Terapia a Seduta Singola nella storia: le linee guida di Bloom

 

Se segui questi articoli hai visto una cosa: diversi terapeuti di diversi approcci nel corso degli anni hanno sostenuto, sperimentato ed implementato principi e pratiche ritrovate poi nella Terapia a Seduta Singola.

Ne è un esempio l’articolo 11 psicoterapeuti noti che adottano i principi della Seduta Singola.
Quanto esposto permette di focalizzare il cambio di paradigma che sottende l’idea di fondo della Terapia a Seduta Singola, ma anche di altre forme di Terapia Breve.

Di cosa stiamo parlando?

Privilegiare le risorse della persona

Se i modelli tradizionali si focalizzano sulla psicopatologia, il disagio o il problema, la cornice entro cui muoversi in una Terapia a Seduta Singola è privilegiare le risorse della persona, le sue competenze, i modi di conoscere ed interpretare il proprio mondo, aiutando ciascuno a raggiungere i risultati che rappresentano il proprio successo e benessere (Hoyt, 2011).

Questo cambio di paradigma è inevitabilmente legato anche al mindset del terapeuta (approfondito nell’articolo La forma mentis da adottare per una Terapia a Seduta Singola), che deve riguardare atteggiamenti imprescindibili per una proficua TSS, vale a dire:

  1. Essere sempre presente
  2. Rimanere focalizzato
  3. Non complicare le cose
  4. Essere breve
  5. Restare umile
  6. Usare un approccio vinco-vinci

Oltre a quanto espresso, e alle considerazioni già esposte negli altri articoli precedenti, considerando la storia di una cornice sufficientemente datata nel tempo (almeno nel resto del mondo) e le linee guida raccontate nell’articolo 10 Principi Generali per cominciare a praticare la TSS, è importante rilevare anche quanto sostenuto da Budman e colleghi (1992), e ripreso da Hoyt (2009), che ritengono come in ogni processo di terapia (a prescindere dall’approccio ma ancora più importante nel campo delle Terapie Brevi e della TSS) sia necessario:

  1. Costruire rapidamente un’alleanza terapeutica
  2. Avere chiari obiettivi e risultati da perseguire
  3. Chiarire in modo esplicito le responsabilità del terapeuta da un lato e del cliente dall’altro
  4. Concentrarsi sulle risorse e competenze del cliente, restituendo alla persona le sue capacità adattive e la responsabilità del cambiamento
  5. Aspettarsi il cambiamento: se il terapeuta non è convinto della possibilità di un’unica seduta di terapia perché e come potrebbe/dovrebbe esserlo il cliente?
  6. Essere focalizzati sul qui e ora
  7. Fare il massimo in ogni Singola Sessione di lavoro, sapendo che potrebbe essere l’ultima, considerando anche l’idea di un percorso intermittente e rassicurare la persona sulla concezione della Porta Aperta

 

Il contributo di Bloom

Riprendendo la storia, Bloom nel 1981 editò un libro in cui citò numerosi report di sessioni di Terapia a Seduta Singola. Dalle letture ed esperienze prese in rassegna (1981, 1992) identificò una serie di suggerimenti da tenere in considerazione per la pratica della Terapia a Seduta Singola.

  1. Identificare un problema focale, costruire con la persona l’aspetto sul quale si intende intervenire nel qui ed ora
  2. Non sottostimare le risorse ed i punti forza della persona, prendere in rassegna le potenzialità piuttosto che soffermarsi sui limiti ed i punti critici
  3. Incitare ad essere soggetti attivi
  4. Esplorare i tentativi di interpretazione presenti
  5. Incoraggiare l’espressione degli affetti
  6. Usare il colloquio, da subito, per avviare il processo finalizzato alla soluzione del problema
  7. Tenere traccia del tempo
  8. Non essere troppo ambiziosi
  9. Ridurre al minimo le questioni di fatto
  10. Non essere eccessivamente preoccupati e focalizzati sull’evento scatenante
  11. Evitare deviazioni
  12. Non sovrastimare la consapevolezza del cliente (cioè non ignorare ciò che può sembrare ovvio)
  13. Aiutare a mobilizzare le risorse sociali come supporto per la persona
  14. Informare e colmare le lacune informative della persona
  15. Costruire un piano di follow up, per seguire e verificare il percorso della persona

 

 Conclusioni

Da molto nella pratica psicoterapeutica, così come in altri contesti, numerosi autori hanno sperimentato trattamenti caratterizzati da una Singola Sessione di lavoro, sistematizzando linee guida e principi da adottare nella TSS. Oggi, considerando i “tempi” in cui viviamo, la Terapia a Seduta Singola può offrire un supporto al contesto sanitario e sociale molto valido, per almeno 3 ragioni:

  1. Restituire alla persona il suo stato di benessere nel minore tempo possibile. La richiesta di aiuto è qualcosa che scaturisce nel qui ed ora e in questo spazio la persona ha la necessità di fronteggiarla.
  2. La Terapia a Seduta Singola consente, come già scritto, di ridurre le liste di attesa di accesso ai servizi pubblici, incidendo sia sulla riduzione dei costi del Sistema Sanitario sia sulla prevenzione del drop out che le persone (che si rivolgono a servizi pubblici o privati che siano) rischiano di correre, considerando i tempi di attesa tra richiesta di aiuto ed erogazione del Servizio.
  3. viviamo un “tempo” caratterizzato da problematicità emergenti (dettate da condizioni sociale, economica e culturale) in grado di condizionare, in termini negativi, la vita delle persone, quindi interventi precoci e veloci sono tanto utili quanto necessari.

Nella storia da molti anni la TSS si è rilevata oggetto di studio e soprattutto tradotta in molte parti del mondo in una pratica operativa diffusa e validata, per questo l’Italian Center for Single Session Therapy ritiene doveroso offrire anche al contesto Italiano l’opportunità di utilizzare (ed approfittare) una cornice secondo cui spesso un’unica Seduta di Terapia può restituire alle persone benessere e progettualità.

Se vuoi approfondire meglio la TSS un invito è quello di scaricare il nostro ebook gratuito o di partecipare a uno dei nostri workshop. 

Federico Piccirilli
Psicologo, Psicoterapeuta
Co-Founder dell’Italian Center
for Single Session Therapy


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Bibliografia

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