
Obiettivo dell’articolo di oggi è quello di esplorare il concetto di goal – setting nell’ambito della Terapia a Seduta Singola.
Sono Consuelo Del Grande, psicologa psicoterapeuta in Terapie Brevi ad Approccio Sistemico – Strategico e dottore di ricerca. Nella mia pratica clinica applico la Terapia a Seduta Singola con gli adulti, le coppie e gli adolescenti e con diverse problematiche. Trovo che questo metodo sia una rivoluzione di mindset nella psicoterapia e nel coaching.
Tra le terapie brevi, la Terapia a Seduta Singola è un metodo che è stato definito ultra-breve (Hoyt, 2020) e il maggiormente focalizzato tra tutti. Nella TSS infatti, più che in ogni altro tipo di trattamento, il concetto di goal-setting viene estremizzato fino a diventare un passaggio cruciale dell’incontro.
Come viene stabilito e da chi l’obiettivo nella TSS?
È proprio grazie alla definizione di un obiettivo chiaro, circoscritto e concordato con il cliente che è possibile massimizzare l’efficacia della seduta in un tempo limitato. Nella TSS è la persona a stabilire l’obiettivo, in un’ottica di orizzontalità: il goal-setting è mutua esplorazione, non espressione di una gerarchia o analisi dei colpevoli.
Il terapeuta si siede allo stesso livello della persona, con la convinzione che sia lui il massimo esperto della sua vita. Il professionista ha il compito di guidare il cliente a rendere l’obiettivo più specifico, concreto e misurabile attraverso le domande che pone.
Guidare verso la meta
In tal senso, la fase di goal-setting rappresenta un momento clou che il terapeuta deve saper portare avanti con consapevolezza e direzione, perché l’obiettivo diventerà non solo il fine da perseguire ma anche la bussola che lo guida durante la seduta anche per evitare “deragliamenti” verso altre questioni.
Capita spesso, infatti, che le persone passino da un argomento a un altro o che si aprano nuove parentesi che, se approfondite, rischiano di portarci lontano dal nostro scopo. Se l’obiettivo viene invece concordato ed esplicitato diventa una sorta di contratto tra cliente e terapeuta, una linea da seguire che rende legittimo al terapeuta di riportare la persona sul focus.
Come si mantiene il focus?
Dunque saranno utili domande come “Stiamo ancora parlando di…?” o “questo ha a che fare con il tuo obiettivo?”, “Questo argomento pensi ci avvicini al nostro obiettivo?”. In aggiunta, è necessario priorizzare di fronte a problemi complessi e obiettivi multipli: questo passaggio è essenziale in favore di tempi ridotti e maggiore focalizzazione. Come ricordano alcuni autori (Hoyt & Cannistrà, 2023), “di più non significa necessariamente meglio. Spesso meno è meglio”.
Obiettivi Smart (e non solo)
Fin dai primi anni duemila si è cominciato a parlare di obiettivi chiari e specifici per ottenere maggiore impegno e aumentare le probabilità di successo all’interno di contesti lavorativi. Con la Goal-setting theory, Locke e Latham (2002) hanno mostrato quanto sia importante che l’obiettivo sia sfidante, ma anche raggiungibile e realistico. Nasce quindi dall’ambito del management aziendale l’acronimo SMART che è stato poi mutuato dalla psicoterapia per riassumere le caratteristiche che un obiettivo deve avere anche in ambito clinico: Specifico, Misurabile, Raggiungibile, Realistico e Temporalmente definito.
Tuttavia, alcuni autori (Paoli e Sperotto, 2025) hanno recentemente suggerito che oltre ad essere SMART, un obiettivo deve anche prendere in considerazione i valori e i significati che la persona gli attribuisce, comprendendo il perché voglia perseguirlo. Inoltre è necessario che l’obiettivo sia coerente con i suoi meta-obiettivi ma anche che non vada in conflitto con altri suoi obiettivi.
Un’altra distinzione che va fatta è tra i cosiddetti obiettivi di evitamento e quelli di approccio o acquisizione (Elliot & Thrash, 2002): i primi sono legati ad esempio alla mancanza dei sintomi (“non voglio più avere l’ansia”), mentre i secondi sono espressi in positivo (“voglio imparare a gestire meglio l’ansia”). Questa distinzione è importante perché adoperare definizioni di obiettivi per evitamento piuttosto che per approccio positivo, è associato a un minore miglioramento dei sintomi (Wollburg e Braukhaus, 2010).
Ma perché è così importante curare la fase di goal-setting in Terapia a seduta singola?
Il primo motivo sta, come abbiamo detto, nel sapere con esattezza dove stiamo andando: avere un obiettivo fornisce direzione, permette di valutare l’efficacia della seduta e riduce il rischio di dispersione durante la seduta. Inoltre la definizione condivisa degli obiettivi favorisce un clima di collaborazione e fiducia, rafforzando l’alleanza terapeutica.
Stando alla letteratura (Tryon & Winograd, 2011; Cooper, 2018), la trasparenza e la co-costruzione della fase di goal-setting aumentano nel paziente l’engagement e il senso di autoefficacia nel perseguire i risultati. Un obiettivo definito autonomamente dal cliente infatti genera una motivazione maggiore rispetto a uno imposto da altri. Diversi studi hanno inoltre mostrato come il goal-setting sia associato a migliori outcome clinici e maggiore soddisfazione del paziente/cliente (Hurn, Kneebone & Cropley, 2006; Swift et al. 2018).
Pragmatica dell’obiettivo minimo
In TSS l’obiettivo diventa un elemento pragmatico ed essenziale: il terapeuta non deve sentirsi responsabile di risolvere l’intera vita del paziente, ma di aiutarlo a fare un passo avanti significativo oggi. È la filosofia del “una seduta alla volta” (one at a time): un piccolo passo concreto è più sostenibile e utile di una grande rivoluzione incompiuta.
Concentrarsi su obiettivi minimi e realizzabili è dunque indispensabile (Cannistrà, 2022). È altresì necessario tenere a mente che l’esito della seduta non debba essere necessariamente la soluzione del problema del cliente: a volte le persone hanno bisogno solo di attivare un processo di cambiamento o trovare nuove strategie e decidere di proseguire successivamente da soli. Altre volte basta offrire loro un’altra prospettiva o un cambio di vedute sulla propria vita, molto spesso restituendo la speranza e il senso di potercela fare nel superare quel momento.
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Consuelo Del Grande
Psicologa, Psicoterapeuta specializzata in
Terapie Brevi Sistemico-Strategiche
presso l’Istituto ICNOS
Cannistrà, F. (2022). The Single Session Therapy Mindset. Fourteen Principles Gained Through an Analysis of the Literature. International Journal of Brief Therapy and Family Science, 12(1), 1-26.
Cooper, M. (2018). The psychology of goals: A practice-friendly review. In M. Cooper & D. Law (Eds.), Working with goals in counselling and psychotherapy (pp. 35-71). Oxford: Oxford University
Elliot, A. J., & Thrash, T. M. (2002). Approach-avoidance motivation in personality: approach and avoidance temperaments and goals. Journal of personality and social psychology, 82(5), 804.
Hoyt, M. F., & Cannistrà, F. (2023). Conversazioni di terapia breve. Esplorando interventi efficaci in psicoterapia. EPC Editore.
Hoyt, M. F. (2020). Psicoterapie brevi. Principi e pratiche. CISU.
Hurn, J., Kneebone, I., & Cropley, M. (2006). Goal setting as an outcome measure: a systematic review. Clinical rehabilitation, 20(9), 756-772.
Locke, E. A., & Latham, G. P. (2002). Building a practically useful theory of goal setting and task motivation – A 35-year odyssey. American Psychologist, 57(9), 705-717. doi: 10.1037//0003-066x.57.9.705.
Paoli, B., & Sperotto, M. (2025). Qual è il tuo obiettivo? Smettere di sabotarsi: arte, tecnica e scienza del goal-setting. Giunti.
Swift, J. K., Callahan, J. L., Cooper, M., & Parkin, S. R. (2018). The impact of accommodating client preference in psychotherapy: A meta‐analysis. Journal of clinical psychology, 74(11), 1924-1937.
Tryon, G. S., & Winograd, G. (2011). Goal consensus and collaboration. Psychotherapy, 48, 50–7.
Wollburg, E., & Braukhaus, C. (2010). Goal setting in psychotherapy: The relevance of approach and avoidance goals for treatment outcome. Psychotherapy Research, 20(4), 488-494.