 giorni e che già dal 3° giorno aveva aperto uno dei libri per leggere l’indice e cerchiare i paragrafi utili per la tesi. Dal 4° giorno afferma “non ce l’ho fatta più! Quei 45 minuti mi sembravano la cosa peggiore che potesse capitarmi e piuttosto che stare lì impalata senza fare nulla, ho iniziato a scrivere”. Mi racconta che ha inizialmente buttato giù un indice provvisorio della tesi, insieme all’introduzione. E che ha passato il resto del tempo a cercare di sistemare il materiale in suo possesso. Dal 5° giorno “sono esplosa, in senso positivo eh…ho iniziato a scrivere e non mi sono fermata mai, finché non è suonato il timer!

Mi complimento con F. per l’ottimo lavoro che è riuscita a fare in così poco tempo e mi informo rispetto ai prossimi passi. Mi dice che è arrivata a scrivere tutto il primo capitolo della tesi e che sta aspettando la revisione da parte della sua relatrice. Si sente molto meglio anche rispetto all’umore; i pensieri sono spariti ed ha ripreso a studiare anche con le sue colleghe, sia in biblioteca che altrove. È molto felice del fatto che si riuscirà a laureare nella sessione che aveva prefissato ed ha, inoltre, iniziato a guardarsi intorno rispetto alle strutture per fare il tirocinio una volta laureata.

Nel concludere la telefonata e nel ricordare ad F. la mia porta aperta, lei mi ringrazia con commozione e mi dice che proseguirà da sola verso la sua laurea, aggiungendo che sarebbe bello per lei potermi mandare una foto di quel giorno.

Ed infatti, 4 mesi dopo quella chiamata F. sorride in una foto con la sua tesi stretta fra le mani ed una corona d’alloro in testa.

 

Se vuoi saperne di più sulla Terapia a Seduta Singola e approfondire il metodo, puoi leggere il nostro link (clicca qui) “Terapia a Seduta Singola. Principi e pratiche”. e a uno dei nostri workshop (clicca qui).

 

Valeria Campinoti
Psicologa, Psicoterapeuta
Team dell’Italian Center
for Single Session Therapy

 

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Angelica Giannetti